Carugate, ritardi nelle cure: senza tessera sanitaria muore bimba nigeriana di 13 mesi

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 La manifestazione di protesta per la morte della bambina

Note di Roberta Lerici

L'Ospedale smentisce la ricostruzione dell'episodio che compare nell'articolo di Repubblica e annuncia un comunicato in merito.In attesa di leggerlo, ci sono alcune considerazioni da fare, perchè al di là delle dichiarazioni, una certezza c'è: una bambina di 13 mesi è morta e il padre aveva la tessera sanitaria scaduta.La magistratura dovrà stabilire se il comportamento dell'ospedale di Cernusco sia stato corretto e se la legge sia stata rispettata, ma noi, cittadini italiani, cosa dobbiamo chiederci in casi come questi?

Che paghino, qualora ci fossero, tutti i responsabili di questo atto tremendo, per crudeltà e mancanza di rispetto per la vita umana? Oppure dobbiamo chiederci se le norme volute dalla Lega Nord e approvate dal governo nel pacchetto sicurezza, non abbiano prodotto dei guasti? Ovvero, nessuna legge dice che si debba lasciare morire qualcuno che non ha la tessera sanitaria in regola, ma come mai , come  afferma il Naga, in Lombardia vengono spesso rifiutate le cure agli immigrati , rimandando alle strutture di volontariato? Era questo che voleva la Lega?

Vorrei una risposta da tutti i ministeri interessati: Interni, Salute, Pari opportunità e anche un intervento del presidente della Commissione Bicamerale Infanzia, Alessandra Mussolini, perchè vorrei sapere cosa ne pensa di questa morte. E vorrei un intervento del presidente della Regione Lombardia Formigoni, così cattolico, così cristiano.E poi, magari, interpellerei  anche al Vaticano,visto che ogni giorno esprime la sua contrarietà all'aborto, sarebbe utile una sua valutazione sul tema.

Perchè a noi fa molto piacere che si parli di rispetto per la vita, o di presidenzialismo alla francese, o di leggi elettorali da rivedere, ma in Italia abbiamo problemi un po' più seri che vanno affrontati prima che sia davvero troppo tardi.

Ecco il comunicato del NAGA E l'articolo di Repubblica, contestato dall'ospedale di Cernusco: 

SANITA'. Bambina nigeriana muore dopo ritardo nelle cure 12 aprile 2010 E' successo all'ospedale di Cernusco sul Naviglio, la bimba aveva 13 mesi. il padre: "Rifiutato il ricovero perchè sprovvista di tessera sanitaria". Il comunicato del Naga

A Cernusco sul Naviglio, nel milanese, una bambina nigeriana di 13 mesi muore per cause ancora tutte da verificare. Ma "la bambina ha avuto grossissime difficoltà nell’accesso alle strutture sanitarie tanto che solo l’intervento paradossale dei carabinieri ha permesso il ricovero nel reparto di degenza probabilmente con un irreparabile e colpevole ritardo", denuncia l'associazione Naga.

"Pur guardandoci da sbrigative e colpevolizzanti spiegazioni non possiamo non leggere quest’episodio come una possibile spia del peggioramento dell’accoglienza nelle strutture sanitarie pubbliche degli immigrati, specie se irregolari" dichiara Stefano Dalla Valle della Direzione sanitaria del Naga, "ogni giorno presso l’ambulatorio medico del Naga incontriamo stranieri che denunciano la difficoltà e spesso l’impossibilità ad accedere alle cure sanitarie presso gli ospedali lombardi che, violando la legge nazionale che prevede l’acceso alle cure anche per i cittadini stranieri irregolari (art.35 T.U. Immigrazione), rifiutano l’accesso alle cure e rimandano paradossalmente alle strutture del volontariato come il Naga" prosegue Dalla Valle, "Non possiamo non chiederci se questi episodi non costituiscano un sintomo di un atteggiamento progressivamente escludente da ricondursi alla legislazione razzista del c.d Pacchetto sicurezza e del generale clima di criminalizzazione dell’immigrazione" continua il medico del Naga.

"Come Naga, pur rifiutando di sostituirci ai doveri delle strutture sanitarie pubbliche, continueremo a fornire assistenza medica gratuita e quotidiana a tutti i cittadini stranieri indipendentemente dal loro status giuridico fino a quando ce ne sarà bisogno e continueremo a monitorare e a denunciare i casi di violazione del diritto alla salute. Invitiamo, inoltre, cittadini stranieri ed italiani a segnalarci ogni eventuale caso di mancato accesso alle cure".

 

Cure negate senza tessera sanitaria muore a 13 mesi bimba nigeriana

Il documento e le cure negate a una piccola nigeriana perché il padre non aveva più il lavoro. Il caso all’Uboldo di Cernusco: la Procura apre un’inchiesta. E in duecento sfilano a Carugate per protesta

di GABRIELE CEREDA

Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive.

«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane. La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma.

Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso (00.39) e di uscita (00.45). Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — Dobbiamo capire se esistono direttive precise per casi come questo».

In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo. Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso.

L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria. Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco.

Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso. I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.

la repubblica