Il mondo dei pedofili dietro le sbarre: in Italia 3 carceri speciali per gli orchi

La maggior parte vive in isolamento nei reparti "protetti", ma esistono piccole strutture dedicate In Campania, Sardegna e Friuli: ecco come vivono e chi sono i detenuti che si sono macchiati di crimini sessuali
Poche attività sociali e mancanza di figure specializzate per i "sexoffenders" nelle Guantanamo nostrane

"Agrigento, stuprata a quattro anni. Il pizzaiolo aveva già violentato due bimbe, ma è uscito dal carcere dopo meno di un anno."
Idem ad Aosta: il professore indagato per pedopornografia è tornato ad insegnare a scuola.

Gli orchi sono tra noi,e spesso la certezza della pena è un optional.
Ma quelli che finiscono dentro sono in aree "protette", padiglioni a parte dove si vive quasi in isolamento. Nessun contatto con gli altri reclusi, niente corsi di formazione o vita sociale.

E' il mondo parallelo di chi in carcere è finito per un reato ignobile.
Sono i pedofili, o più in generale chi si è macchiato di reati di violenza sessuale, finiti in quelle celle perché incapaci di controllare pulsioni e azioni.

IN ITALIA sono principalmente tre gli istituti penitenziari destinati ad accogliere in maggioranza i"sexoffender", ovvero detenuti condannati per reati sessuali, tra cui appunto chi è accusato di pedofilia.

A Vallo della Lucania in provincia di Salerno, ad esempio, in paese tutti conoscono quello che chiamano il carcere "dei pedofili". In quelle otto celle trascorrono il loro tempo, scontando la pena. Qui i 50 detenuti, quasi tutti provenienti da ambienti disagiati, seguono i corsi di scolarizzazione, ma i colloqui sono davvero pochi così come le ore dedicate dall'unica psicologa della struttura.

Nel Triveneto, fino al 2005, toccava alla casa circondariale di Rovereto ospitare solo violentatori e “orchi” che oggi vengono destinati alle sezioni protette di Padova, Verona e soprattutto Pordenone, dove rappresentano il 50% degli ospiti: oltre ai pedofili, anche collaboratori di giustizia e ex forze dell'ordine.

Sulla collina di Lanusei, in Sardegna, il piccolo carcere dal 1998 ospita sex offender. Nell'ex convento settecentesco dei frati, trasformato con grate e porte blindate, i detenuti si dividono in nove celle.
Le giornate per i 35 "ospiti" scorrono lente e la doccia, due volte la settimana, è all'aperto in cortile con qualsiasi temperatura.

"Molti sono accusati di pedofilia – spiega il comandante Claudio Melis, in servizio presso l'istituto da oltre otto anni - Nell'80% dei casi il reato è commesso in famiglia e sta aumentando il numero di indagati anziani, di età superiore ai 60 anni. Attualmente ospitiamo perfino un 82enne e un insegnante, e, in passato, anche un prete.

Servirebbe un trattamento psicologico continuo, ma lo psicologo c’è solo per poche ore a settimana e l'ultima selezione per educatori, bandita due anni fa, è¨ ancora in corso".

Il 70% ammette la propria colpa, mentre in pochi negano di aver commesso abusi sui minori.

Oltre a questi istituti “speciali” esistono diversi reparti attrezzati negli istituti di pena di tutte le regioni italiane.

Nel Lazio ne esistono quattro: Frosinone, Civitavecchia, Rebibbia e Viterbo.

“Sono le sezioni degli “infami”, con i locali più fatiscenti, senza biblioteca e poche attività sociali e terapeutiche - dice l'ufficio del Garante dei detenuti del Lazio - per loro non c’è nessuna programmazione nazionale, lì vengono semplicemente abbandonati”.
Sono 1.322 i reclusi in Italia 98 donne,400 gli stranieri

I dati del Ministero
Più di mille i detenuti nelle carceri italiane accusati di reati di pedofili a, abusi e violenza sessuale su minori.

Nello specifico, sono soprattutto uomini italiani la maggioranza dei reclusi (824), seguono i pedofili stranieri (400) e 98 donne di cui 45 di nazionalità italiana e 53 straniera.

La regione che ospita nei suoi istituti di pena il maggior numero di accusati e condannati è la Lombardia. Segue Sicilia (204),Piemonte(145),Lazio (112) e Campania(106). Solo tre detenuti invece in Trentino Alto Adige.

Sulla posizione giuridica 289 sono in attesa di giudizio, 129 sono appellanti, 71 ricorrenti, 819 sono stati condannati definitivamente e 14 sono internati.

Per quanto riguarda l'età il picco si registra tra le persone nella fascia tra i 30 e i 39 anni(323),con un numero elevato anche tra i 40 e i 49 anni (321) e di giovani (262 trai 21-29anni).

Serena Martucci Italia epolis 25 febbraio 2008-fonte www.vivicentro.org