DELITTO BASILE (IDV), UNA BAMBINA INDICA GLI ASSASSINI (TUTTI GLI ARTICOLI)

IL CONSIGLIERE DELL'IDV UCCISO A UGENTO «I gravi indizi sono tutti confermati» Così la Cassazione sul delitto Basile

Depositate le motivazioni della sentenza che hanno portato alla scarcerazione del 19enne Luigi Colitti

LECCE – Sono state depositate ieri le motivazioni della sentenza con cui, il 2 settembre scorso, la Corte di Cassazione ha annullato, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Francesca Conte e Roberto Bray, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Vittorio Luigi Colitti, il 19enne (minorenne all'epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell'omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell'Idv assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. «Il ricorso - scrivono i giudici della Suprema corte - è fondato e merita accoglimento limitatamente alla ravvisata sussistenza di esigenze cautelari. Riguardo ai rilievi presentati dalla difesa di Colitti,– spiega il procuratore delle Repubblica per i minorenni, Maria Cristina Rizzo – la Cassazione ha recepito solo la parte riguardante le esigenze cautelari, di fatto cessate.

Per il resto i giudici hanno confermato la gravità degli indizi emersi a carico dell’imputato, e tutti gli elementi ad essi collegati, ritenendo dunque valida l’attendibilità e la credibilità della piccola testimone oculare dell’omicidio. I giudici hanno inoltre confermato la completezza degli atti e degli elementi trasmessi dal pubblico ministero in riferimento alle cosiddette piste alternative». La scarcerazione di Colitti junior è dunque avvenuta «solo ed esclusivamente in base alle cessate esigenze cautelari». Sono due gli elementi che hanno portato la Cassazione a tale decisione: innanzitutto la mancanza di condotte mirate all’inquinamento delle prove legate in maniera diretta all’imputato.

La seconda è la cosiddetta possibilità di condotta recidiva: i giudici, infatti, hanno escluso che Vittorio Luigi Colitti possa tornare a delinquere allo stesso modo, sia perché quello di cui è accusato è un delitto d’impeto e non programmato, sia per la mancanza di precedenti penali o giudiziari. Le motivazioni della Cassazione sembrano dunque tracciare nuovi scenari nell’ambito del processo a carico del più piccolo dei Colitti, tuttora in corso di svolgimento e la cui sentenza è attesa per la fine di dicembre. Andrea Morrone 03 novembre 2010

(ultima modifica: 04 novembre 2010) http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/3-...

GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2009 UGENTO (LE) - Omicidio Basile. Il racconto della bambina che ha visto

da IlTaccoD'Italia Il giallo dell'omicidio Basile risolto dal racconto di una bambina. Le sue dichiarazioni sono sembrate attendibili agli inquirenti perchè non condizionate e per la sofferenza dimostrata nel riferirle "Ho visto due signori che stavano dando le botte ad un signore. Uno che lo teneva fermo. L'altro che gli dava le botte con il coltello". Con queste parole la bimba che all'epoca del delitto Basile aveva cinque anni, ha raccontato, lo scorso 28 ottobre, che cosa vide quella notte dalla finestra di casa.

Così lo ha descritto e poi lo ha disegnato, convincendo della sua versione il pm Simona Filoni, della Procura per i minorenni. I due "signori" del racconto sarebbero Vittorio Colitti e Vittorio Luigi Colitti, nonno e nipote, vicini di casa dell'esponente di Italia dei valori. Sarebbe stata una bambina, dunque, a rompere il velo di omertà che soffocava Ugento. Opponendosi e disubbidendo alle parole della nonna che le avrebbe chiesto di non dire nulla.

La piccola sarebbe stata svegliata dalle grida di aiuto di Basile e sarebbe corsa alla finestra dove avrebbe visto tutto. "La nonna ha riconosciuto le due persone che hanno dato le botte a Peppino. Mi diceva di non dire niente perché aveva paura che mi succedeva qualcosa". Dichiarazioni considerate attendibili dai giudici Antonio Del Coco e Cinzia Vergine che le hanno considerate spontanee e non condizionate. Una risposta, in particolare, avrebbe convinto più delle altre.

Alla domanda del magistrato su quanto tempo i due fossero rimasti vicini al corpo del consigliere, la bimba ha chiesto: "Chi? Quelli che lo hanno ucciso"? La piccola non avrebbe dunque mentito ed anzi avrebbe mostrato sofferenza nel ricordare e riferire i dettagli dell'accaduto. Dichiarazioni confermate anche dalle parole dei genitori e del fratello della bambina, al quale lei raccontò tutto il giorno dopo, chiedendogli di non riferirlo perché la nonna le aveva ordinato di non farlo. Incongruenze emerse dagli interrogatori dei Colitti e di altri vicini di casa avrebbero portato gli inquirenti a considerare attendibili le ricostruzioni della piccola e del fratello nonostante i due bambini non siano stati sottoposti a perizia sulle attitudini psicofisiche a recepire informazioni ed esporre i fatti.

25 novembre 2009 Omicidio del consigliere Idv Basile, spunta la pedofilia

C’è una nuova pista nelle indagini sull’omicidio di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale dell’Italia dei valori ucciso nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 a Ugento, in provincia di Lecce. In un primo tempo si era parlato di motivi di vicinato. I due imputati del delitto sono infatti vicini di casa di casa di Basile. Si tratta di Vittorio Colitti, agricoltore di 66 anni, e di suo nipote Vittorio Luigi Colitti, 19 anni, all’epoca dei fatti minorenne. Ma Il Giornale svela una possibile pista legata alla pedofilia. Nel suo articolo, Gian Mario Chiocci ricostruisce la dinamica dell’assassinio: 22 coltellate inferte con violenza.

Ad indicare i due imputati, la testimonianza di una bambina che all’epoca aveva solo 6 anni. Lei avrebbe assistito alla tragedia. Secondo il suo racconto, riportato dal Giornale, sentendo le grida di aiuto di Basile, si sarebbe affacciata alla finestra, salendo su una sedia. Da lì avrebbe visto il nonno di un suo amichetto, Vittorio Ciolitti appunto, colpire più volte con un coltello il politico, mentre il nipote Vittorio Luigi teneva fermo l’uomo. La pista della pedofilia coinvolge anche il parroco di Ugento, don Stefano Rocca, amico dell’esponente dell’Idv.

Il religioso, all’indomani dell’omicidio aveva chiesto di far luce sull’”omertà diffusa” e sulla pista politica. Un’ipotesi, quella politica, sostenuta anche dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, presente ai funerali dell’amico Basile. “Un delitto che parla”, aveva definito Di Pietro l’omicidio in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno,”Basile è stato certamente ucciso per quello che stava facendo in politica”.

L’omicidio del consigliere provinciale ha raffreddato molto i rapporti dei Ciolitti con don Stefano: da quel giorno la famiglia ha smesso di frequentare la parrocchia e l’oratorio. Il parroco ha continuato a chiedere di indagare fino all’arresto dei due uomini. Da allora ha taciuto, fino a quando si seppe che la procura, sulla scia dell’inchiesta dell’omicidio Basile, indagava su presunte molestie a minori nell’oratorio da lui diretto e che Peppino frequentava in quanto sostenitore della squadra di calcetto. Squadra dove giocava sia il minorenne arrestato, sia un testimone dei presunti abusi.

Così il prete finisce indagato per molestie, mentre per l’inchiesta-madre sulle 22 coltellate, oltre ai presunti assassini, sono indagati i genitori del giovane arrestato (che è già stato rinviato a giudizio) e l’amico che inizialmente gli fornì l’alibi. “Credo che tutta la condotta di don Stefano sia stata finalizzata a precostituirsi un alibi”, attacca un supertestimone a verbale. “Riguardo alla condotta tenuta prima e dopo il delitto ritengo che lui abbia agito così perché (omissis) avrebbe poi potuto gridare ai quattro venti che era stato mandato via da Ugento per le sue campagne a favore della giustizia e della verità nel delitto Basile”. E ancora: un altro ragazzo s’è ricordato di come “nel 2003 non correva buon sangue fra Basile e don Stefano.

Il sacerdote non perdeva occasione di punzecchiarlo. Attribuivo le battute alla vita sregolata che conduceva Basile e, di conseguenza, pensavo che don Stefano lo criticasse proprio per questo. Però rimasi colpito una volta in cui Basile, mentre stava lavorando, aggredì verbalmente don Stefano”. Cosa gli disse? “‘Togliti quell’abito che ti confesso io’…”. 15 aprile 2010 | 13:09 http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/omicidio-basile-pedofili...

Omicidio Basile, Idv chiede giustizia con un sit in a Lecce venerdì 24 settembre 2010 |

di Serena Costa

L’Idv Puglia torna a chiedere giustizia per l’omicidio di Peppino Basile, il consigliere comunale ucciso a coltellate il 14 giugno di due anni fa davanti alla propria abitazione, in circostanze ancora tutte da chiarire. E lo fa attraverso un sit in con striscioni e manifesti, davanti alla Procura di Lecce. «Un omicidio senza chiarezza, verità e giustizia – commenta Pierfelice Zazzera, deputato e coordinatore regionale dell’Idv. Aspettiamo l’esito del processo, ma vorremmo che la procura seguisse anche altri filoni investigativi, anche se non mettiamo assolutamente in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».

La messa in stato di libertà dei due unici imputati, avvenuta ai primi del mese, ha fatto ripiombare nel buio le speranze di una risoluzione del caso. La Corte di Cassazione ha ritenuto infatti di annullare l’ordinanza di custodia cautelare confermata dal Tribunale del Riesame per Vittorio Colitti, 67 anni, e Vittorio Luigi Colitti, di 19, rispettivamente nonno e nipote vicini di casa di Basile. A rimettere in discussione l’intero impianto accusatorio sono proprio le motivazioni della Corte: l’unica testimone, una bambina di 4 anni e mezzo all’epoca del delitto, è stata considerata inattendibile. Da qui il venir meno delle misure cautelari a carico dei due imputati. «Non capiamo perché Giovanni Vaccaro (il pentito della Sacra Corona Unita, secondo cui l’omicidio di Basile sarebbe stato commissionato da un imprenditore locale ed eseguito da due albanesi, ndr) debba essere considerato attendibile in alcune dichiarazioni e inattendibile in altre: questo è un vero e proprio buco nero – continua Zazzera ‒.

Né si è ancora capito chi fosse dentro quella Opel Corsa grigia, parcheggiata vicino casa di Basile al momento del delitto. Sappiamo invece che uno degli autori delle scritte diffamatorie ai danni del nostro consigliere è il figlio del sindaco di Ugento. E sappiamo pure che don Stefano Rocca, il prete compaesano di Peppino che ha cercato di smuovere le coscienze degli ugentini, ha ricevuto minacce di morte perfino da alcuni amministratori del paese. Ci sono troppi silenzi eclatanti». E il coordinatore provinciale dell’Idv, Francesco D’Agata, sottolinea: «Siamo qui per ricordare il nostro amico Peppino, per invitare tutti a una riflessione sulle battaglie da lui svolte e per ricordare alla Procura che più passa il tempo, più sarà difficile trovare la verità». http://www.giornaledipuglia.com/2010/09/omicidio-basile-idv-chiede-giust...

Delitto Basile, il pm Motta: «Colitti libero per un cavillo»

Il procuratore dopo la scarcerazione:«Gli indizi restano» Zazzera al ministro Alfano:ispettori al palazzo di giustizia Omicidio Basile, scarcerato Colitti senior. Il Riesame annulla la custodia cautelare LECCE — La scarcerazione di Vittorio Colitti, il 67enne accusato, in concorso con il nipote, dell’omicidio del consigliere dell’Italia dei Valori assassinato con 24 coltellate ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008, è stata causata da un cosiddetto vizio di forma.

LA DICHIARAZIONE DI MOTTA - E’ lo stesso procuratore della Repubblica di Lecce, il dottor Cataldo Motta, a spiegarlo. «Anche se non abbiamo ancora il provvedimento, si tratta sicuramente di un vizio di forma, poiché nel dispositivo si fa riferimento a una norma che prevede l’inefficacia della misura cautelare in caso di omessa trasmissione di atti», dice Motta. Si tratta dunque di una questione procedurale legata al diritto alla difesa, cioè alla trasmissione di tutti gli elementi, anche quelli sopravvenuti, a favore della persona sottoposta alle indagini. Il procuratore «Non si tratta quindi di un problema di indizi di colpevolezza - aggiunge Motta - ma della stessa questione già posta in Cassazione e rimandata dalla Suprema Corte al Tribunale del riesame per i minorenni. Quel Tribunale ha superato la questione stabilendo che si trattava di atti che non andavano trasmessi perché non rilevanti per la difesa dell’imputato».

GLI INDIZI - Gli atti in questione sono quelli relativi alle affermazioni di Giovanni Vaccaro, il presunto collaboratore di giustizia che ha fornito con le proprie dichiarazioni una ricostruzione alternativa dell’omicidio di Basile. Vaccaro si sarebbe adoperato in prima persona per fare un piacere ad un amico, un imprenditore leccese, e «dare una lezione a Basile» e per fare ciò «si sarebbe avvalso di due cittadini extracomunitari preferibilmente albanesi che non avrebbe avuto difficoltà a reclutare». Dichiarazioni che, è giusto ricordarlo, sono state già ritenute dalla Procura di Lecce assolutamente irrilevanti.

Al di là delle questioni legati ai codici e all’applicazione delle norme, Vittorio Colitti è dunque nuovamente un uomo libero dopo nove mesi di reclusione, molti dei quali trascorsi nel Cdt (Centro diagnostico terapeutico) della casa circondariale di Bari. A casa, però, l’agricoltore accusato di omicidio è rimasto solo pochi minuti. A causa delle precarie condizioni di salute, infatti, peggiorate nel corso della detenzione, e dell’emozione di riabbracciare i familiari, l’uomo ha accusato un malore ed è stato trasportato in ospedale a Casarano, dove è attualmente ricoverato. Le condizioni di salute del 67enne ugentino non destano comunque preoccupazione.

A breve la Procura chiuderà le indagini preliminari a carico del presunto assassino di Peppino Basile. La scarcerazione di Colitti e il fatto che siano cessate le esigenze cautelari, lasciano prevedere la richiesta, da parte dell’accusa, di un processo con rito ordinario e non un giudizio abbreviato come inizialmente si pensava.

L'ACCUSA DELL'ITALIA DEI VALORI - Intanto l’inchiesta sull’omicidio Basile torna ad infiammare la scena politica. «Anche Vittorio Colitti, nonno del giovane Vittorio Luigi già scarcerato dalla Cassazione, torna in libertà a seguito della decisione del Riesame: mi chiedo allora chi ha ucciso Peppino? A più di due anni di distanza credo che sia legittimo pretendere un po' di chiarezza». A dichiararlo, in una nota, è l’onorevole Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori.

«Mi chiedo - prosegue il deputato - se non sia il caso di inviare gli ispettori del Ministero di Grazia e Giustizia a Lecce per capire come mai, due poveri diavoli senza santi in paradiso, abbiamo passato nove mesi in carcere per essere poi liberati; o forse gli ispettori Alfano li invia solo quando sotto indagine è il ministro Raffaele Fitto? Di sicuro c'è, nella vicenda Basile, che siamo al punto di partenza e che le indagini fino a questo punto si sono mosse su una pista che ha portato a due scarcerazioni.

Non intendiamo tacere, non intendiamo far passare sotto silenzio il fatto che la barbara uccisione di Peppino è ancora senza mandanti e senza esecutori; che due anni e più di indagini, di veleni, di sospetti, non hanno ancora portato a nulla». Andrea Morrone 13 settembre 2010 http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/13...