Loano/ Bimbi insultati e ingozzati fino a vomitare: chiesti 3 anni per le maestre dell'asilo Stella Grossi

 

LOANO MALTRATTAMENTI Il pm: tre anni di carcere per le maestre violente dell’asilo Stella- Grossi

Tre anni di reclusione per maltrattamenti ai danni di sette bambini tra il 2004 e il 2005. È la pena chiesta ieri pomeriggio dal pubblico ministero Maria Chiara Paolucci durante la requisitoria del processo contro Irvana Cadeddu e Federica Puzzo, maestre dell’asilo Simone Stella – Leone Grossi.

Cinquantamila euro per ogni bambino vittima dei presunti abusi è stata invece la cifra richiesta dai rappresentanti delle parti civili. L’intervento del pubblico ministero è durato poco più di un’ora. «Questa lunga e sofferta istruttoria ha confermato le accuse contenute negli atti raccolti durante l’indagine. Spiace constatare le difficoltà che hanno colpito non solo le imputate ma anche le persone che hanno denunciato fatti gravi e che, per avere ottemperato a un loro dovere, sono state allontanate, ghettizzate e poi sottoposte al fuoco incrociato di questo procedimento », ha esordito la dottoressa Paolucci, che ha definito gli eventi ipotizzati «di una gravità inaudita per il contesto in cui si sono svolti».

Il pubblico ministero ha proseguito: «Solo le contestazioni riguardanti una bambina non hanno trovato conferma in aula, così come un singolo episodio di maltrattamento ai danni di un bambino, che però è stato oggetto di altre angherie comprovate dal dibattimento. La prima persona che aveva denunciato questa vicenda era stata la maestra Grassano nell’estate del 2003, ma non era stata creduta quando aveva raccontato di avere visto un’imputata chiudere in bagno un alunno.

Le testimonianze hanno messo in luce casi di bimbi legati al seggiolone, sbattuti per terra, ingozzati con la macedonia fino a vomitare.A queste violenze, che non possono essere considerati come semplici abusi dei mezzi di correzione, si aggiungono le ingiurie e gli insulti nei confronti dei piccoli, chiamati ‘‘sfigati’’ e ‘’brutti’’ da Puzzo e Cadeddu, che li hanno anche apostrofati dicendo loro ‘’ti manca una catenella per essere un cesso’’. Inoltre pare che ci fossero discriminazioni nei confronti di chi arrivava da famiglie disagiate».

Il pubblico ministero ha sostenuto: «È mancata la volontà del presidente Ferrari di accertare la verità. E poi c’è stato un sindaco che ha convocato il presidente Caglieris per dirgli di non denunciare. È una cosa che fa rabbrividire. Da questa sentenza può uscire un brutto segnale che premia l’omertà». Dopo avere ascoltato le richieste dei legali Giovanni Paleologo, Mariacarla Calcaterra, Mario Spotorno, Sara Calleri e Manuela Zunino per le parti civili, il giudice Laura Russo ha fissato la prossima udienza per giovedì prossimo, con le arringhe degli avvocati difensori Marco Piccardo e Simonetta Salvini e le repliche. [A.F.]

Fonte: La Stampa Savona 24 settembre 2010

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