MAESTRE VIOLENTE: QUANDO LA SCUOLA NON CI CREDE

 

 MAESTRA FA LECCARE PIPI' A BAMBINO AUTISTICO

In questo articolo del 2007, ritroviamo in parte il campionario di scuse addotte dalle scuole in cui capitano insegnanti violenti, per escludere che gli episodi  oggetto di denuncia da parte dei genitori possano essersi verificati proprio da loro. Nel caso dell'insegnante di sostegno di questo bambino autistico iscritto in una esclusiva scuola privata di Roma qualche anno fa, infatti, la scuola ha scelto le stesse parole usate, ad esempio, nel caso Rignano: "le aule in questione sono sullo stesso piano e tutte hanno le porte a vetri. Difficile che nessuno si sia accorto di nulla." Eppure la mamma del bambino aveva infilato un registratore nello zaino del figlio e, secondo quanto riportato da questo articolo de "il Giornale" del 2007, le parole della maestra si sentirebbero distintamente: "Oggi te l'ho fatta leccare, la prossima volta volta te la faccio bere".

 

Non sappiamo come sia finito il processo a questa insegnante, non sappiamo se sia stata condannata ai soliti 4 mesi per abuso di mezzi di correzione, o se sia stata assolta.La cosa più importante, però, sarebbe sapere se, nel caso vi sia stata una condanna, l'insegnante si occupi ancora di "sostenere" i bambini che hanno disagi psichici, perchè in tal caso, altri sarebbero in pericolo.

Inoltre auspicherei una maggiore propensione da parte delle scuole a tutelare i bambini dagli insegnanti violenti e un maggiore controllo da parte dei dirigenti sul personale che assumono. In qualunque azienda possono capitare persone non idonee a svolgere il proprio lavoro e non si capisce perchè la scuola debba assumere nella maggior parte dei casi un atteggiamento omertoso e di difesa a oltranza dei soggetti sotto indagine. Pensando che la scuola possa ricevere un danno di immagine, ci si stringe attorno all'indagato di turno, dimenticando, invece, che una scuola attenta alla tutela degli studenti che accoglie, avrà il plauso di tutti, perchè assolve il suo compito principale.

autore Roberta Lerici-28 febbraio 2010-www.bambinicoraggiosi.com 

Ecco l'articolo originale

MAESTRA FA LECCARE PIPI' A BAMBINO AUTISTICO

Anche a Roma, e in uno degli istituti più esclusivi della capitale, a un bambino può capitare di essere maltrattato da una maestra. E non fa alcuna differenza che il bimbo in questione sia disabile e che a umiliarlo al punto da fargli leccare la sua pipì sul pavimento sia stata l’insegnante di sostegno. L’ennesima storia di vessazioni subite da giovanissimi alunni tra le mura di una scuola è oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma ormai arrivata alle battute finali, di cui ieri dava notizia l’agenzia di stampa «il Velino».

Il pm Nunzia D’Elia ha già chiesto il rinvio a giudizio dell’insegnante per i reati di violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e a giorni verrà fissata l’udienza preliminare in cui un giudice dovrà stabilire se quanto denunciato dalla mamma della vittima è accaduto realmente e con quali modalità. Siamo all’istituto Villa Flaminia, una delle scuole private cattoliche più rinomate della città. Carlo (il nome è di fantasia, ndr) è un bambino autistico di sette anni, frequenta la scuola elementare come i suoi coetanei e accanto a sé, in classe, ha un’insegnante di sostegno tutta per lui, pagata anche dalla sua famiglia. Dovrebbe aiutarlo a sentirsi come gli altri bambini, invece finisce per essere considerata la responsabile di un episodio agghiacciante, a quanto pare «documentato» dalla mamma del bambino, che sarebbe avvenuto il 25 febbraio del 2004.

Già da alcuni mesi P. R., 29 anni, laureata in psicologia, era stata affiancata a Carlo affinché il piccolo venisse seguito al meglio durante l’orario scolastico. Era stata la scuola a consigliarlo e la mamma di Carlo aveva provveduto a scegliere l’insegnate, in parte pagata dallo Stato. Allo straordinario, circa duemila euro al mese, provvedeva la famiglia del bambino, in aggiunta alla retta scolastica. Questo e altro per un figlio malato.

Invece, da quando in classe era arrivata la nuova maestra, Carlo non era più lo stesso, non voleva andare a scuola, capitava che si facesse la pipì addosso, cosa mai accaduta prima. La madre si insospettisce, capisce che c’è qualcosa che non va e non vuole rimanere senza fare nulla. Il 25 febbraio del 2004 decide di passare all’azione: infila un registratore digitale nello zainetto del bambino e la sera ascolta la registrazione.

Scopre così che suo figlio non viene neppure tenuto in classe con i compagni ma in un’aula a parte, solo con l’insegnante di sostegno, che invece di provvedere a lui prepara un esame di specializzazione. E quando Carlo la disturba, lei lo sgrida violentemente. Quel giorno va oltre: Carlo non riesce a trattenere la pipì e la maestra lo avrebbe minacciato di fargliela leccare. Cosa che sarebbe avvenuta subito dopo.

Almeno questo risulterebbe dal nastro ora in mano ai magistrati: «Adesso te l’ho fatta leccare - si sentirebbe distintamente nel registratore - la prossima volta te la faccio bere». La mamma ha denunciato anche che in un’altra occasione l’insegnante avrebbe costretto il piccolo a infilare la testa nel water del bagno.

Fra’ Salvatore, responsabile della scuola elementare, dice di essere al corrente dell’inchiesta, ma di ritenere improbabile che possa essere accaduto quanto denunciato. Se non altro perché le aule in questione sono sullo stesso piano e tutte hanno le porte a vetri. Difficile, a suo dire, che nessuno si sia accorto di nulla. Intanto il bambino ha cambiato scuola. Fonte: il Giornale (scritto il 01/03/2007 - 10.23.23) Autore dell'articolo : La redazione