CETARA, RIVELAZIONI SHOCK:5 BAMBINI-ATTORI E 50 GIOCHI SADICI

 

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Aggiornamento 2013: http://www.cronachesalerno.it/cetara-linchiesta-dimenticata/

LE ULTIME RIVELAZIONI 

Cetara ultime rivelazioni Solo una settimana fa i magistrati che indagano sulle violenze sessuali sui minori a Cetara, hanno scoperto le loro carte principali, rendendo chiaro il collegamento tra gli arresti per abusi e le perquisizioni e i sequestri. C’è una dichiarazione che la quattordicenne che ha denunciato tutti ha fatto solo a gennaio, due anni dopo aver cominciato a parlare. Al sostituto procuratore Cristina Giusti, che in quel momento era unico titolare dell’unico fascicolo aperto, lei disse: «Io ero un’attrice, ma le scene che giravamo erano vere, perchè provavo dolore vero». Orrore su orrore.

E in proposito i giudici del riesame Massimo Sergio Palumbo, Pietro Indinnimeo e Giuliano Rulli, dicono che: «La lettura integrale degli atti consente di comprendere che le sevizie erano sì riferibili al padre ed al fratello della ragazzina, ma erano state da costoro imposte per finalità sceniche perchè ella veniva impiegata, suo malgrado, quale attrice in riprese pedopornografiche». La piccola parla dei luoghi in cui i film venivano girati, di chi girava i film, di dove e come questi video venivano custoditi. I luoghi che sono stati perquisiti e le persone che sono state raggiunte da avvisi di garanzia compaiono tutti nei racconti della ragazza. È questo il collegamento, anche per i numerosi insospettabili o persone molto note di Cetara.

A proposito delle scene girate per i film, la ragazzina fa 12 nomi, di familiari e non. I bambini-attori, secondo le accuse, erano almeno cinque. I giudici dicono: «Il quadro che si è composto alla fine delle audizioni della teste pare, per alcuni significativi versi, addirittura più credibile, perchè molte di quelle sevizie orribili anche prima descritte, che restavano difficili da spiegare in un contesto domestico, soprattutto se imputate contemporaneamente a più persone abitanti in un ristretto ambito spaziale, trovano ora spiegazione e componimento in un’unica complessa causale».

C’è poi l’ultimo diario ritrovato, anzi consegnato dalla ragazzina, quello firmato da lei e da una cuginetta, anche lei attrice, anche lei abusata, anche lei cresciuta troppo in fretta, tanto che le pagine che la riguardano sarebbero sparite, o meglio lei stessa le avrebbe strappate. Qui compaiono i racconti palesi delle violenze: ci sono i nomignoli che le bambine davano a quegli atti terribili, i pianti, i giocattoli che i grandi rompevano se loro non li accontentavano. Sono pagine irripetibili. Qui compare anche la frase illuminante, per i magistrati, sulla effettiva utilità di tutte quelle riprese filmate: «Papà ha detto che se dico no o faccio mosse, ci muoriamo di fame». Sull’autenticità di tale diario anche i giudici del riesame non hanno dubbi.

Per ritenerlo falso: «dovrebbe arrivare a sostenersi, contrariamente a qualsiasi elemento fino ad ora emerso anche in sede di indagine psicologica, che la parte lesa si sia mossa in un’ottica calunniosa di precostituzione della prova. Il che appare davvero azzardato. La piccola di Cetara che ha denunciato decine di persone ha consegnato al magistrato uno schema che rappresenta tutti gli episodi di violenza subiti, tutti rimasti impressi come un marchio indelebile nella sua mente. Dal 2001 alla fine del 2008: sette anni di orrore. I giochi sadici a cui sarebbe stata sottoposta erano una cinquantina, tutti elencati con nomi convenzionali e tutti descritti attraverso gli oggetti che venivano utilizzati nelle diverse occasioni.

Dopo questa deposizione la bambina venne sottoposta a consulenza psichiatrica-psicologica che evidenziò che non presentava immaturità psichica, nè elementi teatralizzanti, nè personalità istrionica, nè c’era pericolo che avesse sostituito persone o fatto confusione tra le violenze subite in famiglia e le altre, perchè agganciava ogni personaggio a situazioni differenti ed «era in grado di offrire una versione dei fatti obiettiva, precisa, realistica e credibile». Quattro persone in carcere e altre 17 indagate. Questo è il punto dell’indagine, ancora in corso. Due i pm: Cristina Giusti e Valleverdina Cassaniello.

Coordina il procuratore Franco Roberti. Indagano i carabinieri ai comandi del colonnello Gregorio De Marco e del colonnello Francesco Merone. I difensori del vicino sono gli avvocati Gaspare Dalia e Giovanni Alfano. Quelli dei parenti sono gli avvocati Marcello Feola, Giovanni Cirillo e Antonio Bruno.

fonte Il Mattino di Napoli