L'Aquila, lettera aperta di un commerciante: "La nostra non è più vita"

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 (immagine archivio-internet)

L'AQUILA - In una lettera aperta inviata alla stampa da un commerciante del centro storico de L'Aquila c'è tutta la tragedia che vive quotidianamente chi a causa del sisma del 6 aprile 2009 ha perso non solo la casa, ma il lavoro, unica garanzia per il futuro. Scrive Daniele Cerrone, commerciante del centro storico: "Commercianti, liberi professionisti e artigiani aquilani sono stati abbandonati. A distanza di un anno dal terremoto tutti noi abbiamo percepito solo 800 euro per tre mesi per un totale di 2.400 euro. Molti di noi hanno più la possibilità di vivere in maniera dignitosa, per noi oggi anche un pasto significa vergogna, siamo costretti a mangiare alla mensa del popolo o alla Caritas, per fortuna loro non ci hanno abbandonato".

Nella lettera viene rivolta una chiara accusa alle istituzioni impegnate dapprima nell'emergenza, ora nella "ricostruzione": non aver attuato misure di sostegno, ma neanche di tutela per quanti hanno perso la propria attività. Spiega Cerrone: "Incominciano ad arrivare ingiunzioni di pagamento dal Tribunale del giudice di pace di L'Aquila per assegni emessi ed effetti per merci e attrezzature che ovviamente non abbiamo più perchè sono state distrutte dal sisma del 6 aprile 2009, e chi ancora le ha comunque non può pagare perchè dal giorno del sisma ha reddito zero. Quindi, la realtà è che tutti noi commercianti, che a causa del terremoto non abbiamo più le nostre attività, non abbiamo più nessun reddito anzi abbiamo solo debiti, ci troveremo, a causa di questo disinteresse, nel giro di altri pochi giorni anche falliti e protestati". Altra nota dolente, le tasse, che dal prossimo giugno gli aquilani torneranno a pagare per intero, aggravate dall'immediata restituzione totale di quanto "concesso" ai terremotati in questi 12 mesi. Ulteriore contestazione mossa dal commerciante aquilano alle istituzioni sull'accesso ai fondi per il rimborso per le apparecchiature distrutte come garantito dall'ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri (la numero 3789). Amara la riflessione che conclude la lettera e che getta ombre scure sul futuro della città: "Come pensate che tutti noi riusciremo ad avere un futuro se già adesso ci stanno mandando falliti e protestati, con conseguente blocco definitivo dell'accesso al credito bancario che oltre a tutto è già bloccato visto i precedenti mutui e finanziamenti accesi per le nostre attività?

Eppure un modo per dare a tutti noi la possibilità di ripartire era semplice: totale congelamento dei debiti esistenti fino a data da destinarsi in congruenza con la riapertura delle nostre attività e la garanzia del Governo nei confronti delle Banche per ottenere nuovi finanziamenti per far ripartire tutti. In questo modo avremmo avuto di nuovo l'accesso al credito bancario e con le nostre forze e idee avremmo avuto la possibilità di ricreare un contesto socio-economico.

Non si capisce come sia possibile che non siano stati presi provvedimenti per tutti noi, non possiamo credere che si preferisca far fallire tutti e di conseguenza far incrementare la povertà, la delinquenza e infiltrazioni mafiose che occuperanno il nostro posto!".(Elisa Cerasoli)(Dires - Redattore Sociale) 19 aprile 2010