Conselice, Maltrattamenti all'asilo nido: "Le maestre via dal paese"

Nell'istituto di Conselice sembra tornata la normalità. A Lavezzola, dove abitano le due insegnanti, monta la rabbia Ravenna, 18 gennaio 2011 - Due paesi divisi solo da una manciata di chilometri ma con sentimenti diversi. È passata una settimana dalla notizia apparsa sui giornali dell’arresto di due maestre (più una terza indagata) dell’asilo nido ‘Mazzanti’, a poche centinaia di metri dalla piazza centrale di Conselice. L’accusa è pesante: maltrattamenti ai bambini. Ci sarebbe anche un filmato a inchiodarle.

Schiaffi, scappellotti, nomignoli, punizioni e perfino una testa di un piccolo infilata in un water. Tutto, ovviamente, all’insaputa dei genitori. A Conselice c’è poca voglia di parlare: una strana omertà mista forse a una sorte di vergogna. Ben altro animo sembra dimorare a Lavezzola dove abitano le due educatrici di 41 e 48 anni, finite ai domiciliari. Intanto la vita all’asilo nido, dove è stato cambiato tutto il personale dalla cooperativa Zerocento che ha in appalto il servizio dal Comune, sembra essere tornata alla normalità. Ma nell’aria si respira ancora tensione. I genitori hanno poca voglia di commentare la vicenda.

Tanto meno le nuove operatrici che si affrettano ad allontanare giornalista e fotografo dai pressi dell’entrata. Solo un nonno che ha appena accompagnato il nipotino perde qualche minuto per parlare. «Per noi sembrava tranquillo anche prima — dice (a quanto sembra questa situazione andava avanti dal 2007, ndr) —, non sapevamo nulla di quello che succedeva là dentro altrimenti... Ora dobbiamo aspettare quello che accerterà la magistratura, credo che comunque sarebbe interessante mettere una telecamera dentro ad altri asili e alle scuole per vedere tutto quello che succede». Al Caffè Italia, in piazza Foresti, una signora è gentile quanto sintetica: «La gente era più che altro sconcertata, ma adesso non se ne parla quasi più. Le persone vogliono tornare alla normalità». «Qui c’è un’omertà di fondo — rivela una commerciante che preferisce però rimanere anonima —, c’è poca voglia di parlare. Questo è un paese strano, per certi versi molto chiuso e nasconde una vergogna di fondo, per non dire paura per quello che è successo. Di questo fatto se ne parla poco, forse anche perché in realtà c’è preoccupazione, mentre per altri episodi di cronaca locale se ne parla per giorni e giorni facendo anche piccoli comizi». Anche don Massimo, parroco della chiesa di San Martino, nella centralissima piazza Foresti, sembra avere la bocca ‘cucita’. «Sono fatti tristi naturalmente — dice — ma non so granchè, sono cose che interessano più il sindaco. Nessuno è venuto a parlarne con me, genitori compresi».

Una considerazione. L’asilo ha due enormi vetrate, da dove si vedono bene i bambini con le loro educatrici. E ancora: le vetrate danno sulla strada e su due villette. Se questi maltrattamenti sono andati avanti per anni, possibile che nessuno abbia visto e riferito qualcosa a chi di dovere? Neppure uno scappellotto ‘galeotto’? A Lavezzola, dove sono andati a ruba i giornali, monta ancora la rabbia. «Io conosco l’educatrice più ‘anziana’ — racconta Stefania che lavora nel negozio ‘Sapori di pane’ — perché è una cliente da anni e mai avrei potuto immaginare una cosa simile. È una persona perbene, educata, che ispirava fiducia. Ma quello che ha fatto è gravissimo e adesso c’è rabbia, ma anche sfiducia e diffidenza verso le istituzioni.

Il parere di molti è che queste persone devono quantomeno andare via dal paese, per altri invece dovrebbero andare in carcere per molti anni perché colpire persone indifese come bambini così piccoli che non possono neppure parlare è un atto ignobile. Anche io ho un bambino ma per fortuna va in un altro asilo, comunque proprio l’altro giorno ho parlato con una mamma che ha visto quel video e mi ha raccontato piangendo le immagini, scioccanti».

«È una cosa che fa venire la pelle d’oca — dice una ragazza a spasso con il cane —: ci vorrebbero leggi più dure e meno perdono. Io non ho ancora un figlio, ma se l’avessi avrei davvero timore a portarlo in un asilo, starei in ansia per tutto il tempo». di Matteo Alvisi IL RESTO DEL CARLINO 18 GENNAIO 2011