PEDOFILIA ASILO CALABRITTO: CONDANNATA SUOR ROSA PER FAVOREGGIAMENTO

 

 Favorì abuso su minori, 2 anni e 10 mesi alla suora

di Roberta Lerici 

Suor Rosa e suor Elisabetta erano arrivate a Calabritto dal nord, la casa madre del loro ordine religioso,la  confraternita delle Ancelle della Carità, infatti,  è a Brescia.Oggi suor Rosa è stata nuovamente condannata con un cambiamento del capo di imputazione rispetto al primo processo d'appello.Da violenza sessuale sugli alunni, a favoreggiamento nei confronti del bidello-autista già condannato a sei anni in via definitiva.Resta da chiarire dove sia suor Elisabetta, indagata per violenza sessuale sui piccoli dell'asilo.Inizialmente definita dai giornali "latitante", poi collocata in ritiro spirituale a Brescia nel convento della casa madre, su di lei, almeno dal punto di vista della stampa, è da tempo calato il silenzio.Di seguito un articolo sulla condanna di ieri e alcuni articoli che ricostruiscono il caso scoppiato nel 2003.

Favorì abuso su minori, 2 anni e 10 mesi a suora

CALABRITTO - Avrebbe favorito l'autista dello scuolabus a commettere violenze su minori. Queste le ragioni della condannaa due anni e dieci mesi inflitta ai danni di una religiosa. Una pena ridotta rispetto a quanto avevano stabilito i magistrati del Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi ed una sezione della Corte di Appello tra il 2005 e il 2006. La suora in un primo momento fu accusata di concorso in abusi sessuali su minori. Il legale della religiosa, Alberico Villani, ha però annunciato che la questione tornerà di nuovo in Cassazione dove proporrà nuovamente ricorso.

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ARTICOLI SUL CASO_

Abusi sessuali sui bambini dell’asilo “Sant’Antonio” di Calabritto: sei anni all’autista del pulmino, nuovo processo d’appello per suor Rosa.

La terza sezione della Suprema Corte di Cassazione, presidente Vitalone, si è espressa in merito alla vicenda delle molestie subite da alcuni bimbi iscritti alla scuola dell’infanzia del comune altirpino. I fatti risalgono al 2003 e destarono profondo sconcerto, non solo tra i cittadini del paese ma tra tutti gli abitanti del comprensorio e dell’intera Irpinia. Coinvolta nello scandalo, infatti, una suora, Marta Roversi, conosciuta da tutti come suor Rosa. Anche contro di lei un’accusa infamante: quella di aver coperto l’autista tuttofare che aveva abusato dei bambini. Gli stessi che i loro genitori, con grande serenità, le avevano affidato per i primi rudimenti di un’educazione ludica, didattica e cattolica. La scorsa sera, però, proprio in merito alla posizione di suor Rosa la Corte di Cassazione ha smontato l’impianto accusatorio. In quanto non sono stati accettati tutti gli elementi di prova portati a carico dell’imputata. Annullata la pena a tre anni di reclusione, per la religiosa, dunque, difesa dall’avvocato Alberico Villani, si profila un nuovo processo in Corte d’Appello. Un Giudizio di Rinvio, come viene chiamato in gergo tecnico, che, questa volta, dovrà poggiare su altre basi. Per molti aspetti diverse da quelle portare avanti nel procedimento per i primi tre gradi di giudizio.

Il processo, ovviamente, dovrà essere celebrato davanti ad una sezione della Corte d’Appello di Napoli diversa da quella già investita in passato dello stesso procedimento. Tutt’altro risvolto, invece, ha avuto la sentenza della Cassazione per l’altro imputato, Alfonso Sarcone di Calabritto, difeso dall’avvocato D’Alia. L’autista dello scuolabus, infatti, è stato riconosciuto colpevole ed è stata confermata la condanna a sei anni di carcere da scontare nella casa circondariale di Sant’Angelo dei Lombardi. L’uomo, per il quale non erano stati ravvisati né il pericolo di fuga né di reiterazione del reato, stava attendendo la sentenza in stato di libertà.

Per lui, dunque, proprio ieri pomeriggioa sono scattate le manette. Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Sant’Angelo dei Lombardi, i carabinieri della stazione locale e i colleghi della compagnia di Montella, coordinati dal capitano Luigi Saccone. Con l’inizio della detenzione di Sarcone, in definitiva, può dirsi conclusa una buona parte della vicenda che tanto scalpore suscitò all’epoca dei fatti. E, soprattutto, delle prime informazioni diffuse sull’inchiesta aperta dalla magistratura.

Ora, però, resta da capire il vero ruolo che ha avuto in questa triste storia la suora, sulla quale esistono ancora fondati dubbi di colpevolezza. Almeno da quanto emerso dalla sentenza di Cassazione. Un quadro più preciso, comunque, potrà essere definito solo quando la stessa Corte depositerà le motivazioni della sentenza. In esse i dettagli della decisione, sui binari dei quali dovrebbe muoversi la difesa nel nuovo processo d’Appello.

Pedofilia all' asilo, indagate due suore Repubblica — 01 maggio 2003 pagina 23 sezione: CRONACA dai nostri inviati giovanni marino Ottavio Ragone

CALABRITTO (Avellino) - Angeli o diavoli? Angeli, insorge il paese, quelle due suore amavano i bambini più di se stesse. No, diavoli, risponde la Procura di Sant' Angelo dei Lombardi, che ieri ha ordinato l' arresto di una suora e ha denunciato l' altra con accuse terribili: «Violenza sessuale privata pluriaggravata e continuata in concorso» su bambini e bambine all' interno di un asilo. Lo stesso reato contestato all' unico indagato che ieri è finito in carcere, Alfonso S., 25 anni, l' autista del piccolo bus che accompagnava i bimbi a scuola. E' l' alba a Calabritto, paese di duemila anime nascosto tra i monti dell' Irpinia, devastato dal terremoto del 1980. I carabinieri bussano all' istituto Sant' Antonio, l' asilo del paese in cui una quindicina di famiglie portano ogni giorno i bambini. I militari cercano le suore. Una non c' è, pare sia in ritiro spirituale in una località del nord. Evita per ora l' arresto. L' altra, invece, apprende di essere stata denunciata. E' libera, ma coinvolta anch' essa in una storia di presunta pedofilia. Calabritto emette subito la sua sentenza: assoluzione piena, hanno oltraggiato due benefattrici. «Non è possibile, non ci credo», insorge don Luigi Martella, il parroco del paese che è anche direttore della scuola materna. «Non è possibile», ripetono le donne che apprendono la notizia con le lacrime agli occhi nella basilica della Santissima Trinità, durante l' omelia di don Luigi.

«Cari fedeli, è accaduta una cosa terribile, ma la vita deve continuare...». Il sussurro diventa una voce robusta: le due suore avrebbero visto e taciuto. Sapevano dei presunti abusi compiuti da Alfonso sui bambini, ma non lo avrebbero denunciato. Pasqua. Una mamma angosciata capisce dalle parole inevitabilmente confuse della sua piccola che in quell' asilo sarebbe avvenuto qualcosa di terribile. Decide di denunciare. E con lei altri due genitori di una bimba e di un bimbo. Tre in tutto. In tarda serata il procuratore Mario Pezza spiega all' Ansa di aver chiesto i provvedimenti «per tutelare gli altri bambini e poter verificare se le violenze denunciate siano state commesse su altri piccoli». Il capo dei pubblici ministeri lascia intendere di smascherato «uno scenario inquietante». Scabroso. Le indagini condotte finora, dal punto di vista dell' accusa, avrebbero fornito «elementi oggettivi e inoppugnabili». «Dimostreremo che le accuse sono infondate», sono le uniche parole che dopo molte insistenze concede l' avvocato del ragazzo arrestato.

Un altro legale, Giuseppe Palmieri, che assiste una delle parti civili, afferma: «Sia il gip che il magistrato inquirente sono persone estremamente equilibrate; il ruolo delle suore sarebbe quello di aver taciuto, escludo per complicità. Forse per paura che si sapesse in giro». In giro si sa tutto, invece, nel pomeriggio di un giorno che all' improvviso non è più uguale agli altri, monotoni, consumati in piazza Matteotti, luogo di ritrovo degli abitanti, davanti al bancone del bar per sorseggiare una birra. Le televisioni sono accese, occhi fissi sui telegiornali. Un moto collettivo di fastidio per l' assalto delle telecamere e dei cronisti. «Adesso basta, nessuno ha il diritto di infangarci».

Don Luigi dà sfogo ai sentimenti della comunità: «Fino all' altro giorno le suore erano angeli, i pilastri della popolazione. Un anno fa decisi di chiudere l' asilo perché ce n' è anche uno pubblico, ma esplose quasi una rivolta. Adesso le mie sorelle vengono dipinte come arpie. Ma io non ci credo, aiutano i deboli, assistono i disabili e gli ammalati». Sono arrivate dal nord, la casa madre del loro ordine religioso è a Brescia. La gente, qui, le ha adottate come se fossero nate a Calabritto. In chiesa si radunano molte donne, alcune sono le madri dei bambini dell' asilo. Vivono un dramma lacerante.

Se le accuse sono vere, non avevano capito la tragedia dei propri figli, non avevano interpretato un minimo gesto rivelatore. Se le accuse sono false - e tutte nella basilica giurano a se stesse che sia così - i bimbi di Calabritto e i propri familiari sono precipitati in uno spaventoso dramma. Corre voce che anche il sindaco sia tra i denuncianti, o forse un suo parente. Si chiama Carmine Basile, è ingegnere, esponente della Margherita. Al cellulare il primo cittadino non risponde. Da casa parla, in sua vece, la moglie, cortese e disponibile: «Non è vero, non abbiamo denunciato nessuno. Né mio marito né i nostri familiari».

Un vento fresco agita il cartello dattiloscritto affisso da don Luigi sul cancello dell' asilo. E' un prefabbricato, la ricostruzione qui non è ancora finita. Nel cortile lo scivolo, una giostra, due cavallucci a dondolo. Nella fretta seguita all' arrivo dei carabinieri il prete ha completamente sbagliato le date: «Si avvisa che oggi 30 maggio e venerdì primo giugno questa scuola resterà chiusa. Saranno comunicate ulteriori variazioni». Quando? «Adesso diamo il tempo ai giudici di lavorare», riflette in piazza, sgomento come gli altri, il comandante dei vigili urbani Antonio Gonnella. Fuma una sigaretta dopo l' altra: «La gente è incredula, molti pensano ad una montatura». «E' vero, lasciamo lavorare i giudici», incalza un consigliere comunale di Forza Italia, Angelo Michele Del Guercio, pediatra. A sera la piazza si svuota. Calabritto in televisione, di nuovo, come per il terremoto. Una maledizione. Tanti anni dopo. - LA REPUBBLICA DAI NOSTRI INVIATI GIOVANNI MARINO OTTAVIO RAGONE

 

Abusi sessuali nell’asilo delle suore

Dall'inviato a Calabritto Gigi Di Fiore

Da due giorni, suor Elisabetta è scomparsa. Non c'è nel prefabbricato che ospita l'asilo Sant'Antonio di via San Vito. E neanche ad assistere gli anziani del paese, come fa da dodici anni. Una suora di 67 anni, venuta dal Nord e amata da tutti. Eppure, su di lei, nelle ultime ore si sono rincorse voci e timori, che hanno trovato risposta soltanto ieri mattina, quando i carabinieri di Montella hanno cercato suor Elisabetta per consegnarle un'ordinanza di custodia cautelare. A firmare l'atto, il gip del Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi, su richiesta del Pm Mario Pezza.

Una religiosa, ricercata, è «in ritiro spirituale». In carcere un bidello Avellino: violenza su minori, indagate due suore L'indagine della Procura di S. Angelo dei Lombardi è nata dalle segnalazioni dei genitori di alcuni bambini di Calabritto

 AVELLINO - Violenze sessuali nei confronti dei bambini di un asilo infantile. L'accusa scuote un piccolo comune dell'alta Irpinia: le indagini della magistratura coinvolgono infatti due suore, una denunciata e l'altra irreperibile, insieme con un giovane - arrestato - che aiutava come volontario le religiose. Una delle due suore, ultrasessantenne, si troverebbe in «ritiro spirituale», in una località del Bresciano. Sul suo capo pende un ordine di custodia cautelare emesso dal procuratore capo di S. Angelo dei Lombardi, Mario Pezza, lo stesso provvedimento che la scorsa notte ha portato all'arresto da parte dei carabinieri di un giovane di 26 anni. I provvedimenti restrittivi sono stati confermati dal gip, Daniele Colucci.

INDAGATA - Un'altra suora, di 65 anni, è indagata in stato di libertà. Il giovane aiutava le religiose dell'ordine francescano nella gestione dell'istituto, sbrigando piccole incombenze e all'occorrenza facendo anche da autista. L'asilo era frequentato da una quindicina di bambini e bambine di età compresa tra i tre e i cinque anni. Secondo le accuse, i due principali accusati - il 26enne e la suora irreperibile - da tempo avrebbero abusato dei piccoli, prima con palpeggiamenti poi con`pratiche sempre�più spinte. Le indagini furono avviate alcuni mesi fa sulla base della denuncia presentata da u~ genitore che si era rivolto ai carabinieri, dopo aver appreso dal figlio di ci�que anni di strani giochi cui i bambini sarebbero stati sottoposti dal giovane e dalla suora.

CHIESA INCREDULA - La vicenda ha scosso fortemente la piccola comunità, da sempre fiera della presenza, disponibile e solidale, de|le religiose. L'arcivescovo della diocesi di Sant'Angelo dei Lombardi (nel cui territorio rientra il comune sede dell'asilo), monsignor Salvatore Nunnari, impegnato nella conclusione della visita pastorale alla diocesi, è stato costantemente aggiornato sull'evoluzione della vicenda. Ma la Chiesa è comunque incredula< come dice il parroco del paese, don Luigi: «Quelle suore sono state un modello di vita per me, ed io non posso crederci».

Anche gli abitanti del piccolo centro, ai confini tra le province di Napoli e Salerno, si dicono «sconcertati» ricordando che quelle suore hanno sempre rappresentato «il cuore sociale del paese».

DIFESA - Moltissimi bambini hanno frequentato quell'asilo, e tanti genitori si mostrano ugualmente increduli. Un insegnante di catechismo che vi aveva lavorato anni fa difende a spada tratta le suore: «Da anni sono la nostra colonna portante, aiutano i disabili, i bambini e anche le famiglie bisognose». Le suore dell'istituto sono tre, due delle quali coinvolte nell'inchiesta. «L'inchiesta - aggiunge il parroco - è partito da una sola denuncia. Poi nei giorni seguenti se ne sono aggiunte altre due, e quindi è nato un caso. Le suore sono passate da sante ad arpie in pochi giorni, ma per la gente del paese le tre donne restano il vero motore della comunità». Don Luigi ricorda un episodio emblematico: «L'anno scorso avevo proposto di dar vita ad un asilo pubblico unico, perché il paese è piccolo e due strutture, una comunale e l'altra privata, erano troppe. I miei compaesani mi hanno risposto che senza le suore la vita qui non avrebbe avuto più un senso. Addirittura mi hanno detto che potevo andar via io, ma non loro». 30 aprile 2003

 Repubblica — 29 maggio 2004 pagina 11 sezione: NAPOLI sant' angelo lombardi

Condannata la suora per violenze ai bimbi

Tre anni di reclusione per suor Rosa Roversi, la superiora dell' asilo di Calabritto, dove nel maggio dello scorso anno vennero denunciati abusi sessuali ai danni di alunni. Sei anni per violenza sessuale ad Alfonso Sarcone, 22 anni, aiuto dell' autista dello scuolabus. La religiosa aveva cercato di tener nascoste le denunce, la condanna del tribunale di Sant' Angelo dei Lombardi è per favoreggiamento.

E il vescovo denunciò il sindaco

Repubblica — 29 luglio 2003 pagina 1 sezione: NAPOLI

Ieri pomeriggio la chiesa, ricostruita, come tutto il resto a Calabritto, dopo il terremoto dell' Ottanta, era addobbata a festa: tutto il paese era lì, sul sagrato di SS Trinità, per la messa e la processione di S. Giuseppe e la Madonna della Neve, la festa più importante del piccolo comune irpino - tremila abitanti dentro una valle, tutto intorno le montagne di tutte.

Quella per cui tornano gli emigrati, per cui si sparano i fuochi. Ma la festa era stata sul punto di essere cancellata, lo sapevano tutti in paese, a causa delle tensioni tra il sindaco Carmine Basile e monsignor Salvatore Nunnari. Da mesi e per sempre nemici, da quando monsignore aveva difeso le due suore accusate di aver coperto, o ignorato, gli abusi commessi da un giovane sui bambini dell' asilo della parrocchia.

Il giovane autista era stato arrestato subito, una delle suore messa agli arresti domiciliari; una cosa gravissima che aveva diviso in due il paese, da una parte i genitori, tra cui Basile, da un parte il vescovo e la diocesi. Alla fine si era deciso di fare comunque la festa, ma un giorno soltanto non due, e il sindaco era stato invitato sì, ma solo in forma privata. Basile invece si è presentato colla fascia tricolore e insieme ai suoi e sul sagrato, sotto l' insegna del gonfalone, mentre monsignore pregava si è messo ad urlare: «Vattene. Vergognati». In piazza qualcuno si è unito agli insulti, qualcuno invece ha battuto le mani in segno di affetto. Monsignor Nunnari - che ha denunciato Basile per vilipendio della religione e interruzione della funzione religiosa - ha impedito ai carabinieri di intervenire, ha finito la preghiera e si è avviato verso il santuario della Madonna. - CARLOTTA MISMETTI CAPUA

Arresto suora, il vescovo insorge

Repubblica — 19 giugno 2003 pagina 5 sezione: NAPOLI

Il gip Daniele Colucci conferma l' ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di suor Rosa, accusata di aver consentito le molestie sessuali a cinque bambine dell' asilo Sant' Antonio di Calabritto, e monsignor Salvatore Nunnari scende in campo a difesa della religiosa. Si dice «sconcertato» l' arcivescovo della diocesi di Sant' Angelo dei Lombardi. Dal due maggio scorso il presule ospita nel palazzo della curia la suora della confraternita delle Ancelle della Carità.

Mentre il magistrato ha tratto dal confronto tra la suora e le bambine la «permanenza di forti indizi di colpevolezza», per monsignor Nunnari le cose starebbero esattamente al contrario, soprattutto dopo la lettura dei verbali dell' incidente probatorio. Nel racconto della bambine - sostengono fonti della curia - ci sarebbero infatti palesi contraddizioni e una delle presunte vittime degli abusi avrebbe anche ammesso di aver detto delle bugie. L' arcivescovo ha dato mandato all' avvocato Alberico Villani, che difende le due religiose, di presentare ricorso al tribunale del Riesame. E qualunque sarà la decisione l' alto prelato convocherà una conferenza stampa.

Già nel corso dell' omelia celebrata in una chiesa della diocesi, con linguaggio molto diretto, monsignor Nunnari aveva espresso perplessità e mosso anche forti critiche nei confronti di investigatori e inquirenti, «il cui zelo sarebbe degno di miglior causa». Ma l' arcivescovo ha deciso di passare al contrattacco quando il magistrato ha confermato le accuse e i provvedimenti per la 65enne suor Rosa, al secolo Marta Roversi, e per suor Elisabetta, l' altra religiosa denunciata per favoreggiamento. (g.d.m.) - GIANTOMASO DE MATTEIS

Pedofilia, il pm chiede: 'Processate quella suora' Repubblica — 04 luglio 2003 pagina 1 sezione:NAPOLI

RISCHIA di esser processata ancora in stato di arresto suor Rosa, la religiosa di Calabritto indagata in una inchiesta su presunte molestie sessuali ai danni dei bambini di un asilo privato del paese irpino. Da 62 giorni suor Rosa è agli arresti domiciliari nella sede episcopale di Sant' Angelo dei Lombardi, accusata non direttamente di molestie sui bambini, ma di sapere e di aver taciuto. Un comportamento che per il pm Ugo Miraglia concretizza il concorso omissivo nelle violenze sessuali che vengono direttamente attribuite ad un giovane autista dell' asilo, Alfonso, tuttora in cella.

Con ogni probabilità, in questi giorni il pm formalizzerà al gip la sua richiesta di rinvio a giudizio per il giovane e per la religiosa (che ha sempre negato ogni addebito). Se la richiesta dell' inquirente verrà accolta, si andrà in aula. E se non interverranno fatti nuovi - sinora sia il Riesame che il gip hanno respinto le istanze di libertà - suor Rosa potrebbe trovarsi ancora agli arresti domiciliari.

Il pm non ha mutato opinione sulla vicenda che ha causato in diverse occasioni le proteste di monsignor Nunnari, insorto in difesa della religiosa. In queste settimane si è svolto un incidente probatorio, presenti i cinque piccoli testimoni di questa vicenda. Con l' aiuto di psicologi infantili sono stati ancora interrogati. Sembra che tre abbiano confermato il racconto iniziale. Mentre gli altri due sarebbero stati meno precisi. A confermare l' attendibilità dei piccoli testimoni ci sarebbe poi una consulenza psicodiagnostica richiesta dal pm. Indagine chiusa: ora toccherà ad un giudice dire chi ha ragione nell' inchiesta che ha sconvolto Calabritto. - GIOVANNI MARINO