Ingiustizia è fatta: La storia vera di una madre a cui l'ex marito porta via la figlia

 Sabato 6 marzo alla libreria FLEXI,Via Clementina, 9 alle 18,,30  interverrò alla presentazione di questo libro, scritto molto bene e mai così attuale.

Ingiustizia è fatta Gian Paolo Grattarola Romanzo Creativa 2009 Articolo di: David Frati

Una mamma giovane e piacente e una deliziosa bambina di quattro anni che sembra il suo ritratto in miniatura affrontano il rito della colazione e poi si immergono nel traffico romano, parlando allegramente di saggi di danza e feste di compleanno lungo la strada verso la scuola. Dopo aver accompagnato la figlia, la donna si reca in palestra per una corroborante sessione di spinning.

Un quadro idilliaco che crolla poco dopo al suono del cellulare: a chiamare Karen due assistenti sociali, che la invitano a presentarsi alla scuola di Charlotte con la massima urgenza, c'è da dare applicazione a un decreto del Tribunale dei minori che ha affidato la bambina alla custodia del padre Manlio, un influente medico in là con gli anni.

Karen crolla in un istante nella più profonda costernazione: come è possibile che la legge abbia stabilito che a occuparsi di sua figlia sia un uomo sul quale pende un denuncia per abusi sessuali nei confronti di Charlotte, un uomo che non ha mai voluto una figlia e che ha prima ostacolato e poi ignorato la sua gravidanza, un uomo che fino a poco tempo prima a malapena aveva interesse a che la piccola Charlotte esistesse? Per Karen è l'occasione per ricordare tutte le tappe della sua dolorosa vicenda giudiziaria, sentimentale e umana...

Il romanzo d'esordio di Gian Paolo Grattarola, finora noto e apprezzato come poeta e critico letterario-teatrale, tocca nelle sue 100 pagine e poco più – ispirandosi liberamente a una vicenda realmente accaduta - temi importanti, sui quali ogni giorno vengono versati fiumi d'inchiostro e torrenti di pixel. Gli abusi sui minori, le controversie legali tra genitori per l'affidamento dei figli, il sistema giudiziario italiano e le sue farraginosità (o peggio le sue criminali magagne), il ruolo spesso poco incisivo delle Forze dell'Ordine, la scarsa o quasi nulla empatia umana di avvocati e assistenti sociali. Ma più in generale parla d'amore (o meglio della sua mancanza), di rapporti genitori-figli, e dipinge un ambiente sociale fatto di party esclusivi, gite in prestigiose località turistiche, ville di campagna e ristoranti sulla Costa Azzurra, condomini sulla Cassia e saloni di bellezza, un mondo che gronda ipocrisia, freddezza e sperpero.

E – ci pare – descrive anche mirabilmente l'impulso ciecamente autolesionista di una donna in cerca d'amore che incredibilmente nell'ordine: accetta le avances di un uomo che non le piace e più anziano di lei, scopre che quest'ultimo ha gusti sessuali violenti che lei non condivide e ciononostante continua a frequentarlo, lascia per lui (!) un posto di lavoro ben remunerato in Francia e si trasferisce a Roma, tollera che lui reagisca con disprezzo alla sua maternità e che tenti di imporle un aborto, fugge a Monte Carlo lontana dalle sue angherie ma continua a chiamarlo al telefono (lei a lui!) fino al parto per suscitare non si sa quali istinti paterni, porta la neonata a casa di lui in cerca di attenzioni (!!), subisce di nuovo rapporti sessuali violenti e botte, va alla Polizia ma ritira la denuncia in cambio del riconoscimento della paternità della piccola Charlotte... insomma, se non è un suicidio sentimentale questo, non so che dire. Del resto la protagonista anche in campo finanziario non sembra esattamente lucidissima: dilapida infatti in uno stile di vita scioccamente sfarzoso una cospicua liquidazione e un'eredità non da meno, tanto che alla fine non ha soldi per pagare un avvocato – per quanto insolitamente costoso – e deve organizzare una colletta di solidarietà.

Forse se invece di partorire in una clinica di lusso, di esigere scuole prestigiose e corsi di danza per una bambina di quattro anni e organizzare festicciole di compleanno al Country Club dell'Olgiata Karen avesse condotto una vita più low-cost le cose sarebbero andate un po' meglio, no? Con tanta carne al fuoco, normale che l'autore sia stato costretto – impegnato com'era a dare conto di tutti i passaggi dell'intricata vicenda giudiziaria, tutt'altro che risolta anche dopo la parola Fine del romanzo – a descrivere lo sfondo sul quale si muovono i personaggi solo con pochi accenni, dando alla narrazione uno stile più cronachistico. Una scelta che dà a tratti un senso di incompiuto a Ingiustizia è fatta, che senza dubbio si sarebbe giovato di qualche pagina in più.

Ma a ben vedere il senso dell'operazione dell'autore marchigiano è più quello di una testimonianza civile, di un segno tangibile di solidarietà verso la vittima di una palese ingiustizia, dello sdegno di un uomo e di un cittadino, che non la voglia di esibirsi in acrobazie letterarie. Acrobazie che il buon Grattarola ha però sicuramente in serbo per il suo futuro di romanziere e poeta, tranquilli.