Le sette e la manipolazione mentale: realtà o fantasia?

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 tratto dalla tesi di laurea specialistica di Valentina Cisternino Dott.ssa in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni

Il termine “setta” ci riporta alla mente l’immagine di Satana, ma il satanismo è solo un piccolo frammento di uno sfaccettato mondo che include nuovi culti, comunità spirituali, movimenti religiosi, magici e new age. Negli ultimi decenni, in tutto il mondo occidentale, si è assistito al proliferare di questi nuovi movimenti che sempre più si presentano come fenomeni destinati a perdurare nel tempo. Molte sono state le spiegazioni formulate al riguardo da psicologi, sociologi e antropologi, i quali hanno evidenziato come le domande dell’ uomo contemporaneo sembrino trovare una risposta nella varietà di riti, credenze e precetti delle nuove spiritualità alternative; una risposta ai bisogni più intimi, e una strada per la ricerca dell’identità.

Le sette, spesso, rappresentano una forma di aiuto, un luogo entro il quale gli individui si sentono accolti e amati, dove possono trovare con facilità un’alternativa all’isolamento e alla carenza affettiva. Molti studi, in particolare l’analisi di Stephen Arteburn “Toxic Faith”[1], hanno evidenziato che gli aderenti a sette distruttive e devianti hanno delle caratteristiche comuni:

- Educazione familiare rigida, la maggioranza degli adepti, ha vissuto l’infanzia in un clima familiare rigido ed anaffettivo, cui è successivamente scaturita la difficoltà ad esprimere liberamente ciò che desidera e a ricercare sistemi di relazione e comunicazione squalificanti e rigidi.

- Esperienze di delusione, chi ha vissuto realtà di abbandoni, perdite, divorzi, ha acquisito quindi, una maggiore sensibilità verso quelle persone e quei gruppi che promettono accoglienza e conforto.

- Bassa autostima, molti individui con scarsa autostima sono attratti dai movimenti estremi e sono inclini all’alienazione ed all’isolamento; tali soggetti desiderano unicamente essere accettati dagli altri, tanto da fare tutto ciò che viene chiesto loro.

- Esperienze di abuso, dopo aver vissuto abusi fisici e psicologici, che hanno indotto vergogna e scarsa valutazione di se stessi, molti adepti trovano nel gruppo settario gioia e serenità.

- Atteggiamenti e aspettative, gli adepti sono individui che desideravano avere un mondo diverso, e la setta rappresenta per loro l’unica risorsa disponibile.

Ciononostante anche chi non possiede tutte queste caratteristiche può incappare in una setta, qualsiasi sia l’età, lo stile di vita o i propri interessi. Non esiste una connotazione univoca di “persona-tipo” che può appartenere ad una setta, poiché la gente che viene reclutata rappresenta piuttosto un gruppo di persone che si trova in un particolare momento della vita in cui si è più vulnerabili.

I gruppi settari, all’occhio inesperto della gente comune appaiono come gruppi di crescita personale, che promettono felicità e realizzazione; tali gruppi spesso attirano i giovani con falsi corsi di potenziamento della memoria, di formazione professionale o ad esempio di sostegno religioso. I primi incontri sono spesso gratuiti per allettare i nuovi arrivati, che vengono subito sottoposti a “love-bomb”: uno sforzo coordinato per sommergere le reclute con seduzione verbale, contatti carichi di affetto e far sentire il nuovo arrivato in un’atmosfera amichevole e serena.

I nuovi membri, si trovano all’improvviso, in un gruppo che appare come una vera e propria famiglia, che dà subito loro sostegno e amore, così, sedotti dalla promessa di felicità e dalla risoluzione di eventuali problemi, accettano di far parte di questi gruppi. I primi mesi di vita nella setta, trascorrono come in un sogno, ma una volta che le reclute sono ben inserite, vengono via via sottoposte a svariate tecniche persuasive fisiologiche e psicologiche.

I leaders, all’interno dei vari gruppi settari, cercano di intralciare l’identità propria dell’individuo, controllando rigidamente la vita fisica, intellettuale, emotiva e spirituale del membro, realizzando così una vera e propria riforma del pensiero. Tale processo è un adattamento sociale invisibile che si attua attraverso un processo graduale di rottura e trasformazione, realizzabile con una serie di metodi e tecniche che vanno ad influenzare la capacità di pensare e di agire autonomamente.

La riforma del pensiero non fa altro che sopprimere unicità e creatività, incoraggiando invece, obbedienza e conformità. Fra le autorevoli voci della dottrina che hanno analizzato i processi di riforma del pensiero, acquista particolare eco quella di Margaret Singer[2], che ha analizzato e classificato sei condizioni necessarie per realizzare tale processo.

Secondo l’autrice è necessario mantenere la persona inconsapevole dell’orchestrazione di forze psicologiche e sociali intese a modificare il suo comportamento, al fine di indurla, lentamente, ad obbedire e a rinunciare alla propria autonomia attraverso la creazione di un senso di paura, impotenza e dipendenza dalla setta.

Fra gli altri, Robert Lifton[3], ha annoverato otto criteri che contraddistinguono la riforma del pensiero e che le sette utilizzano per promuovere cambiamenti comportamentali e attitudinali, come il controllo totale della comunicazione del gruppo, l’utilizzo di un loro lessico (non esistono termini che esprimono dubbio) che crea un senso di solidarietà o di complicità escludendo quelli che stanno fuori e l’enfatizzazione del gruppo come elité e come insieme di prescelti. Ancora, Edgan Schein[4], rifacendosi al modello di riforma del pensiero di Kurt Lewin, ha scandito in tre fasi che si susseguono nel corso della vita settaria: Scongelamento, nel quale viene attuata una destabilizzazione per produrre una crisi d’identità;Cambiamento, dove l’individuo capirà che l’unica soluzione ai propri dubbi e incertezze è quello di adottare i concetti affermati dal gruppo; Ricongelamento, attraverso il quale i membri hanno acquisito comportamenti e idee tipiche del gruppo. I leaders, tendono a distruggere l’identità dell’individuo, sostituendola con una nuova, più conforme alle ideologie del gruppo;

Esistono molti modi per imparare a manipolare una persona, e i leaders delle sette pur non avendo scuole di persuasione a disposizione, procedono per tentativi, modificando i vari approcci e le varie tecniche. Il cambiamento comportamentale si raggiunge solo a piccoli passi e, per far questo, le sette tendono a fondere metodi di persuasione psicologica e fisiologica[5]: la persuasione psicologica non è altro che una provocazione di certe reazioni comportamentali ed emotive, per indurre ulteriore dipendenza dalla setta. Alcune tra le tecniche psicologiche più utilizzate sono:

- Trance e ipnosi, utilizzate dai leaders per inculcare nella mente dell’adepto, in stato di vulnerabilità, suggestioni che abbiano come riferimento gli ideali della setta.

- Inganni, utilizzati dal leader per impressionare e interessare gi adepti del gruppo. Revisione della storia personale, che costituisce un processo molto importante e strumentale a convincere i membri che il mondo esterno è “cattivo” mentre quello interno alla setta è “buono”, dimostrando così che il reclutamento ha solo migliorato la vita dei membri.

- Manipolazione emotiva, consiste in un cambiamento inconscio dovuto al potere contagioso del gruppo, in questo processo è molto importante la pressione dei pari, che viene utilizzata per far adattare il comportamento del neofita alle norme del gruppo. Parallelamente alla persuasione psicologica, i leaders, inducono reazioni fisiologiche prevedibili, assoggettando i seguaci ad esercizi ed esperienze programmate, per poi interpretare quelle reazioni in modo favorevole ai loro interessi. Alcune delle tecniche di persuasione fisiologica sono, invece:

- Iperventilazione, intesa come eccesso di respirazione o di sospiro ripetuto, (indotto facendo salmodiare, gridare) che provoca a livello leggero, vertigini e senso di stordimento, mentre a livello eccessivo, intorpidimento e svenimenti, interpretati dal leader come raggiungimento della beatitudine.

- Movimenti ripetitivi, come movimenti oscillatori e battiti di mani, per armonizzare gli effetti dell’iperventilazione.

- Cambiamento del regime dietetico, riposo e stress, i gruppi impongono regimi dietetici poveri e squilibrati, riposo inadeguato, attività sportive estenuanti, per manipolare con più facilità l’individuo.

- Manipolazione del corpo, (pressioni sui bulbi oculari, manipolazioni dolorose) che producono effetti insoliti che poi vengono interpretati dal leader come un “ascoltare l’armonia divina”.

- Ansia da rilassamento, interpretata dai leader come stress interiore dell’individuo, il quale viene anche incolpato di non seguire in modo corretto tutti i procedimenti del gruppo. Queste tecniche di controllo mentale si stanno diffondendo nella nostra società, diventando sempre più raffinate e precise, tanto da adescare e porre sotto controllo persone dotate di capacità e ingegno. I nuovi movimenti stanno crescendo in modo rilevante, spesso rappresentano un’alternativa all’isolamento, alla confusione dei valori fondamentali o semplicemente si viene attratti da quella piacevole sensazione dello stare insieme e di agire come se si fosse in un’unica famiglia.

È molto importante, oggi, diffondere conoscenze e informazioni utili sui meccanismi di riforma del pensiero, del controllo delle emozioni e del comportamento, in quanto il meccanismo di destrutturazione, cambiamento e strutturazione è alla base della prassi di molti culti, che procedono annullando l’identità del nuovo adepto, per ricostruirne un’altra più conforme alle ideologie dei leaders.

La diffusione dei culti andrebbe ostacolata con una massiccia opera di informazione ed educazione, in modo da incoraggiare le persone a pensare con la propria testa, a riflettere, ad esaminare le informazioni e fare scelte libere e responsabili.

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