Arrestato Speranza, guru della setta "Maya": abusi e truffe su bambine e adulti

OPERAZIONE DEI VIGILI URBANI DELL'VIII GRUPPO DI ROMA

Danilo Speranza durante il suo arresto (Ansa)

 

 

 

 

 

 «Devo modificare il tuo karma» Guru new age abusava di bimbe di 10 anni Omar Danilo Speranza, fondatore di «Maya», è stato arrestato per violenza sessuale e truffa aggravata

 È sospettato di almeno 20 abusi (16 mar'10)

Danilo Speranza durante il suo arresto (Ansa)

ROMA - Abusava sessualmente di bimbe di 10-12 anni e delle loro madri e otteneva denaro con l'inganno. Per questo Danilo Speranza, 62 anni, romano, «guru» indiscusso della setta «Re Maya», con mille adepti, è stato arrestato dagli agenti della polizia municipale di Roma dell'VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Deve rispondere di violenza sessuale e truffa aggravata. «Mi sento male» avrebbe detto l'uomo agli agenti al momento dell'arresto. Il Campidoglio ha annunciato che si costituirà come parte civile nel processo contro Speranza.

LE INDAGINI - In corso perquisizioni tra Roma e provincia in particolare Tivoli nelle abitazioni di soggetti legati al «guru» della setta. Al momento sono 15 le perquisizioni effettuate tra Roma e provincia.

Le indagini della polizia municipale sono scattate circa 1 anno e mezzo fa da numerose denunce di minorenni e madri che raccontavano di violenze sessuali ed estorsioni compiute dall'uomo, guru di un'associazione dedita allo yoga e a terapie orientali con sede in via dei Sabelli 18, nel quartiere San Lorenzo. Per gli investigatori si trattava di rapporti «molto violenti» ai danni di bambini tra i 10 e i 12 anni e di alcune madri alle quali estorceva denaro. «La setta aveva sede nel centro di Roma - ha spiegato Di Maggio - ma i reati venivano consumati anche nella zona nord della Capitale e in provincia, fino a Fiano Romano e nella zona di Tivoli.

Il gruppo contava un migliaio di adepti che venivano coinvolti ufficialmente in attività di yoga o comunque legati a filosofie orientali. In realtà, la persona arrestata svolgeva attività di violenza sessuale, anche su ragazze minorenni, e chiedeva soldi per strane ricerche sul dna o su un fantomatico disintegratore molecolare»

«MODIFICARE IL KARMA» - La violenza sessuale che Danilo Speranza ripeteva periodicamente sulle bambine, figlie di adepte della sua setta, veniva giustificata dalla «necessità di modificare il karma delle bambine e trasmetterle a tale scopo il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre le sofferenze altrimenti inevitabili». È quanto si legge dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Tivoli Cecilia Angrisano e che ha portato in carcere Speranza.

Il Guru, secondo quanto emerso dalle indagini degli agenti diretti dal comandante Di Maggio, avviate su richiesta del centro antiviolenza della Provincia di Roma che ha raccolto, gli agghiaccianti racconti di almeno due ragazzine, aveva la capacità di condizionare psicologicamente le persone. Un condizionamento che passava - si legge nell'ordinanza- attraverso minacce e arrivando a «terrorizzare le ragazzine facendo temere che lui avesse poteri sovrannaturali». Tra le intimidazioni quella di «escluderle dall'associazione Maya» dentro la quale sono cresciute fin dai primi mesi o anni di vita, quindi «dall'unico mondo che conoscono» e di «privarle della considerazione e della benevolenza delle loro madri e degli altri adulti che frequentano».

Le due piccole vittime, nel 2007 secondo quanto emerge dai racconti, si alleano, mentre il «Settimo saggio», anche così si faceva chiamare Speranza, le costringe a giochi sessuali cercando anche di indurle a rapporti a tre. Via dei Sabelli, la strada nel quartiere San Lorenzo dove c'è la sede della setta

SETTA NEW AGE - Dalle indagini è emerso anche il tentativo di Speranza di accreditarsi tra associazioni islamiche di musulmani con sedi prima Napoli poi a Roma. Infatti fino a un anno fa è stato presidente dell'Associazione Musulmani italiani.

L'uomo convinceva anche le madri ad affidare ad altre famiglie i propri figli e si faceva intestare contratti di negozi grazie alla copertura della comunità new age «Re Maya» da lui fondata negli anni '80 per disintossicazione da droga, corsi di yoga e filosofia. Danilo Speranza è stato arrestato in zona Montesacro in uno dei luoghi di sua frequentazione: è accusato di violenza sessuale anche su minori, truffa aggravata e false dichiarazioni all'autorità giudiziaria ma rischia anche l'accusa di riduzione in schiavitù.

L'uomo, secondo quanto riferisce la polizia municipale, avrebbe inoltre messo a segno truffe nei confronti di altri associati, chiedendo loro forti somme di denaro. Complessivamente sono 20 le vittime di violenza sessuale e di truffa accertate. L'ordine di arresto è partito del Procuratore capo di Tivoli Luigi De Ficchy, che con i due pm Maria Teresa Pena e Stefania Stefania ha accolto la richiesta del gip Cecilia Angrisano.

«UN TIPO ELEGANTE» - Un signore distinto, spesso vestito in giacca e cravatta, sempre al cellulare e con un cane di grossa taglia al guinzaglio. È così che alcuni residenti della zona di San Lorenzo, descrivono Danilo Speranza. «Lo vedevamo spesso fermo davanti alla porta del centro della sua Comunità, in via dei Sabelli.

Non abbiamo mai capito con chiarezza cosa facesse lì fuori e che attività si svolgesse all'interno del centro - spiega una residente -. Alcuni africani che abitano di fronte alla Comunità, in passato, mi hanno detto che dava loro una mano affinché ottenessero i permessi di soggiorno». «Non mi ha mai fatto una buona impressione - dice un'altra residente - a volte girava in via dei Sabelli accompagnato da qualcuno, ma non abbiamo mai pensato che potesse fare le cose di cui è stato accusato». Il citofono della sede dell'associazione di Speranza 

CALL CENTER E SOLIDARIETA' - «Spacciavano quel posto come un centro di servizi di call center e consulenze per attività di solidarietà. Sembrava un luogo rispettabilissimo, con tanto di uffici e più di una decina di dipendenti», raccontano ancora residenti e negozianti. «Qui fuori c'erano spesso molti giovani di 20 e 30 anni, ma anche gente più adulta».

«Spesso in quel centro c'era la porta aperta, una volta sono entrata all'interno per chiedere invano di poter lavorare, anche se non sapevo di cosa si trattasse - ha aggiunto una negoziante - All'interno c'era un corridoio con diverse postazioni di computer». Sul citofono davanti alla porta del centro, dai vetri bianchi che non rendono visibile l'interno del locale, ci sono i nomi di due società.

L'ASSOCIAZIONE - I progetti delle Associazioni Maya, come si leggeva sul sito, spaziavano dalle case di reclusione alle case famiglia, passando per i corsi di yoga. Il tutto basato sulla «parola amore», secondo le parole usate sul sito web: «Il sentire il valore della parola 'amorè ad un livello interiore più profondo, si esprime nell'aiuto e nella solidarietà rivolta a persone disagiate, in condizioni di vita precarie e bisognose di sostegno - spiegava la pagina Web - Le specifiche individualità (classe sociale, cultura, professione, reddito, età, etc.) di ogni socio hanno condotto alla formazione di sinergie atte ad affrontare fattivamente vari problemi di disagio sociale, sviluppando nel reale i contenuti della ricerca interiore.

A tal fine sono state elaborate forme di intervento in cui il substrato tecnico-professionale dei volontari si integrasse con le loro esperienze personali, senza prevaricare il carattere spontaneo dell'azione. Ogni iniziativa a livello sociale ha un carattere dinamico e si modifica in relazione alle innovazioni nelle varie metodologie di intervento. In ogni caso i modelli proposti presuppongono un'azione a diversi livelli, cercando sempre di garantire il rispetto dell'individuo, nella complessità dei suoi bisogni».

 «LOTTA AGLI ABUSI SUI MINORI» - Tra gli obiettivi dell'associazione Maya c'era il contrasto ai fenomeni correlati alle devianze adolescenziali, ma anche la lotta agli abusi sui minori: «Risulta evidente, da ricerche effettuate sul fenomeno in crescita esponenziale dell'emergenza minori e su quello, ad esso legato, della devianza adolescenziale, che, nella maggioranza dei casi, esso è in relazione ai flussi migratori provenienti dall'Est e dall'Africa. La degradazione delle condizioni di vita in tali aree depresse e sottosviluppate, spesso devastate dalla guerra, provoca lo spostamento di gran parte della popolazione verso i Paesi più industrializzati.

Ma come già avvenne in conseguenza dell'urbanizzazione dovuta alla rivoluzione industriale, i centri urbani non sempre sono preparati ad accogliere un flusso migratorio di tale entità. Spesso le città sono prive delle strutture adeguate e i quartieri non dispongono di alloggi in numero sufficiente». «Il bambino che vive in tali ambienti, socio-economicamente deprivati, è spesso abbandonato a sé stesso o sfruttato: nomadismo, aggregazione in bande, devianza ed emarginazione sono solo alcuni aspetti tra quelli determinanti la formazione di una personalità psico-socialmente turbata», si sosteneva.

Le Associazioni Maya, veniva evidenziato, «si propongono di attuare ogni intervento sociale volto a tutelare il bambino da abusi, maltrattamenti e violenze, siano esse fisiche o psicologiche, ripristinando quelle condizioni familiar-contestuali necessarie affinché si realizzino i suoi naturali diritti al gioco e ad un'infanzia felice, all'istruzione e alla formazione. Allo stesso tempo intendono sfruttare ogni risorsa utile al recupero sociale dei giovani deviati e degli adolescenti, socio-economicamente deprivati». Redazione online 16 marzo 2010 Corriere della sera