ASILO PINEROLO, NUOVI TESTIMONI E REGISTRAZIONI AUDIO:"L'HO MESSO SOTTO IL LAVANDINO"

asilo pinerolo

Asilo, un cellulare accusa le maestre

Repubblica — 18 novembre 2010 pagina 1 sezione: TORINO

«DOV' È il bambino?», «l' ho messo io sotto il lavandino», «lo vado a prendere?», «no, lascialo stare lì»: frammenti di conversazione catturati da un cellulare e archiviati tra le carte dell' accusa. Nelle mani del pm Ciro Santoriello, una registrazione si aggiunge ai filmati girati l' estate scorsa, a dimostrazione delle severissime punizioni adottate dalle maestre dell' asilo di Pinerolo: un breve file audio registrato con il cellulare da Francesca Monelli (addetta alla mensa), in cui si sente la voce dell' educatrice Francesca Panfili che risponde di aver messo un bimbo in punizione sotto il lavabo. Ieri in procura sono state riascoltate le tre dipendenti dell' asilo che hanno raccontato ulteriori dettagli sugli insulti e le angherie subite dai piccoli.

Ma i racconti di Alice Contini e delle sorelle Francesca e Margherita Monelli sono stati confermati anche da altre due educatrici che avevano svolto un periodo di tirocinio nel 2008 e nel 2009. Risulta evidente che i piccoli non avevano alcuna sorveglianza durante la nanna: «Il giorno dell' episodio della bambina morsicata, la sentivano piangere forte - ha raccontato Alice Contini al pm -per almeno 40 minuti, e io dicevo alle maestre: andiamo a vedere!, ma le titolari rispondevano di no». Oltre agli insulti raccontati (in un caso dissero a una bimba: «Gallina stai zitta» in un altro «Puttana, puzzi come tua madre») sono state riepilogate le forme di punizione: un bambino che faceva i capricci veniva messo con il seggiolone girato contro il muro, o chiuso nel cassettone. È stata confermata la punizione del caminetto (il sopralluogo del pm ha permesso di constatare che la grata si apre con facilità a differenza di quanto sostenuto dalla difesa): «Dicevano al bambino: ti mettiamo lì così arriva Babbo Natale, per evitare che si lamentasse con i genitori».

Per le testimoni gli atteggiamenti punitivi erano «fatti molto frequenti, all' ordine del giorno». Per questo nel licenziarsi le maestre avevano scritto che non ritenevano giusti «i metodi educativi». «Ma - hanno raccontato - le titolari dell' asilo dissero che non andava bene, e il loro consulente del lavoro cambiò la formula in ' motivi familiari' ». - SARAH MARTINENGHI LA REPUBBLICA 18 NOVEMBRE 2010

18/11/2010 - DOMANI IN PROCURA CI SARA’ IL PRIMO INTERROGATORIO DELLE TRE SOCIE-INSEGNANTI 

 

ANTONIO GIAIMO, GRAZIA LONGO

PINEROLO No, non è l’asilo degli orrori con sigarette bruciate sulle braccia dei bambini o con casi di abusi sessuali. Ma se vi fa orrore l’idea di un bambino nascosto sotto il lavandino del bagno perché urla troppo, di un altro costretto a mangiare il cibo che ha appena vomitato, di un’altra ancora apostrofata come p... o come gallina, eccovi ne «Il Paese delle meraviglie» di Pinerolo. Le accuse contro le tre maestre d’asilo indagate per maltrattamenti sono state tutte confermate ieri di fronte al pm Ciro Santoriello.

Non solo, c’è molto di più. Tanto per incominciare, due nuove testi d’accusa: due educatrici che hanno svolto il tirocinio per alcuni mesi. A seguire, una registrazione audio, realizzata da una delle due bidelle, a riprova che il bambino era stato messo sotto il lavandino da una delle tre educatrici. E un altro video, sempre con un bimbo chiuso in bagno. Il documento audio, la voce è quella di Francesca Pamfili (direttrice del nido privato, indagata insieme alle due socie Elisa Griotti e Stefania Di Maria).

La bidella Francesca Monelli le dice di non aver visto il bambino nel bagno e Francesca risponde: «È proprio lì, l’ho messo io sotto il lavandino». E ancora, la maestra rivolta a due bimbe che si muovono: «Elena, siediti subito. Siediti anche tu, gallina». Sull’episodio del lavandino esiste anche un video realizzato da una delle due bidelle con una piccola telecamera utilizzata di consueto per le recite dei bambini. Più un altro video, dove un bimbo legato al seggiolino, è sistemato tra la vasca da bagno e il lavandino. Le nuove prove arricchiscono l’impianto accusatorio delle indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Torino. Comprese le testimonianze di alcuni genitori che, incrociate con quelle dell’educatrice Alice Contini e delle due operatrici scolastiche Francesca e Margherita Monelli, portano allo stesso risultato. Come le dichiarazioni di un padre di un vivace bambino di due anni che, veniva bloccato con le braccia nel cassettone per i giocattoli. «La maestra Francesca ce l’aveva detto più volte ridendo, per cui pensavamo che stesse scherzando».

E invece no. La procura ha, inoltre, accertato che il camino dentro il quale venivano messi in castigo i bambini è più che accessibile e molto pulito. Le tre testimoni, interrogate ieri dal sostituto procuratore davanti al capitano dei carabinieri, Paolo Iacopini, e al luogotenente Francesco Primerano, non hanno avuto esitazioni su tutta la linea. Hanno spiegato le dimissioni con due ragioni: non essere coinvolte in episodi di mancanza di sorveglianza e il disagio provato per come venivano trattati lì dentro i bambini.

Motivazione, quest’ultima, inserita dalle sorelle Monelli anche nella lettera di dimissioni. Ma non venne firmata dalle tre titolari del nido. Risposero che un consulente del lavoro le aveva consigliate di far scrivere come motivazione delle dimissioni «motivi personali». Per gli inquirenti, la sua posizione resta da verificare. La notizia delle due nuove testi della registrazione audio non era presente nell’ordinanza di sequestro dell’asilo nido perché giunta agli inquirenti successivamente alla richiesta al gip. Le due educatrici, una di 26 anni, l’altra di 23, lavorarono al Paese delle meraviglie da giugno ad agosto 2009 e nel gennaio e febbraio 2009 (la più anziana) e nel gennaio e febbraio 2009 (la più giovane).

Il collegio dei difensori, composto dal professor Mauro Ronco e dagli avvocati Mirella Bertolino, Cristina Botto e Davide Richetta, ha consegnato al pubblico ministero una memoria difensiva nella quale si tende a screditare la credibilità di una delle tre ex dipendenti. Domani pomeriggio il pm interrogherà le tre educatrici. La Stampa 18 novembre 2010