Bugie ai giudici sulle violenze sessuali subite dallo studente disabile: un atto di accusa alla scuola

di Roberta Lerici 

Nella richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza di un insegnante di ginnastica, un bidello e uno studente, si legge:«Deve con rammarico prendersi atto che scarso o addirittura nullo è stato il contributo probatorio proveniente dall’ambiente scolastico: sia i compagni di classe, sia gli operatori scolastici, sia i docenti. Differenti i rispettivi ambiti ma comune la causale, consistente nel tenere il più possibile lontano da sé sospetti di complicità o comunque di omesso o insufficiente controllo».

Ecco una spaventosa storia che spiega come, spesso, l’omertà si manifesti anche nell’ambito di istituzioni che dovrebbero fare della trasparenza e della tutela dei minori che deve formare, una bandiera.

 

La denuncia dei genitori del ragazzo disabile vittima dei compagni è terribile:

”Nostro figlio vittima del branco per anni nella palestra della scuola».

Abusi sessuali, umiliazioni, scherzi atroci in una escalation  risaputa da tanti nella scuola. In un caso, le violenze sessuali sarebbero state immortalate con i telefonini.

E cosa hanno detto il professore di ginnastica e la bidella dopo la denuncia della madre? Che era impossibile fosse accaduto. Loro non ne sapevano nulla. Quello che li ha visti condannare per falsa testimonianza è solo il primo dei processi che riguardano questo caso in cui insieme all’insegnante e alla bidella, è stato condannato anche uno studente. Poi ne verranno altri. La scuola deve tutelare gli studenti, non coprire i reati che vi vengono commessi per paura. E’ un reato anche la mancata vigilanza.

Di seguito la storia nei dettagli. Un ultima nota: il ragazzo vittima dei compagni era affetto da ritardo cognitivo. Forse, qualcuno, ha pensato che tanto non sarebbe stato in grado di raccontare. O, forse, qualcuno ha pensato che non sarebbe stato creduto perché -se nessuno si era accorto di nulla, il fatto non poteva essere accaduto-

  Il pm Giovanni Porcheddu ha chiesto al gup tre rinvii a giudizio per falsa testimonianza

«Bugie ai giudici sulle violenze sessuali all’Ipia»

Nei guai un professore di ginnastica, una bidella e un compagno di classe del disabile
Nel 2004 la denuncia dei genitori: «Nostro figlio vittima del branco per anni nella palestra della scuola»
 SASSARI. I giudici del tribunale per i minori non avevano usato mezzi termini quando, motivando due condanne per violenza di gruppo su uno studente disabile, avevano accusato gli insegnanti e i compagni di scuola della vittima di avere fatto mancare a forze dell’ordine e magistratura «quel minimo di leale collaborazione civica oggettivamente richiesta dalla gravità dei fatti». Ora il pm chiede tre rinvii a giudizio per falsa testimonianza. Oltre a non collaborare per smascherare i responsabili di uno sconvolgente episodio di bullismo all’Ipia, insomma, nel 2005 qualcuno avrebbe anche mentito.
Il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha depositato nella cancelleria del Gup la richiesta di rinvio a giudizio per un compagno di scuola della vittima, un insegnante di ginnastica e una bidella dell’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato di Sassari. Secondo una sentenza di condanna emessa in primo grado e confermata in appello (i due imputati hanno presentato ricorso in Cassazione), tra il 2003 e il 2004 ogni martedì la palestra della scuola ospitò un branco che infieriva su un ragazzo affetto da «ritardo cognitivo e relazionale». Abusi sessuali, umiliazioni, scherzi atroci in una escalation insulsa e risaputa da tanti nella scuola. In un caso le violenze sessuali sarebbero state immortalate con i telefonini.
Quando quattro anni fa la denuncia dei genitori della vittima fece esplodere lo scandalo, con tre studenti finiti dietro le sbarre, in tanti all’Ipia giurarono di non sapere. Stando all’accusa formalizzata dal pm Porcheddu, qualcuno si spinse al punto da «affermare deliberatamente il falso» davanti ai giudici del tribunale per i minori. Si trattava del primo dei processi scaturiti dall’inchiesta. L’altro, a carico degli studenti maggiorenni, è ancora in corso in tribunale.
La richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza riguarda Pietro Gavino Solinas, 23 anni, sassarese, ex compagno di scuola della vittima e degli imputati. Il giovane, ventenne quando venne chiamato a testimoniare, negò di avere assistito ad abusi sessuali sul ragazzo disabile e disse di non avere visto nessuno fotografare il «branco» in azione sulla preda.
La richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza riguarda anche Sabrina Carboni, 38 anni, di Porto Torres, bidella all’Ipia. L’ausiliaria è accusata di avere affermato il falso affermando «che dalla sua postazione di lavoro si poteva sentire a tutto ciò che i ragazzi si dicevano negli spogliatoi della palestra» e che «nessuno degli alunni della classe frequentata dalla vittima entrava nei bagni per fare la doccia». Circostanza rivelatasi invece vera al processo.
Per il pm, merita di andare a processo anche Costantino Pulino, 53 anni, di Sorso, da oltre venti insegnante di ginnastica all’Istituto professionale sassarese. Il professore è imputato di avere mentito quando giurò che la vittima «non entrava negli spogliatoi della palestra per cambiarsi».
Queste ed altre affermazioni furono stigmatizzate dai giudici dei minorenni con una sentenza che rappresentò un atto di accusa alla scuola. «Deve con rammarico prendersi atto - si legge nella sentenza - che scarso o addirittura nullo è stato il contributo probatorio proveniente dall’ambiente scolastico: sia i compagni di classe, sia gli operatori scolastici, sia i docenti. Differenti i rispettivi ambiti ma comune la causale, consistente nel tenere il più possibile lontano da sé sospetti di complicità o comunque di omesso o insufficiente controllo».
All’udienza preliminare per le presunte false testimonianze si parlerà soprattutto dell’ambiente scolastico. Gli imputati, difesi dagli avvocati Pietro Diaz e Chiara Maninchedda, si difenderanno. Davanti al gup non dovrà presentarsi Generosa Trabacco, 47 anni, sassarese, insegnante di ginnastica inizialmente indagata per falsa testimonianza. Dopo avere ricevuto una memoria difensiva dalla docente, assistita dall’avvocato Pier Luigi Carta, il pm ha deciso di archiviare l’accusa che la riguarda. Il gup Salvatore Marinaro, che si occuperà del delicato caso, ha già stralciato la posizione della professoressa.
( Espresso Local 29 febbraio 2008)