Rignano, gli avvocati delle vittime: sequestrate i beni di Scancarello

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 Al via domani il processo: con lui imputate tre maestre POCHE ore dall’inizio del processo sui presunti abusi nell’asilo di Rignano Flaminio si intuisce già che non sarà un dibattimento come gli altri, ma saranno udienze ad alto tasso di polemica, perché mai come in questo caso giudiziario i fronti sono così opposti: innocentisti da una parte, colpevolisti dall’altra. Che si tratti di una causa di grosso interesse sociale e pubblico sembra averlo stabilito anche il presidente del Tribunale di Tivoli che ha fatto collocare due maxi schermi, uno nella biblioteca e l’altro all’ingresso del Tribunale, perché «tutti devono poter seguire queste udienze». Sebbene è facile immaginare che le telecamere si spegneranno quando gli argomenti si faranno più scabrosi o verranno proiettate le testimonianze dei bambini in aula. di CRISTIANA MANGANI ROMA - A poche ore dall’inizio del processo sui presunti abusi nell’asilo di Rignano Flaminio si intuisce già che non sarà un dibattimento come gli altri, ma saranno udienze ad alto tasso di polemica, perché mai come in questo caso giudiziario i fronti sono così opposti: innocentisti da una parte, colpevolisti dall’altra. Che si tratti di una causa di grosso interesse sociale e pubblico sembra averlo stabilito anche il presidente del Tribunale di Tivoli che ha fatto collocare due maxi schermi, uno nella biblioteca e l’altro all’ingresso del Tribunale, perché «tutti devono poter seguire queste udienze». Sebbene è facile immaginare che le telecamere si spegneranno quando gli argomenti si faranno più scabrosi o verranno proiettate le testimonianze dei bambini in aula. Ancora prima di cominciare, comunque, un’altra iniziativa è annunciata e ad avviarla sarà l’avvocato Pietro Nicotera, che assiste due parti civili. Il legale è intenzionato a chiedere il sequestro conservativo dei beni dell’autore televisivo Gianfranco Scancarello, in quanto - spiega - «unico tra gli imputati a non essere garantito, in caso di condanna, al risarcimento dei danni dal ministero dell’Istruzione». «Questo non è un processo senza prove, come si continua a dire - aggiunge - e verrà dimostrato nel corso del dibattimento». Nicotera ha chiesto anche l’autorizzazione a citare il dicastero di viale Trastevere e darà un termine per chiamarlo in giudizio. È facile, dunque, immaginare che l’udienza di domani, presieduta da Mario Frigenti, verrà rinviata quasi subito, dopo l’appello delle parti presenti. Davanti ai giudici dell’unica sezione collegiale dovranno presentarsi i cinque imputati: tre maestre, Scancarello, e una bidella. Gli viene contestato di aver abusato di almeno 21 bambini che frequentavano l’asilo, negli anni tra il 2005 e il 2006, di averli maltrattati e violentati. A sostenere le accuse, i racconti fatti dai piccoli ai genitori, i loro ricordi, ma anche le loro confusioni. Alcuni avrebbero detto di essere stati prima narcotizzati e poi di aver subito violenza sessuale in una villa poco distante dalla scuola, il tutto alla presenza di un uomo che avrebbe filmato gli incontri.

E quando il 24 aprile del 2007 sono scattate le manette per le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, la bidella Cristina Lunerti e l’autore tv, nonché marito dalla Del Meglio, Gianfranco Scancarello, in tanti hanno preso posizione tra chi, scettico, non crede assolutamente a questa storia, e chi, indignato, rabbrividisce al pensiero. In quegli stessi giorni finisce in carcere anche il benzinaio cingalese, Kelum Weramuni De Silva, la cui posizione verrà poi archiviata così come quella di un’altra maestra, Assunta Pisani.

Dopo poche settimane, il 10 maggio del 2007, il Tribunale del riesame rimette tutti gli indagati in libertà smontando la tesi accusatoria, così come farà la corte di Cassazione. La Procura di Tivoli, però, va avanti con l’inchiesta, raccogliendo quelli che, per loro, sono «nuovi e pesanti indizi», anche attraverso l’incidente probatorio. Nel corso dell’atto istruttorio, i bambini avrebbero riconosciuto un altro casolare, il quarto, che potrebbe essere stato il teatro dei presunti episodi di pedofilia. Un luogo che era stato descritto dai piccoli come «la cucina bianca e rossa» e «il castello della paura».

Altre case sarebbero state riconosciute, l’abitazione di una delle maestre rinviate a giudizio, un casolare nella campagne di Rignano, l’abitazione di una donna bosniaca che, dopo essere stata iscritta sul registro degli indagati dalla procura di Tivoli per violenza sessuale su minori si è resa irreperibile, anche perché al centro di una battaglia giudiziaria con l’ex marito per l’affidamento della figlia minorenne. Il Messaggero 26 maggio 2010