Terremoto L'Aquila, Indagata la Protezione Civile: La città andava evacuata

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L'accusa è di omicidio colposo per la sottovalutazione degli allarmi prima del terremoto. Tra gli indagati i vertici della Protezione civile, sismologi e tecnici del dipartimento

Note di Roberta Lerici

E così, a distanza di un anno, viene fuori quello su questo blog abbiamo sempre sostenuto: non è vero che In Italia non siano mai state fatte vere e proprie evacuazioni, non è vero che non si potesse fare prevenzione, non  è vero che non ci si possa preparare all'eventualità di un terremoto con esercitazioni e piani di evacuazione.Solo che quando tutte queste cose si scrivevano qui, eravamo soli e siamo stati anche insultati perchè "poco riconoscenti" nei confronti della Protezione Civile.I suoi uomini e i suoi volontari, però, non c'entrano nulla e questo lo abbiamo sempre detto. Era la mancanza di iniziative dopo tre mesi di scosse e l'estrema leggerezza della commissione grandi rischi ad essere sotto accusa, allora come adesso.

"La città andava evacuata"

di GIUSEPPE CAPORALE

La Procura della Repubblica dell'Aquila ha notificato alcuni avvisi di garanzia relativi all'inchiesta sul mancato allarme per il terremoto. L'accusa rivolta ai membri della Commissione Grandi rischi, che il 31 marzo 2009, 6 giorni prima del terremoto che sconvolse L'Aquila, parteciparono alla riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese, è di omicidio colposo. Nel documento della Procura ci sarebbe scritto che la "protezione civile è venuta meno ai doveri di previsione e prevenzione".

Perciò, la colpa consiste nella "negligenza, imprudenza e imperizia". Tra gli indagati, ci sarebbero alcuni funzionari ai vertici del Dipartimento della Protezione Civile e dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. I rilievi furono consegnati alla magistratura lo scorso aprile come anticipato dal un articolo di Repubblica. L'avviso di chiusura indagini sarebbe in corso di notifica al professor Franco Barberi, presidente vicario della Commissione, al professor Enzo Boschi, presidente dell'Ingv, al vice capo del settore tecnico-operativo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis, al direttore del Centro nazionale terremoti Giulio Selvaggi, al direttore della fondazione 'Eucentre' Gian Michele Calvi, all'ordinario di fisica terrestre dell'Università di Genova Claudio Eva, al direttore dell'ufficio rischio sismico del Dipartimento della Protezione Civile Mauro Dolce. "Non si tratta di un mancato allarme, l'allarme era già venuto dalle scosse di terremoto.

Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case", spiega il Procuratore della repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, LEGGI IL DOSSIER CON LE ACCUSE 1 Nel verbale dei Grandi rischi: "Piccole scosse non sono avviso". Nel verbale del 31 marzo 2009 sono riportate le parole pronunciate da Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile: "Non c'è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento". La riunione con le massime autorità scientifiche nel settore sismico fu necessaria, si legge sempre nel verbale "per esaminare la fenomenologia sismica in atto da alcuni mesi nel territorio della Provincia Aquilana".

Nel verbale sono riportati i pareri degli esperti che sottolineavano che i terremoti sono molto difficili da prevedere, che non è possibile fare pronostici scientifici, e affermavano che era "improbabile" che si verificasse una scossa distruttiva: anzi, "non c'è motivo per dire che un sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento". Sei giorni più tardi una scossa di magnitudo 6.3 haa distrutto L'Aquila e molti paesi abruzzesi, causando più di 300 morti.

La Commissione è la principale struttura scientifica di riferimento della Protezione civile e si occupa di previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, fornendo indicazioni ed esaminando i dati forniti da istituzioni e organizzazioni preposte alla vigilanza degli eventi. Alle riunioni della Commissione, prevede il decreto istitutivo, può partecipare, senza diritto di voto, il capo della Protezione civile o, su sua richiesta, il direttore degli uffici del Dipartimento interessati agli argomenti posti all'ordine del giorno.

Come risulta dal verbale della riunione del 31 marzo 2009, all'incontro, oltre a Barberi e De Bernardinis, erano presenti il presidente dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi, il direttore del Centro Nazionale Terremoti Giulio Selvaggi, il direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione Civile Mauro Dolce, il professor Gian Michele Calvi dell'Eucentre di Pavia, il professor Claudio Eva dell'Università di Genova, l'assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo, il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, Altero Leone, responsabile della Protezione civile regionale e altre rappresentanti del Dipartimento di Protezione civile e della Regione. Dei nomi presenti sul verbale non si sa, al momento, quali figurino tra gli indagati.

Quando la Commissione fu convocata, da quasi sei mesi nel territorio dell'Aquila si susseguivano scosse sismiche, culminate il 30 marzo, cioè il giorno prima della riunione, in una scossa di magnitudo 4.0. Un aspetto, questo, sottolineato dallo stesso De Bernardinis all'incontro. Ma gli esperti non ritennero che la situazione fosse il preludio di una scossa devastante, sottolineando l'impossibilità di previsioni attendibili in questo campo. Boschi evidenziò come "i forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile - disse - che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta". E aggiunse che "la casistica è molto limitata", ma sottolineò anche che "essendo la zona di L'Aquila sismica, non è possibile affermare che non ci saranno terremoti".

Boschi rilevò anche che "la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore". Anche Barberi lo ribadì, affermando che "oggi non ci sono strumenti per fare previsioni e qualunque previsione non ha fondamento scientificò. "L'unica difesa dai terremoti - aggiunse - consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare la loro capacità di resistenza". Le conclusioni a cui giunse la Commissione furono ribadite il 6 aprile, subito dopo il terremoto, quando Barberi, a nome della Commissione, tornò a sottolineare l'impossibilità di prevedere i terremoti. "Quello che è possibile - disse in una conferenza stampa - è indicare la pericolosità sismica di un'area".

Quanto agli edifici, se a cadere sono anche quelli moderni e se si verificano "danni irragionevoli, ancora una volta si pone il problema del controllo della qualità delle costruzioni". Ora la procura della Repubblica dell'Aquila ha inviato agli indagati l'avviso di conclusione delle indagini.

Gli accertamenti sono scattati subito dopo l'esposto di diversi cittadini che hanno chiesto alla Procura di verificare il lavoro della Commissione. ''I responsabili sono persone qualificate, dovevano dare risposte diverse ai cittadini". Il Procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, commentando la notifica della conclusione delle indagini sulle risultanze della riunione del 31 marzo 2009, ai microfoni del Tg3 Abruzzo fa il punto sui quanto si sarebbe dovuto fare prima del 6 aprile: "Non si tratta di un mancato allarme, l'allarme era già venuto dalle scosse di terremoto - ha detto -.Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case''. '

'Abbiamo indagato sulla Commissione Grandi Rischi perché - ha detto il procuratore - ci sono state denunce di persone che hanno subito questa situazione. Ci sono stati decessi e altro e non potevamo non seguire questo filone''. Quanto ai prossimi sviluppi, Rossini ha chiarito che ''abbiamo fatto tutte le indagini e depositato gli atti. La fase successiva - ha concluso - sarà portare gli atti davanti ai giudici''. Cialente: "Boschi disse: il sisma prima o poi arriva". "Io in quella sera del 31 marzo ero il vaso di coccio che faceva domande, ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell'Ingv: ma che volete, all'Aquila prima o poi un terremoto arriva...". Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ricorda la riunione della Commissione grandi rischi a 6 giorni dal terremoto.

"Non so nulla, ma se venissi indagato sarei proprio cornuto e mazziato...", prosegue il primo cittadino dopo la notizia della chiusura indagini sul mancato allarme. Il sindaco ricorda che la risposta data alle sue paure fu decisa "e io, dopo essermi arrabbiato per la risposta, mi preoccupai subito, anche perché in quei giorni stavo mettendo in sicurezza delle scuole che avevo chiuso per colpa delle scosse precedenti senza avere i soldi per farlo - racconta - il 2 aprile feci richiesta di 20 milioni al governo e una delibera sullo stato d'emergenza".

La preoccupazione per lo sciame cresceva sempre di più: le scosse che precedettero quella del 6 aprile 2009 "oltre a procurare una più che comprensibile preoccupazione nei cittadini dell'Aquila, ha generato un comprensibile allarme nelle pubbliche ammnistrazioni... per la stabilità delle scuole e delle sedi istituzionali" si legge, infatti, nella lettera che il sindaco dell'Aquila inviò il 2 aprile al capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Nella missiva Cialente spiega che le verifiche di quei giorni portarono a "un quadro piuttosto allarmante", mentre "in numerose abitazioni private sono stati riscontrati dei problemi di staticità".

Cialente a quel punto chiedeva a Bertolaso le necessarie risorse "per il rigore estremo con cui sono costretti gli enti locali per il controllo della spesa" e la possibilità "in tempi ragionevoli, a fondi statali riferiti alla Protezione Civile", con soluzioni "come quella recentemente operata a beneficio della ricostruzione nelle aree colpite dai sismi degli anni 80". 'No comment' di Boschi. ''Non ho nessun commento da fare''. Enzo Boschi, direttore dell'Istituto nazionale di fisica e vulcanologia (Ingv), interpellato dopo essere stato indagato dalla procura dell'Aquila, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. 

(la repubblica 03 giugno 2010)