TRE SUORE IN GUERRA CON IL MONASTERO:VESSAZIONI, VENDETTE, RAPPORTI PROIBITI

sk_lara_scrigno.jpg (250×202) 

SPARITO ANCHE UN TESORO

SIAMO STATE RICATTATE», SCRIVONO TRAMITE L'AVVOCATO TAORMINA CHE LE OSPITA NELLA SUA CASA Suore in guerra col monastero accusano alti prelati e badessa Nel mirino il vescovo di Treviso e il delegato della basilica di Sant'Antonio. Aperte due inchieste

PADOVA — Nel silenzio del monastero di Gubbio quella porta sbattuta echeggiò più di una bestemmia. Era il 3 giugno del 2008 e se ne andarono in tre: suor Chiara e le novizie Almudena e Milagrosa, tutte di clausura. «Lì dentro succedono cose scandalose», osò dire il terzetto di clarisse cercando rifugio nel convento dei frati Cappuccini di via Veneto, a Roma, dove iniziarono a raccontare fatti sorprendenti. Vessazioni, vendette, rapporti proibiti. E pure un furto di preziosi, gli stessi che suor Milagrosa Alicia Maria Arango Munoz, quarantottenne colombiana di Barranquilla, consegnò al monastero delle Clarisse Sacramentarie il giorno in cui arrivò, nel settembre del 2004: tre crocifissi con catena d’oro, tre Cristi in oro con croci di rubini, smeraldi e brillanti, cinque medaglie tempestate di preziosi con catene d’oro, cinque scapolari d’oro guarniti di pietre preziose, sette braccialetti d’oro, ventuno anelli con pietre preziose e tre orologi. Un piccolo tesoro, valutato circa 1,1 milioni di euro, che suor Milagrosa aveva ereditato dalla mamma.

«Quando ho chiesto la restituzione non c’era più nulla nella scatola», ha detto lei, denunciando il fatto. Insomma, una storia così potenzialmente rumorosa e quasi inverosimile da sembrare destinata a un riservato redde rationem fra le mura vaticane. E invece ecco il colpo di scena: le religiose, affidandosi a uno degli avvocati più vulcanici d’Italia, Carlo Taormina, hanno preso carta e penna e vergato alcune clamorose querele sulle quali stanno ora indagando le procure di Perugia e Roma. La scorsa settimana il pm capitolino Elisabetta Ceniccola ha convocato suor Milagrosa per capirne di più, mentre in precedenza era stato il il pm perugino Dario Razzi a voler sentire le tre fuggiasche.

Le loro accuse non coinvolgono solo i vertici del monastero ma anche alcuni alti prelati, come monsignor Francesco Gioia, delegato pontificio per la basilica di Sant’Antonio da Padova, e monsignor Gianfranco Gardin, oggi vescovo della diocesi di Treviso ma fino allo scorso anno e dal 2006 voluto da Papa Ratzinger al vertice della Segreteria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (Civcsva), cioè l’istituzione che si occupa di tutti i conventi e monasteri, maschili e femminili. Fra gli altri denunciati il vescovo di Gubbio, monsignor Mario Ceccobelli, la madre badessa del monastero suor Maria Pace Celedòn, il commissario pontificio suor Maria Daniela Pozzi, e varie consorelle, tutte additate di complicità nei confronti del Vaticano per coprire le vicende, oltre che in alcuni casi per incontri sconvenienti, contrari alla regola del monastero.

Episodi rispetto ai quali riportano nomi, cognomi e dettagli. Naturalmente agli alti prelati le clarisse non attribuiscono responsabilità dirette nei fatti. Li accusano di comportamenti volti a far rientrare le denunce, di aver fatto terra bruciata intorno a loro minacciando l’espulsione e la sconsacrazione. Anche il monastero non è rimasto a guardare e ha dichiarato guerra alle novizie: «Di fronte ad addebiti così gravi e a particolari inverosimili le suore clarisse cappuccine presentano querela per una serie di reati commessi in loro danno dalle due novizie in concorso con suor Chiara (furto di passaporto, carta d’identità della madre badessa...) - scrive l’avvocato Ubaldo Minelli per loro conto - Dopo un’approfondita istruttoria anche a mezzo di Commissario Pontificio e del Prefetto del Civcsva, cardinale Francesco Rodé, si è pervenuti a un giudizio di "assoluta inidoneità alla vita religiosa"».

Ma il terzetto non ha desistito e ha continuato nelle accuse, rincarando la dose. A monsignor Gioia contestano di «aver imposto di rinunciare alla denuncia presentata per la sottrazione dei gioielli e consigliato a madre Chiara di dichiararsi pazza minacciando la sconsacrazione e la perdita dei voti. Solo così avrebbe avuto ospitalità in qualche monastero». Monsignor Gioia si sarebbe recato nel Convento dei cappuccini «tenendo un tono e un comportamento straordinarimente aggressivi - aggiungono le religiose - facendo pesanti minacce nei nostri confronti».

Il vescovo di Treviso Gardin viene tirato in ballo invece per alcune lettere nelle quali emergerebbe «la strumentalità delle accuse e delle minacce utilizzate al fine di coartare la libertà di volere delle religiose in modo da costringerle ad allontanarsi dall’Italia e così porre definitivamente nel dimenticatoio la questione del furto di gioielli». Minacce e violenza privata, dicono. Il vescovo ha scritto a suor Chiara invitandola «a prendere le distanze da quanto vissuto finora e anche da tante voci dissonanti... le comunico che non sarà presa in considerazione alcuna richiesta fintanto che non si sarà recata, secondo l’obbedienza ricevuta, nel monastero di Durango, in Messico».

Gardin è risoluto anche con suor Milagrosa: «Le scatole di sua proprietà verranno messe a disposizione secondo le indicazioni della Commissaria Pontificia: sarà bene che a tale consegna corrisponda la resa da parte sua dell’abito monastico, abito che non ha diritto di trattenere e meno ancora di indossare...». Per le monache, un chiaro ricatto. Contro di loro si è dunque schierato il Vaticano.

Mentre a sostenerle, solitario, è rimasto un francescano- cappuccino, ex procuratore generale dei Cappuccini e docente di teologia dell’Università pontificia Antonianum: padre Francisco Iglesias. «In coscienza e davanti a Dio - ha scritto il francescano dalla Curia Generale dei Frati minori - sulla base di una conoscenza profonda, diretta e personale, certifico l’esemplare condotta umana e religiosa delle tre sorelle: appassionata vocazione, abbandono nella divina Provvidenza, amore sincero e umile per la Chiesa, serenità nell’incomprensione e nell’isolamento in cui sono costrette... Meritano una parola conclusiva che restituisca loro la dignità e la giustizia che sono loro dovute...».

Padre Iglesias era a Roma. E’ stato trasferito di recente in Spagna e naturalmemnte il trasferimento è stato letto dal terzetto come un ulteriore atto di violenza. Ad abundantiam la vicenda ha vissuto di recente altri imprevisti. La sparizione di suor Chiara. «Di lei non si hanno più notizie da dieci giorni», dicono le novizie. Potrebbe essere finita sotto le ali di una consorella per un periodo di meditazione. Nel frattempo suor Milagrosa e Almudena sono state cacciate anche dal convento dei Cappuccini. Dove sono finite le novizie, avvocato Taormina? «Al sicuro, sui colli di Trevi... a casa mia». Andrea Pasqualetto

cORRIERE DEL vENETO 05 giugno 2010(ultima modifica: 07 giugno 2010)