SARAH, ARRESTATA SABRINA PER CONCORSO IN OMICIDIO MA IL MOVENTE E' ANCORA UN MISTERO

 Sabrina Misseri la cugina di Sarah Scazzi  (Foto arcieri)

 

 

 

 

 

Di Roberta Lerici

Ha colpito tutti ieri sera l'arresto della cugina di Sarah Scazzi, Sabrina Misseri, figlia dell'omicida reo confesso, Michele Misseri.E' accusata di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere in concorso con il padre. Come aveva detto qualche giorno fa la sensitiva Rosemary Laboragine, "C'è qualcuno che  sogna Sarah ogni notte e alla fine verrà fuori".

Fu proprio Sabrina a dire che sognava Sarah ogni notte e da  ieri sera  è in carcere non perchè abbia fatto delle ammissioni (si dichiara innocente) ma perchè tirata in ballo dal padre nell'ultimo interrogatorio di ieri. Leggendo i vari articoli usciti stamattina si parla di gelosia per un ragazzo che piaceva sia a Sarah che a Sabrina, e dello zio che avrebbe molestato Sabrina ricevendo dei rifiuti, ma tutto questo appare davvero troppo poco per arrivare all'omicidio, dunque dobbiamo attendere ulteriori rivelazioni o confessioni, per capire davvero cosa si sia scatenato nella mente dei protagonisti di questa tragedia che spiazza, proprio perchè esageratamente crudele per il contesto in cui si è consumata e per le ragioni nebulose che l'avrebbero provocata.Per gli inquirenti le indagini sono chiuse: il movente è di natura sessuale. .Per ragioni investigative non è stato dichiarato altro, ma sembra di capire che il ruolo attivo di Sabrina sia stato quello di mettere a tacere la cugina che voleva rivelare gli atteggiamenti morbosi del padre nei suoi confronti. E’ stata comunque Sabrina ad attirare Sarah nel garage dell’omicidio e a tenerla ferma mentre lo zio la strangolava.

Qualcuno troverà strana la mia citazione riguardo alla sensitiva Rosemary Laboragine, ma in passato ho curato l'edizione italiana di una serie di documentari americani su alcuni delitti o scomparse risolte da una decina di sensitivi americani che collaboravano abitualmente con le forze dell'ordine per i casi considerati irrisolvibili e  devo dire che le loro "visioni" si sono rivelate utili in un grande numero di fatti di cronaca.

Di seguito un paio di articoli sull'arresto di Sabrina.

 IL PADRE DELLA  DELLA VITTIMA: È UNA BOMBA ATOMICA

Sabrina accusata di omicidio «Assurdo, sono innocente»L'arresto dopo le parole del padre. «Lei teneva Sarah, io l'ho uccisa». Contestato anche il sequestro di persona

AVETRANA (Taranto) - Concorso in omicidio volontario e sequestro di persona. Sabrina Misseri, secondo l'ultima confessione del padre, teneva ferma Sarah Scazzi mentre lui la strangolava. Per questo è in carcere da ieri sera alle 11. Avrebbe avuto quindi un ruolo nell'omicidio di sua cugina Sarah Scazzi e avrebbe aiutato suo padre a caricare il cadavere sulla Seat Marbella di famiglia.

È la nuova verità sul caso Scazzi, un colpo di scena che viene da «mezze ammissioni», come le chiamano gli inquirenti, fatte alba da Michele Misseri, lo zio-mostro della ragazzina uccisa che ha confessato di averla strangolata, poi violentata e buttata in un pozzo. Che cosa esattamente abbia raccontato Misseri agli inquirenti non è ancora chiaro. Di sicuro ha tirato in ballo sua figlia e ha svelato il ruolo di lei in quel pomeriggio del 26 agosto. La morte di Sarah Sarebbe stata proprio Sabrina ad attirare Sarah nel garage dov'è avvenuto l'omicidio e questo spiegherebbe il più grande dei punti interrogativi di questa storia: perché Sarah sarebbe dovuta scendere in quel garage se davvero Sabrina (come dice lei) l'aspettava in veranda? Perché avrebbe dovuto farlo se davvero (come racconta Misseri nella confessione) lui l'aveva molestata pochi giorni prima?

La spiegazione arriva dallo stesso Misseri: l'ha fatta scendere Sabrina. Una trappola, pare, per darle una lezione dopo la lite furibonda della sera precedente a causa di Ivano, il ragazzo di cui Sarah si era invaghita e che Sabrina avrebbe voluto per sé. Una trappola che oggi è il motivo per cui si contesta il sequestro di persona. Michele Misseri avrebbe parlato di una lite finita male, un crescendo di violenza in fondo al garage al quale Sabrina avrebbe partecipato tenendo, appunto, Sarah per le braccia mentre suo padre le stringeva la corda attorno al collo.

Ma proprio lì davanti, in quei minuti, stava per arrivare Mariangela, l'amica che doveva portare Sabrina e Sarah al mare. E quindi era per questo che Sabrina, come racconta Mariangela, era così agitata quando lei è arrivata. Sabrina sapeva benissimo che cosa era successo alla cuginetta che nei giorni successivi ha cercato senza sosta sempre in prima fila. La giornata di Avetrana, ieri, è cominciata prima dell'alba con l'arrivo, nella sua casa di via Deledda, di Michele Misseri.

Gli inquirenti lo hanno portato nel garage perché ripetesse, davanti alle telecamere dei Ris e al pubblico ministero, la scena dell'omicidio. Michele Misseri ha ripetuto ogni gesto, ha indicato il punto esatto in cui Sarah è caduta, l'angolo dov'è caduto il telefonino e il punto in cui ha caricato il corpo, con la macchina in retromarcia all'interno di quel cunicolo buio che scende per quattro metri sotto il livello della strada. Durante la perquisizione le prime sorprese: il ritrovamento delle cuffiette che Sarah usava per ascoltare dal telefonino la musica in Mp3 e della batteria del cellulare che mancava all'appello e che Misseri aveva detto di aver buttato in campagna, vicino alla cisterna del corpo. Alle undici del mattino Sabrina viene accompagnata nella caserma di Manduria. Resterà in attesa dell'interrogatorio fino alle cinque e mezzo del pomeriggio. Poi domande a raffiche. Lei resiste, non confessa, non cede: «Io non c'entro niente, state sbagliando». Ma la confessione del padre è sufficiente a incastrarla. Il procuratore capo Franco Sebastio, l'aggiunto Pietro Argentino il pubblico ministero Mariano Buccoliero decidono per il fermo. Lei sembra reagire come ha fatto in tutte queste settimane dopo il 26 agosto: tranquilla e senza pianto, come quando cercava Sarah. L'avvocato Vito Russo (nominato difensore assieme a Emilia Velletri) arriva a casa da sua madre Cosima e da sua sorella Valentina che è quasi mezzanotte: un lungo abbraccio fra i singhiozzi e la frase più detta di tutta questa storia nera: «Non è vero, non ci posso credere». La stessa cosa che ha detto Concetta, la madre di Sarah: «Voglio non crederci, Sabrina non c'entra». «È una bomba atomica, questa storia non finirà mai», scuote la testa Giacomo Scazzi, il papà.

Il Corriere della Sera Giusi Fasano 16 ottobre 2010

 Telefonate, sms, orari Le ombre su Sabrina

Sabrina Misseri la cugina di Sarah Scazzi (Foto arcieri)

AVETRANA (Taranto) — È stata la prima ad agitarsi quando Sarah tardava di pochi minuti, la prima a organizzare le battute di ricerche nelle campagne di Avetrana, la prima a stampare e distribuire volantini e fotografie, la prima a volere la fiaccolata del 9 settembre. È stata 42 giorni in prima linea, Sabrina, con poche lacrime, molta tenacia e tutte le energie spese per la cuginetta Sarah, giorno e notte. Cercarla, cercarla, cercarla: solo questo ha fatto. Fino alla sera del 6 ottobre, la peggiore. In un colpo solo ha saputo che Sarah era morta e che a ucciderla era stato suo padre, Michele Misseri, capace di strangolare quella ragazzina, caricarla in macchina, portarla in campagna, violentarla e buttarla in un pozzo. «Un buon padre di famiglia fino a quel giorno», per dirla con le parole di Sabrina.

 

Ecco. Questo è uno dei dettagli che non quadrano. Davvero Sabrina, sua sorella Valentina o la madre Cosima non hanno mai captato segnali che potessero farle sospettare del capofamiglia? Loro giurano di no. Eppure agli atti risulta un’intercettazione ambientale che dice il contrario. È fine settembre. Michele Misseri ha appena «ritrovato casualmente» il telefonino di Sarah, dice di averlo visto tornando a prendere un cacciavite dimenticato proprio nel campo in cui aveva lavorato il giorno prima. Valentina dice a sua madre: «Non è che c’ha preso Sabrina e che il film che si è fatta che è stato papà è vero?»; «Che ti devo dire » risponde Cosima, «dice un mucchio di stupidate, anche ’sta storia del cacciavite... ma come fa a dire che gli serviva per far funzionare la macchina delle foglie se quella macchina l’ha usata dopo che è andato via dal campo? ». Sabrina, dunque, si era «fatta il suo film». Aveva intuito dopo il finto ritrovamento del telefonino. Chi la conosce e l’ha vista dopo quella data (il 29 settembre) dice che sembrava più tesa. E comunque mai ha mollato la presa: tutte le sue giornate per Sarah, mille interviste, telefonate senza sosta, i giri infiniti per le campagne... «L’ho vista crescere, per me era più di una sorellina. Come fa la gente adesso a dire certe cose?». Adesso ci sono i sospetti, i dubbi di chi indaga.

 

Gli orari che non tornano, per esempio. Dice Sabrina: «Quando la mia amica Mariangela è arrivata per andare al mare io ero sotto la veranda. Sono uscita e mentre uscivo ho chiesto a mio padre che era in garage se aveva visto Sarah. Lui ha risposto di no, io l’ho chiesto a Mariangela, in strada, e anche lei ha detto di no. Sono tornata in veranda a prendere la borsa e sono saltata nella macchina di Mariangela per andare a cercarla. Mentre salivo telefonavo a Sara e mio padre era davanti al garage. Il telefono suonava. Al secondo tentativo era staccato». Ma Mariangela dice che invece quando lei è arrivata Sabrina era per strada, molto agitata, e che Michele non era davanti al garage. Il racconto si Sabrina non torna nemmeno con quel che dice suo padre Michele: «Mentre strangolavo Sarah suonava il suo cellulare, poi è caduto dalle sue mani e si è staccata la batteria». Quindi, se ha ragione lui, Sabrina non poteva vedere suo padre mentre telefonava a Sarah. Altro dettaglio: Sabrina manda a Sarah un messaggio via sms alle 14.10: «Confermato, andiamo al mare». Ma la conferma dell’amica Mariangela, la sola delle tre con auto e patente per raggiungere il mare, arriva alle 14.20. E ancora: se Sabrina era in veranda ad aspettare, si chiedono gli investigatori, come mai non vede Sarah passare e scendere in garage? E soprattutto: perché Sarah si infila lì sotto se davvero suo zio l’aveva già molestata alcuni giorni prima? Lui su questo punto non sa essere chiaro anche se gli psicologi del carcere sostengono che non abbia «disturbi dell’intelligenza e del pensiero». «E’ un potenziale suicida» dicono. Ma Michele più che ad uccidersi pensa a come passare il tempo: «Senza far niente qui dentro mi annoio. Fatemi lavorare».

Giusi Fasano

Il Corriere della Sera 12 ottobre 2010