Bimbi nudi in classe:serve un codice etico

 

 Si scriva un codice etico che tutte le persone impiegate nella scuola siano obbligati a rispettare.

di Roberta Lerici

Quando accadono fatti del genere, la maggior parte delle persone rimane sgomenta:come si può agire così, ci si domanda.Eppure nelle scuole di tutta Italia accadono fatti incredibili di cui solo una minima parte guadagna gli onori della cronaca.Bambini inseguiti in bagno e costretti a fare pipì davanti ai bidelli per scoprire chi sporca il bagno, è ad esempio un fatto considerato normalissimo in una scuola del Lazio.Rinchiudere i bambini in uno sgabuzzino è perfettamente lecito secondo la direttrice di un asilo nido di una grande città- Inserire un corso di uncinetto di tre ore a settimana per maschi e femmine al posto delle ore di educazione motoria è la soluzione adottata in una elementare del sud che non ha la palestra interna.Ma c'è anche la bambina di 8 anni abbandonata per strada,davanti ai cancelli chiusi della scuola se il genitore è in ritardo, o anche gli studenti a cui vengono tolti  professori e aula perchè il dirigente ha deciso di abolire la loro classe e ai quali viene gridato, "Andatevene a casa".

Siccome sono tanti i comportamenti lesivi della dignità e dell'equilibrio psichico dei bambini e dei ragazzi, credo sia venuto il momento di definire a livello ministeriale, cosa è lecito e cosa non è lecito fare a scuola.Sappiamo cosa non devono fare gli alunni e in quali casi rischiano il 5 in condotta, la sospensione o la bocciatura, e allora vale la pena di definire anche cosa non devono fare gli adulti impiegati nelle scuole.

Si ha l'impressione, infatti, che ciò che alla maggior parte delle persone appare scontato, in taluni casi per il personale scolastico non lo sia affatto. E allora, sarebbe opportuno che un gruppo composto da docenti, dirigenti scolastici, psicologi ed esperti dell'età evolutiva, scrivesse un codice etico che tutti siano obbligati a rispettare.

E, per favore, smettiamola con i trasferimenti delle persone che dimostrano di non rispettare i bambini.Il trasferimento punisce altri alunni, non chi ha sbagliato.

Bimbi nudi in classe, bidella trasferita Paese sotto shock Presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori: serve verifica psicologica sui docenti

NOVARA (3 marzo) - La bidella trasferita e un procedimento aperto nei confronti delle due insegnanti: sono queste le prime decisioni del dirigente scolastico Renato Schettini della scuola di Briona dove bimbi di sette otto anni sono stati denudati in classe per scoprire chi avesse sporcato il bagno. Il trasferimento.

Il direttore didattico, Renato Schettini, ha aperto un procedimento nei confronti delle due insegnanti e di trasferire con effetto immediato la bidella in un'altra scuola dello stesso comprensorio scolastico. La donna, che si chiama Maura, abita a Carpignano ma da anni lavora a Briona ed è ben conosciuta da tutti. «È una donna un po' burbera - conferma il sindaco, Angelo Rossi - ma è ormai alle soglie della pensione e quindi si pensa che possa aver acquisito l'esperienza necessaria per non perdere la testa di fronte a un gabinetto sporco». Un paese sotto shock.

A Briona nessuno sa darsi una spiegazione su come sia stato possibile un gesto di questo di quel tipo. Marziale: verifica psicologica dei docenti. «Proprio nel momento in cui la scuola è soggetta ad importanti riforme, questo episodio assume connotazioni desolanti, oltre che anacronistiche»: è quanto sostiene il presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia. «I bambini, se i fatti dovessero corrispondere al vero, sono stati costretti ad un esercizio che non educa al rispetto dell'autorità, ma all'assoggettamento, che è cosa ben diversa.

Dunque, il danno è pedagogicamente rilevante, oltre che lesivo della dignità e dell'emotività dei piccolini». Il presidente dell'Osservatorio conclude: «Rimango dell'idea, più volte manifestata, che l'esercizio della professione educatrice nella scuola debba necessariamente filtrare anche da verifiche della stato psicologico dei docenti, fermo restando che con ciò non intendo gettare fango sulla categoria, ma preservare la stessa da possibili distorsioni». il messaggero 3 marzo 2010