PEDOFILIA, DON LUCIANO: TESTIMONI DIFESA "DISTRUGGONO" LA BIMBA CHE LO ACCUSA

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 La bimba che accusa don Lu? «Aggressiva e molesta» 

Note di Roberta Lerici

Ricordiamo che la bambina è stata ritenuta attendibile dagli psichiatri che la hanno sottoposta a perizia e che l'opera denigratoria nei confronti della piccola e di sua madre è cominciata sin dalla denuncia.Ritengo, infine, che per difendere un cliente, non si dovrebbe infierire sui bambini, ma limitarsi ai fatti.In ogni processo per pedofilia ci sono schiere di persone pronte a giurare sull'innocenza dell'accusato perchè a loro non ha fatto nulla.Ma troppo spesso ci si dimentica che nei casi pedofilia, non sono gli adulti ad essere presi di mira...

La bimba che accusa don Lu? «Aggressiva e molesta» 

Alberto Parodi SAVONA 

Ieri in Tribunale sfilata dei testimoni favorevoli a don Lu Don Luciano esce dal tribunale con l’assistente Roberta Costantino Una bambina fisicamente più grande dell’età che ha - 12 anni - e che entra nell’adolescenza con dei problemi, con forti carenze affettive. Inattendibile nei suoi racconti, frutto di suggestioni, anche sessuali, alimentate da un contesto familiare degradato.

Problemi emersi sia a scuola che in famiglia. Una ragazzina sola e aggressiva, abituata a molestare e infastidire anche i compagni di classe. Abituata ad andare a scuola da sola, prendendo l’autobus da Alassio ad Albenga. Questa la descrizione dell’accusatrice fornita dai testi citati dalla difesa: minare l’attendibilità della vittima si è rivelato l’obiettivo principale degli avvocati difensori di don Luciano Massaferro, il parroco quarantacinquenne di Alassio, imputato per abusi sessuali su una parrocchiana minorenne.

Ieri in Tribunale davanti al collegio di giudici presieduto da Giovanni Zerilli, Laura De Dominicis e Marco Rossi, si è tenuta un’udienza fiume del processo a carico del prete accusato di pedofilia, con in calendario ventuno testimoni chiamati a deporre dalla difesa del sacerdote. Un’udienza che è terminata nel tardo pomeriggio dopo aver sentito numerose donne, tutte parrocchiane, tra cui insegnanti, vicini di casa e assistenti che aiutavano la ragazzina anche nel doposcuola.

Un unico leit-motiv. Identico il ritornello, quasi scientifico, delle testimoni che nonostante l’udienza fosse a porte chiuse hanno seguito il processo appiccicandosi ad una finestra liberata dai cartoni oscuranti fatti mettere alla porta d’ingresso dai giudici. Durante l’udienza - in cui sono alternati per l’accusa i pm Giovanni Battista Ferro e Alessandra Coccoli- i testimoni sono stati invitati a non parlare tra loro. I giudici si sono prodigati più volti nel chiedere ai testi di non avventurarsi nel riferire loro deduzioni, ma solo i fatti a cui hanno assistito. E così sotto le incalzanti domande dell’avvocato Alessandro Chirivì - seduto vicino a lui era presente il parroco (ora agli arresti domiciliari in un convento di suore a Diano Castello) e il professor Mauro Ronco, docente a Torino che supervisiona come avvocato più esperto la difesa - è emerso un quadro di una parrocchiana dodicenne bisognosa d’affetto e con la tendenza a fantasticare.

«Toccava i compagni. Diceva le bugie, spesso mentiva. Diceva di non essere stata interrogata o di aver preso buoni voti a scuola e invece non era vero. Una bambina che assisteva a litigi in casa dei genitori e che ne ripeteva il contenuto». È stato questo il senso delle deposizioni di due insegnanti e maestre del doposcuola che hanno anche frequentato la casa della famiglia della presunta vittima. «Spesso era da sola. Il contesto familiare era molto difficile. La madre ci teneva molto che riuscisse ad entrate in determinati istituti al momento di lasciare le scuole elementari, ma il rendimento scolastico non era all’altezza. C’erano forti stress e tensioni in quella casa».

È la ricostruzione dell’ambiente familiare fatto emergere in aula dai legali del parroco alassino tramite le domande ai testimoni, tutti convocati dalla difesa. Poi le domande degli avvocati Chirivì e Ronco si sono fatte più incalzanti: «Sa mica se in casa la ragazzina avesse occasione di vedere film o video per adulti?». «Per noi il processo è già finito - ha spiegato l’avvocato di parte civile Mauro Vannucci che tutela la bambina e la sua mamma- non ci hanno stupito le deposizioni organizzate dalla difesa. Parrocchiane, vicine di casa, insegnanti, maestre tutte accomunate da un unico filo.

Convincere i giudici che la nostra cliente ha carenze affettive e quindi si è inventata tutta per darsi importanza e attirare attenzione». Vannucci in aula ha spiegato come «non sia una spia di un malessere non avere voglia di studiare. Le molestie ai compagni sono toccamenti e spinte tipici di chi magari ha il carattere da maschiacco». Ed esclude ogni morbosità nei rapporti e negli atteggiamenti tra le mura domestiche. Prossima udienza l’8 novembre.

Il Secolo XIX 27 ottobre 2010 |

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