PEDOFILIA, ALBANESI IN PIAZZA PER DIFENDERE CONNAZIONALE ARRESTATO

 

 Di Roberta Lerici

C'erano anche le sorelle di Pino La Monica (educatore di Reggio Emilia condannato in primo grado  per pedofilia) in piazza con la comunità albanese, secondo l'infondato principio che " il fraintendimento" farebbe scattare l'arresto per pedofilia di persone innocenti.E' piuttosto vero il contrario, spesso i bambini non vengono creduti, e i pedofili restano liberi come l'aria.Ma in questa storia c'è qualcosa di molto grave.Ovvero, si cerca di far passare un abuso sessuale per tradizione popolare albanese.Ho chiesto a qualche amico albanese dei lumi su questa supposta tradizione, e tutti mi hanno detto di non saperne nulla, o meglio, che non esiste.Lo stesso riferisce un giornalista albanese negli articoli che seguono e che vi invito a leggere.In Italia la legge vieta i rapporti sessuali con i bambini (nel caso in questione il bimbo ha cinque anni), dunque, a prescindere dalle tradizioni, il rapporto orale è un atto vietato dalla legge italiana e  l'arresto dell'uomo, eseguito in base a tre filmati dei carabinieri, è legittimo, con buona pace di tradizioni che se esistono, non possono essere "tramandate" in Italia perchè violano la legge.

Di seguito i tre principali articoli sul caso. 

Il clamoroso arresto era stato compiuto dai carabinieri all’inizio di agosto. Tutto era cominciato quando le maestre della scuola materna avevano appreso di strani «giochi» in camera da letto. Il bimbo, alla festa dell’asilo, aveva riferito che il papà, artigiano edile di 45 anni, incensurato, si appartava con lui, davanti al televisore, e per rappresentare l’azione aveva utilizzato un cucchiaio a portata di mano. La reazione delle insegnanti era stata immediata: non avevano interrotto il piccolo, lo avevano fatto ancora raccontare, poi avevano avvertito i carabinieri e la procura.

Pedofilia. Padre albanese in fermo a Reggio, la protesta arriva a Roma Annunciato un corteo venerdì sotto Palazzo Chigi e domenica ancora in città

REGGIO EMILIA (5 ottobre 2010) - Non si placa la protesta di Illiria, la Lega Immigrati Albanesi, contro il fermo di un albanese avvenuto il 3 agosto scorso per l'accusa di pedofilia. L'uomo è stato accusato di abusi sul figlio di cinque anni. La Lega, che considera le attenzioni sospette come normali gesti di affetto in un paese di cultura patriarcale, annuncia altre manifestazioni di protesta dopo quella di sabato scorso in città. Venerdì un corteo sfilerà sotto Palazzo Chigi. Mentre in Albania, gli abitanti di Dukat, vicino Valona, andranno sotto il palazzo che ospita il consolato italiano in Albania. Domenica 10 ottobre annunciato un altro corteo a Reggio.

SABATO LA PROTESTA E LE REAZIONI - Tutti d’accordo. Il bacio choc dato da un membro della comunità albanese ad un bambino per mostrare come nella tradizione balcanica questo sia un gesto positivo e non un atto di pedofilia, è una barbarie. Nel migliore dei casi un pessimo esempio di integrazione. Il giorno dopo la manifestazione, conclusasi con quel gesto così eclatante (un bacio ai genitali di un bambino, perché questo, dicono, in Albania è normale) a difesa di un membro dell’associazione detenuto con la pesante accusa di aver fatto violenza al figlio, ad intervenire sono gli addetti ai lavori. I quali hanno cercato, con tutti i possibili distinguo e tutte le giustificazioni sociali o antropologiche del caso di analizzare in maniera asettica quel gesto. La condanna è arrivata unanime. Lo abbiamo chiesto a Umberto Nizzoli e a Roberto Mirabile.

Il primo, psicologo di fama a Reggio, parla di un «problema anzitutto dell’incontro con le altre culture. Il tema è sociale: nel momento in cui queste comunità sono nel nostro territorio chi tiene alle specificità delle proprie origini deve assumere linguaggi e stili di comportamento del nostro paese oppure, dato che si parla tanto di multiculturalismo possono proseguire anche da noi queste condotte?».

Nizzoli parla di un argomento che «è molto delicato, tocca il rapporto padri figli, ma anche quello tra la donna e l’uomo.«Se ragioniamo in termini di accettazione delle condotte altrui, dovremo presto accettare o riconoscere l’infibulazione», prosegue Nizzoli. E ancora: «Noi non accetteremmo che un padre facesse questo, a maggior ragione pubblicamente. Certo, ogni condotta va letta nel suo contesto, però pare chiaro che una condotta di questa natura da noi susciterebbe parecchie situazioni di dubbio delle competenze genitoriali oltre a delinearsi una condotta lesiva del bambino». Già il bambino.

Ma come può vivere un atteggiamento del genere, specie in pubblico? «In quel gesto è presente l’erotizzazione di parti genitali, è evidente l’invasione nell’intimità sessuale del bimbo anche se questo avviene attraverso un linguaggio nutrito da totale confidenza e sostegno da parte dell’adulto». E ancora: «Premesso che deve essere il magistrato a dover decidere, ma con i nostri codici sociali questo genere di atti rischierebbe di essere perturbante e si configurerebbe un contesto di abuso». Dello stesso avviso anche il presidentedell’Associazione antipedofilia La caramella Buona: «Argomento difficile e imbarazzante - spiega Mirabile al Gdr subito dopo aver premesso che la Magistratura deve fare il suo lavoro serenamente -. La mia speranza però è che si riesca a far luce su questo caso». Mirabile riferisce anche che un noto giornalista albanese, ieri sera, ha smentito che quella di baciare i genitali dei bambini come azione di beneaugurio o propiziatoria sia una pratica consueta in Albania. Poi ha aggiunto: «Un gesto così eclatante va a peggiorare la situazione perché, chiunque adesso può dire: “Che male c’è, se l’hanno fatto loro, posso farlo anche io” e di questo passo dovremo permettere l’infibulazione.

Di sicuro non possiamo accettare comportamenti di questo genere anche in nome dell’integrazione perché non è detto che questo gesto venga ben recepito dal bambino stesso che lo vedrebbe comunque come una intrusione. Ognuno di noi ha un confine fisico che stabilisce con gli altri ed anche il bambino nella sua psiche cresce con questo confine che è naturale, ripeto naturale e che esige rispetto a cominciare dai genitori. Se viene fatto passare questo come normale il bambino crescerà con un’idea errata di ciò che è possibile far fare ad un estraneo su un corpo e la sua idea di uomo verrà falsata per colpa di questa barbarie».

di Andrea Zambrano http://www.ilgiornaledireggio.it/showPage.php?template=newsreggio&id=641...

«Liberatelo, non è un pedofilo»

Ieri la manifestazione per l'albanese arrestato, anche il figlio in corteo 

di Linda Pigozzi zoom «Liberatelo, non è un pedofilo» REGGIO. «Vogliamo nostro padre libero». Ha stretto il cartello per qualche istante durante la manifestazione organizzata nel pomeriggio di ieri in via Roma, il figlio dell'artigiano arrestato il 3 agosto scorso. Sul cittadino albanese pende l'accusa di aver sottoposto il figlio a rapporti orali. Tre episodi in tutto che sarebbero ripresi dalle telecamere installate dagli inquirenti nel mese di luglio nell'abitazione cittadina della famiglia. «Solo gesti d'affetto secondo le nostre tradizioni - tuona, aprendo la manifestazione, Valdimir Kusturi di Iliria, la lega immigrati albanesi -.

L'amore per i propri figli non è pedofilia per questo chiediamo la scarcerazione di questo lavoratore, bravo padre e bravo marito». In prima fila, assieme ai parenti, agli amici e a un centinaio di connazionali dell'indagato anche la moglie (da dodici anni in Italia) e la figlia maggiore, adolescente, che scoppia in lacrime quando le si chiede di leggere l'appello per la liberazione del padre. Tanto che il messaggio viene letto dalla cugina. «Mi hanno portato via mio padre, che per me, mia sorella e mio fratello è e sarà sempre un angelo, assieme a mia madre. Mio padre è accusato di cose vergognose ma il mio è un padre che ha passato tutta la vita a crescerci nel migliore dei modi».

Durissimi gli attacchi alla magistratura inquirente. «Dovevano scoprire un'altra verità che riguarda l'amore per il proprio figlio maschio, espresso secondo le nostre tradizioni». E ancora: «Volete portare uno psicologo per me, mia madre e mia sorella. Ma questo trauma è stato provocato dal magistrato non dal mio caro papà, perciò lasciatelo libero. Noi non abbiamo bisogno di uno psicologo ma di nostro padre. Il mio fratellino dorme con la tua maglia e la tua foto. Liberate mio papà perché noi abbiamo bisogno di lui».

Il corteo si snoda lungo via Roma. Al corteo si uniscono anche le sorelle di Pino La Monica, l'educatore condannato in primo grado per atti di pedofilia su alcune allieve e che si è sempre dichiarato innocente. E «innocente» viene definito il padre di famiglia albanese. «E' solo un equivoco» rimarca Kusturi che promette di scrivere al più presto una lettera al ministro della giustizia Alfano chiedendo un'ispezione nel tribunale reggiano. «Quel tribunale dove si spara» dice, facendo riferimento alla strage avvenuta dell'ottobre 2007. A gran voce si chiede la liberazione dell'artigiano, i cui legali nei giorni scorsi si sono appellati al tribunale delle libertà.

«Siamo pronti a tornare in piazza fra una settimana, se non uscirà dal carcere». Come gesto dimostrativo, un padre solleva il figlio dicendo: «E' in carcere perché ha fatto questo». E simula un bacio sui genitali del bambino. «Mai abusi, solo amore - ripete, fra i singhiozzi, la moglie dell'indagato -. Liberate mio marito perché state rovinando una famiglia senza motivo. Se solo avessi pensato che i comportamenti di mio marito verso il figlio fossero stati sbagliati non avrei avuto paura a denunciarlo. Ma qui non c'è nulla di sbagliato. C'è solo amore». LA GAZZETTA DI REGGIO 3 OTTOBRE 2010http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2010/10/03/news/liberatelo-non-e-un-pedofilo-2453321