PEDOFILIA ASILO ABBA, CASSAZIONE: CHE I GENITORI ABBIANO SUGGERITO LE DICHIARAZIONI AI FIGLI VA DIMOSTRATO

In occasione della sentenza di Cassazione per il caso dell'asilo Sorelli di Brescia, si è scritto che all'assoluzione degli otto imputati si sarebbe pervenuti ritenendo le dichiarazioni dei bambini  fantasiose, o frutto di domande suggestive, o frutto di contagio collettivo. Uso che il condizionale, in quanto la sentenza non è stata ancora pubblicata e dunque devo attenermi a quanto riferito dalla stampa.  se così fosse, però, non posso fare a meno di rilevare  il fatto che non tutti i collegi giudicanti della Cassazione ragionano allo stesso modo.E allora mi domandao come mai i giudici chiamati a pronunciarsi sull'assoluzione del bidello dell'asilo Abba (altro asilo di BRESCIA al centro di un'indagine per pedofilia) siano stati di parere opposto e abbiano ritenuto che le testimonianze dei bambini non fossero da liquidare come fantasie, o meglio, per poter parlare di fantasie o di racconti indotti dai genitori, bisogna fornire delle prove o fornire un quadro probatorio di quanto si afferma.

Essendo totalmente mancanti, seconso i giudici, i riscontri alla tesi dei giudici che hanno assolto l'unico imputato del caso Abba, la Corte ha rigettato la sentenza e si dovrà ripetere il processo di appello al bidello.

Di seguito alcuni stralci della sentenza  del 25 giugno 2009, depositata il 19 novembre 2009

CASSAZIONE ASILO ABBA: ANNULLAMENTO DELL'ASSOLUZIONE DEL BIDELLO, uno stralcio:

"......Ugualmente ingiustificato ed immotivato è l'analogo giudizio di inattendibilità espresso dalla stessa corte nei confronti dei genitori di X., arbitrariamente dipinti come soggetti pronti, non solo a suggestionare la figlia, ma anche a metterle sulla bocca racconti di sessualità anche deviata, imbarazzanti persino per un adulto; racconti che, a questo punto, dovrebbero ritenersi frutto delle perverse fantasie degli stessi genitori, evidentemente inaffidabili.

Perché non può esservi dubbio sul fatto che la descrizione, da parte di x., di atti sessuali tanto crudi e specifici, se si esclude che abbia avuto origine da un'esperienza effettivamente vissuta dalla bimba, non potrebbe che essere il frutto di suggestioni determinate non tanto da un errato approccio al problema da parte dei genitori, quanto di una loro fantasia perversa.

Anche tale tematica è stata superficialmente affrontata dai giudici del rinvio, che hanno parlato di interventi suggestivi dei genitori, sia pure giustificati dall'ansia per la salute psicofisica della loro figlia, senza tuttavia considerare che il ritratto che di essi uscirebbe, seguendo il loro ragionamento, sarebbe quello di una coppia perversa e per nulla preoccupata della salute della bambina. Una coppia che avrebbe finito "per porre domande che contenevano già al loro interno la descrizione di atti sessuali che bambini di quell'età non potevano conoscere" e che, ad esempio, secondo l'argomentare dei giudici del rinvio, avrebbe suggerito alla bambina la descrizione dell'episodio del serpente e persino delle negative sensazioni dalla stessa percepite in quell'occasione.

Ritratto che dovrebbe bollare, se non di oscenità perversa, quantomeno di grave stupidità l'atteggiamento dei due coniugi e di totale incoerenza rispetto allo scopo perseguito: di capire, certo, quanto poteva essere accaduto, ma principalmente di curare i disturbi comportamentali della bambina, non certo di aggravarli con dissennati e perversi comportamenti indagatori.

Conclusione alla quale quei giudici avrebbero ben potuto pervenire, tuttavia solo dopo essersi confrontati con quanto affermato dal primo giudice circa il sano, sereno ed armonico contesto familiare in cui x. era vissuta, il notevole autocontrollo, pur coinvolti in una vicenda tanto delicata, dei due coniugi, l'assenza di motivi di rancore nei confronti dell'imputato che ne potessero avere condizionato il giudizio.

Confronto che avrebbe dovuto coinvolgere anche gli analoghi, positivi giudizi espressi dagli stessi periti che, a loro volta, come già rilevato, hanno dato atto della linearità dei G. e dell'intelligenza e del senso di responsabilità che ne avevano contraddistinto gli interventi.

Nessuno dubita del fatto che la corte del rinvio fosse legittimata a manifestare un giudizio del tutto opposto rispetto a quelli espressi dal primo giudice e dagli stessi periti, certo è, però, che alla opposta conclusione egli avrebbe dovuto pervenire dopo attenta e precisa contestazione di quei giudizi, coerentemente argomentata alla stregua di specifici elementi probatori e dopo un attento esame del comportamento dei due coniugi, e senza trascurare che essi, davanti ai disturbi comportamentali manifestati dalla figlia nel mese di ottobre, hanno seguito, secondo quanto emerge dagli atti, un percorso del tutto coerente: dall'iniziale intervento del pediatra seguito, su consiglio del medico, da quello della neuropsichiatra, alla lunga cura psicoterapica alla quale x. è stata amorevolmente sottoposta.

In realtà, il giudice del rinvio non è neanche giunto ad esprimere apertamente giudizi negativi sui genitori, forse consapevole dell'assenza di elementi probatori che potessero autorizzarli, e tuttavia è pervenuto, immotivatamente, ad un giudizio di sostanziale inattendibilità degli stessi."

 

WWW.BAMBINICORAGGIOSI.COM 9 MAGGIO 2010