Lucera, Otto anni al bidello pedofilo

 

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Bidello pedofilo: pesante condanna Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lucera Ida Moretti ha condannato a otto anni di reclusione il bidello 59enne lucerino, arrestato il 4 marzo 2009 con l’accusa di atti di pedofilia nei confronti di alcuni alunni dell’istituto dove lavorava. La sentenza è arrivata al termine del processo celebrato con il rito abbreviato in cui non sono mancati i colpi di scena nelle precedenti udienze, mentre in quella odierna anche veri e propri momenti di tensione verbale tra l’avvocato difensore Giacomo Grasso e il pubblico ministero Pasquale De Luca che per l’imputato aveva chiesto esattamente la pena poi inflitta del giudice.

L’uomo nei mesi scorsi era stato anche sottoposto a una perizia psichiatrica da parte di un pool di tre specialisti in neurologia, psichiatria e psicologia che avevano stabilito la sua “imputabilità e capacità di partecipare utilmente e coscientemente al processo”, sebbene in un altro passaggio della relazione avessero anche riscontrato la presenza di devianze sessuali “di tipo parafilico, di funzionamento intellettivo limitato e di epilessia silente”, quadro che comunque non avrebbe configurato una “infermità di mente”. “Siamo evidentemente sdegnati per l’esito del giudizio – ha commentato il legale Giacomo Grasso – tanto nel merito quanto nel rito per il quale abbiamo sollevato diverse eccezioni. Per questi e altri motivi rimaniamo più che fiduciosi nell’esito del processo di appello che certamente muoveremo dopo aver letto le motivazioni del giudice”. E in effetti le armi messe in campo dalla difesa erano state sia la mancata considerazione della condizione precedente del bidello, dichiarato nel 1985 invalido civile al 50%, per giunta affetto da oligofrenia, ossia da ritardo mentale.

In realtà nell’esito non ha influito neanche il clamoroso colpo di scena in aula avvenuto il 24 febbraio scorso, quando un alunno della scuola, indicato come tra le presunte vittime minorenni, praticamente ritrattò le dichiarazioni rese al momento dell’arresto del bidello, e cioè di abusi subiti da egli stesso e da alcuni suoi compagni di scuola. Le indagini condotte dai carabinieri portarono alla luce una situazione frutto di intercettazioni telefoniche e ambientali e anche del racconto di diversi ragazzi, con la ricostruzione che parlava di ipotetici atti sessuali consumati nell’abitazione dell’uomo nel centro storico di Lucera in cambio di piccole somme di denaro, anche se poi è emersa pure la donazione di uno scooter a uno di questi.

Le sette presunte vittime, tutte minorenni e di sesso maschile, riferirono anche di una continua frequentazione di quella casa e di film pornografici proiettati alla loro presenza, dopo essere stati adescati nell’ambiente scolastico. Al processo è stata ammessa anche la costituzione di tre famiglie come parti civili, difese dagli avvocati Leonardo Albano e Venanzio Dell’Aquila, precisamente suddivise tra le presunte vittime degli abusi e i rispettivi genitori per i quali è stato riconosciuto un “danno diretto”. 50 mila euro per ogni minore e 20 mila per ogni adulto è la provvisionale risarcitoria disposta dal giudice che ha interdetto l’imputato dai pubblici uffici e in particolare dagli istituti scolastici.

“E’ una sentenza che colpisce duramente l’imputato – ha commentato l’avvocato Leonardo Albano – ma che speriamo sia soprattutto di monito per la comunità lucerina e per chi preferisce chiudere gli occhi in certe situazioni, facendo finta di non vedere quello che invece andrebbe subito denunciato e che di conseguenza avrebbe evitato tristi vicende come questa”. (Luceraweb) c.g.

fonte: http://www.luceraweb.eu/Giornale.asp?ID=19073