Condanna Don Mauro Stefanoni: Vescovi vicini ai sacerdoti ma ancora troppo distanti dalle loro vittime

 

Di Roberta Lerici

Gli irripetibili nickname con cui don Mauro navigava in rete, non devono essere stati considerati di eccezionale gravità dal vescovo Coletti, che ancora oggi pare credere all'innocenza del sacerdote condannato in primo grado e in appello a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su di un ragazzino.Per qualsiasi cattolico dovrebbe bastare questo particolare a definire don Mauro inadatto a svolgere attività pastorali, e invece sembra proprio che non sia così.E a nulla valgono le raccomandazioni e i nuovi protocolli emanati dal Papa, perchè da una parte taluni vescovi ammettono che "ci vuole rigore", ma poi se il caso di un prete sotto inchiesta capita nella loro diocesi, sono pronti a sfidare il mondo pur di difenderlo. Succede ad Albenga con don Luciano Massaferro (processo in corso), succede a Roma con don Ruggero Conti (processo in corso), è successo a Salerno con suor Soledad (processo in corso) e anche ad Aversa per don Marco Cerullo, (già condannato  in via definitiva a 6 anni e 8 mesi) e Brescia per don Marco Baresi (condannato anche in appello a sette anni e sei mesi) per citare solo alcuni casi.

E le famiglie delle vittime? In genere vengono ignorate dalla curia che, nel migliore dei casi, si limita a dire, "preghiamo per loro".Di seguito le dichiarazioni di monsignor Coletti, a proposito della condanna di don Mauro Stefanoni e la reazione dell'avvocato della famiglia della vittima.

«Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro» Giovedì 09 Dicembre 2010

Il vescovo di Como Diego Coletti ha parlato per la prima volta su Etv della vicenda giudiziaria

Quando arrivò alla guida della Diocesi di Como, nel gennaio del 2007, la vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni era esplosa da tempo. Finendo per coinvolgere anche l’ex vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, iscritto sul registro degli indagati dalla Procura con l’accusa di favoreggiamento personale. Posizione poi archiviata. “Don” Diego Coletti, come ama essere chiamato, entrò nella città di Volta in punta di piedi, e tra mille mani da stringere, spalle da abbracciare e volti a cui sorridere, si trovò anche il pesante fardello del processo in corso a carico dell’ex parroco di Laglio, accusato - dalla stessa Procura - di violenza sessuale su un ragazzo dell’oratorio che, all’epoca dei fatti (avvenuti presumibilmente tra l’agosto del 2003 e l’ottobre del 2004) era minorenne.

Da allora, monsignor Coletti, il nuovo vescovo di Como, prese provvedimenti rimuovendo don Mauro da Colico (dove era stato spostato da Maggiolini), sottraendo all’ex parroco ogni incarico pastorale ma lasciando ai freddi comunicati stampa della Diocesi il compito di commentare la sentenza sia di primo grado, giunta il 29 maggio del 2008, esattamente quattro mesi dopo l’insediamento del nuovo vescovo, sia quella di secondo grado.

Mai, insomma, la guida della Chiesa lariana aveva parlato direttamente della questione. Almeno fino a queste ore. Perché monsignor Diego Coletti, di fronte alle domande del giornalista di Etv, Davide Cantoni, e in occasione del saluto alla città e ai fedeli per il Natale - l’intervista integrale verrà trasmessa dall’emittente lariana il 25 dicembre - ha affrontato, senza nascondersi e per più minuti, anche il tema di don Mauro Stefanoni e della sua condanna a otto anni anche in secondo grado. Pena inflitta dai tre giudici del collegio d’appello di Milano e che ha ricalcato in tutto e per tutto la decisione presa dai magistrati di Como due anni fa.

Un intervento che riportiamo testualmente, parola per parola. Partendo, ovviamente, dalla lettura del dispositivo effettuata lo scorso 23 novembre 2010. In questa vicenda serve rigore «Io distinguerei due piani del discorso sulla vicenda - sono le parole del Vescovo - Il primo sono la serietà e il rigore con cui vanno affrontate queste vicende che, per fortuna, statisticamente sono ridotte. M

a anche fossero ancora più ridotte, ciò non toglie che siano comunque delicatissime e gravissime. Vanno affrontate con grande rigore, anche a vera difesa dell’imputato fino a un giudizio definitivo. Rigore, serietà e impegno per togliere ogni possibile giudizio di sottovalutazione o peggio ancora di occultamento, o scelta di protezione di chi può avere commesso un reato».

In passato ci sono state smentite «Nel concreto però - prosegue monsignor Coletti - io devo anche prendere atto della tenacia, della serietà e della pervicacia con la quale, in questo caso, l’accusato continua a dichiararsi innocente. Io sono convinto che i magistrati facciano il loro lavoro in modo serio, ma anche nel passato recente non sono mancati, in casi simili, clamorose smentite di sentenze fatte in maniera molto accurata e ineccepibile che poi, per il giungere di nuove testimonianze sono state ridimensionate».

Sono vicino a don Mauro «Io in questo caso cerco di essere personalmente vicino all’ex parroco di Laglio, lasciando che faccia le sue scelte in autonomia e libertà ma mettendolo in una condizione in cui non abbia responsabilità pastorali di alcun genere - prosegue il vescovo di Como - in modo da tenersi fuori da ogni possibile accusa di sottovalutazione della sua posizione. La questione è lacerante e dolorosa, sia nell’ipotesi della sua colpevolezza, e questo è evidente, sia nell’ipotesi che la magistratura ha in questi giorni smentito con la seconda condanna, ovvero quella della sua innocenza.

Episodi di cronaca anche molto recente fanno riflettere sulla situazione pesante di persone che magari innocentemente sono state accusate e perseguite per poi accorgersi dopo mesi o anni che per una convergenza di circostanze si è puntato nella direzione sbagliata».

L’incontro con le vittime «Ho incontrato i genitori, non il ragazzo - dice ancora monsignor Coletti - I genitori mi hanno ringraziato per l’incontro. Non siamo entrati nel merito ma ho chiesto loro di trovare una strada anche per questo ragazzo, perché possa recuperare serenità e fiducia in chi lo circonda. Non c’è nessun risentimento nei loro confronti. Loro avevano il sacrosanto diritto di fronte ad una ipotesi di reato di chiedere che il caso venisse esaminato da chi di dovere».

Il processo canonico L’ultimo punto toccato dal vescovo di Como, è il processo canonico incardinato dopo la sentenza di primo grado e poi sospeso in attesa dell’appello. Cosa avverrà ora? «Confermo che il processo è iniziato. Poi è stato interrotto per evitare indebite sovrapposizioni o sconfinamenti con il processo penale. Adesso vedremo se si andrà in Cassazione e in tal caso aspetteremo. Se invece si dovesse decidere di non andare in terzo grado e la sentenza diventasse definitiva, allora il processo canonico riprenderebbe».

Non rimane dunque che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza - entro 90 giorni - e la successiva volontà o meno di don Mauro e dei suoi avvocati di ricorrere ai giudici della Suprema Corte

«Famiglia tenuta lontana dalla Curia. Non c’è stata solidarietà cristiana» Giovedì 09 Dicembre 2010

La replica dell’avvocato L’intervento del vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, sulla vicenda di don Mauro Stefanoni, mandato in onda ieri sera nel corso del telegiornale dell’emittente cittadina Etv, non ha mancato di provocare immediate repliche da parte della famiglia della vittima che ha parlato tramite l’avvocato Nuccia Quattrone.

«Rispetto il pensiero del vescovo - ha replicato il legale contrariato - ma non posso non chiedermi come, dopo una pesante sentenza di primo grado a Como, confermata in tutto e per tutto da quella di secondo grado a Milano, la quale, occorre ricordare, non ha riconosciuto alcuno sconto di pena all’imputato, si possa anche solo ipotizzare che la vicenda dell’ex parroco di Laglio potrebbe essere in qualche modo ridimensionata nei futuri gradi di giudizio, come mi è sembrato di intendere ascoltando le parole del vescovo.

 Stiamo attendendo le motivazioni della sentenza d’appello e con serenità affronteremo anche la Cassazione perché non dubitiamo, né mai l’abbiamo fatto, che l’unica verità sia stata sempre detta, senza mai ingannare nessuno, dal ragazzo vittima (che rimane presunta, fino al terzo grado di giudizio, ndr) degli abusi forse più devastanti che un minore possa subire. Il suo racconto ha sempre avuto riscontri oggettivi e anche l’ultima perizia medica gli ha dato ragione».

Decisiva nella sentenza di secondo grado è stata infatti la nuova perizia disposta dal collegio sulla capacità o meno del prete ad avere rapporti sessuali. E i medici chiamati ad esprimersi, «tre emeriti professori di Brescia», hanno dichiarato la possibilità di compiere qualsiasi atto. Un macigno su quella che è poi stata la sentenza di Milano.

 «Il vescovo dichiara di prendere atto della tenacia, serietà, pervicacia con cui don Stefanoni continua a dichiararsi innocente - prosegue poi l’avvocato Quattrone - Circa la tenacia e la pervicacia ritengo che ogni imputato tenti ogni strada per farsi assolvere anche se colpevole. Quanto alla serietà invece non posso fare a meno di rammentare come la sentenza di primo grado avesse accertato in più punti il contrario».

C’è infine un ultimo sassolino nella scarpa che il legale di Menaggio non esita a togliersi. «Mi sento in obbligo di precisare che l’incontro, l'unico, avvenuto tra la madre del ragazzo e il vescovo c’è stato perché richiesto da quest’ultima: la sensazione della famiglia è stata sempre di essere tenuta lontana dalla Curia e ciò ha provocato molto dolore soprattutto nella nonna del ragazzo la quale ha davvero una grande fede. La madre del ragazzo non può dimenticare, ancora oggi, quando nelle parrocchie del lago si esortava a pregare per don Mauro Stefanoni e si escludeva, non menzionandolo, suo figlio. E non dimentichiamo nemmeno come sia mancata, in tutti questi mesi, la solidarietà cristiana per un minorenne che ha riferito di essere stato vittima di abusi da parte di un prete. Parole di solidarietà sono invece arrivate dal vescovo per don Mauro - conclude il legale - Sarebbe consolante per il ragazzo sapere che sua eccellenza sia anche a lui “personalmente vicino”».

Corriere di Como Mauro Peverelli