VITTIME DELLA PAS:L'ASSURDA STORIA DI MARIA LUCREZIA

 

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 di Roberta Lerici

Pubblico questa ennesima testimonianza  di abuso istituzionale, sperando che qualcuno più potente di me, cerchi di interrompere questa spirale di violenza gratuita ai danni dei minori e dei loro genitori, siano essi uno o due.Mi è capitato spesso, in questi ultimi tempi, di imbattermi in casi in cui di fronte ad un genitore assente, violento o incapace, il tribunale dei minori ha sottratto il figlio al genitore premuroso, amorevole e unico punto di riferimento per il figlio, per collocarlo in una casa famiglia.Quando qualcuno mi spiegherà come mai sia consentita una barbarie del genere, allora forse smetterò di denunciare questi fatti.Siccome, però, di questi fatti si occupano occasionalmente i media, senza che le istituzioni preposte prendano dei provvedimenti risolutivi, prego chiunque legga questa storia e abbia un sito o un blog, di diffonderla, in modo che più persone possibile, sappiano di quale tipo di tutela godano talvolta i bambini nel nostro paese.

La storia di Maria Lucrezia 

Sono Lidia Reghini di Pontremoli (www.reghini.net), professore universitario di Roma e mamma di Maria Lucrezia che ha quasi 14 anni. Maria Lucrezia dal 6 giugno 2008 non vive più con me perché è stata chiusa in una casa-famiglia, l'Istituto delle suore carmelitane di S. Giuda Taddeo, nel quartiere Trieste, a Roma. Provvedimenti del genere vengono presi dal Tribunale per i Minorenni quando esistono situazioni di grave pericolo per un minore, ma non è questo il caso di Maria Lucrezia: dietro non c'è nessuna storia di droga, alcoolismo, violenza, disagio socio-economico o sopraffazione. Nulla.

Il solo motivo una Sindrome d'Alienazione Parentale tra l'altro mai confermata dalle perizie predisposte dal Tribunale. Sindrome d'Alienazione Parentale, ovvero Maria Lucrezia aveva difficoltà ad interagire col padre. Maria Lucrezia è una figlia naturale, nata cioè fuori dal matrimonio. Non ho mai sposato il padre: a fronte di gravi vicissitudini penali paterne, dopo una breve convivenza m'allontano dalla sua casa assieme a nostra figlia e inoltro richiesta al Tribunale per i Minorenni perché vengano definite modalità d'affido e tempi di visita tra entrambe i genitori. Non ho mai voluto separare una figlia da un padre, e non ho mi interrotto la loro frequentazione.

Sarà il padre a sparire non dando più notizie di sé. Nel 2005 mi sposo con una persona che assieme a me crescerà Maria Lucrezia: mio marito morirà precocemente nel 2009. Il Tribunale, attraverso una perizia CTU, individuerà il mio contesto familiare come contesto più idoneo per la crescita di Maria Lucrezia, e me l'affiderà in esclusiva dal 2005 al 2008 dando al padre la possibilità d'incontrare la figlia presso i servizi sociali tramite incontri protetti che mai farà: il padre scompare, si rifà una vita, non cerca più la figlia ma nel 2005 si rivolge al Tribunale asserendo che gli impedivo di vedere la figlia: non ho cambiato città, numero di telefono etc. né gli è stato mai vietato nulla al riguardo.

Ho tirato su da sola Maria Lucrezia con il mio lavoro garantendogli un'esistenza borghese: ha frequentato dall'asilo alle elementari scuola anglofona Marymount, l'estate al mare con il pullman del Ministero degli Interni alla Tenuta del Presidente della Repubblica. Quanto al padre è stato condannato penalmente dalla Procura di Roma per mancato mantenimento della figlia (2009). Per tre anni, dal 2005 al 2008, il padre chiederà al Tribunale per i Minorenni che la figlia venga allontanata da me e data in affido ai servizi sociali. Si inizierà a supporre l'esistenza di una Sindrome d'Alienazione Parentale, in base a questa teoria c'è un genitore che scredita la figura dell'altro al figlio.

Mai fatto nulla di tutto questo. Sia la perizia CTU (2005) che ogni analisi successiva dimostreranno che mia figlia non ha mai sofferto di Sindrome d'Alienazione Parentale. Su disposizione del giudice, Maria Lucrezia dal 2005 al 2008 passerà interi pomeriggi a fare test senza che venisse evidenziato nulla di anomalo. Solo per un'ipotesi mai dimostrata di Sindrome d'Alienazione il 6 giugno 2008 Maria Lucrezia viene chiusa nell'Istituto delle suore di S. Giuda Taddeo, nei pressi di Corso Trieste, a Roma. Allontanata da me senza che esistano motivi gravi come droga, violenza, vessazioni, alcoolismo. Tolta e basta, così, dal giorno alla notte. Invece di cercare un d'accordo, mediazione, tra due genitori, c'è andata di mezzo Lucrezia che allora aveva quasi 12 anni: è stata costretta a lasciare ad abbandonare una casa borghese e tutti i suoi affetti.

A me come madre, rea d'aver condizionato una Sindrome d'Alienazione Parentale verrà tolta del tutto la patria podestà; quanto al padre continuerà a mantenerla intatta. Defraudata del mio ruolo di madre, mi è vietato occuparmi di Maria Lucrezia, mandarla da un dentista o parlare coi suoi professori a scuola; lo posso fare solo alla presenza di un'educatrice della casa-famiglia S. Giuda Taddeo. Maria Lucrezia è un caso fra tanti in Italia di minori sottratti a compagini borghesi, senza ombre né dubbi. Nel caso di Maria Lucrezia giocano un ruolo le relazioni presentate dall'assistente sociale al giudice. La legge lo consente ed attribuisce un ruolo egemone e totalmente autoreferente, senza diritto di replica, alle relazioni dei servizi sociali in base alle quali un giudice può disporre ipso facto l'allontanamento, senza ascoltare il minore: Maria Lucrezia non è stata mai ascoltata dal giudice se non quando aveva 8 anni, poi mai più. Alla Procura di Roma è stata aperta (2009) un'inchiesta per falso ideologico nei confronti dell'assistente sociale dell' AslRmA per aver redatto e presentato relazioni non attinenti al vero.

Le case-famiglia come quella dove si trova Maria Lucrezia, per legge godono di finanziamenti statali: il Municipio assegna dai 300 ai 700 Euro al giorno per minore ospitato, cifra a cui devono aggiungersi le offerte fiscalmente deducibili fatte da privati benefattori dell'Istituto S.Giuda Taddeo. Malgrado le spese di mia figlia siano coperte dai finanziamenti stanziati dal II Municipio, su richiesta delle suore, io mi faccio carico di ogni necessità di mia figlia: dai libri alle cure mediche, ai vestiti. Questo è l'inferno in cui è caduta Maria Lucrezia solo per un'ipotesi mai dimostrata di Sindrome d'Alienazione Parentale. Maria Lucrezia chiede di tornare a casa, a condurre una vita normale al pari di tanti adolescenti ma nessun giudice l'ha mai ascoltata.

Mi è consentito passare con mia figlia solo un week-end ogni 15 giorni per poi doverla riportare in Istituto; mi è vietato partecipare alla sua vita scolastica, incontrare, parlare coi professori se non in presenza di un delegato dei servizi sociali, non posso seguirla nei compiti, nella sua vita quotidiana. Naturalmente a monte di decisioni tanto efferate ed estreme, nessuna storia di droga, violenza, vessazioni su un minore: solo Sindrome d'Alienazione Parentale.