Violenza domestica:nuovo protocollo per tutelare i bambini-testimoni


                      (Un'immagine dal sito "differenza donna")

Un progetto-pilota di magistrati, forze dell'ordine e volontariato. I dati allarmanti sui disagi dei piccoli

ROMA - Urla, botte, minacce, lacrime. Scene di vita familiare che in troppi casi avvengono sotto gli occhi dei bambini. Piccoli testimoni che restano traumatizzati come se la violenza si fosse scatenata su di loro. Non considerarli alla pari delle vittime di maltrattamenti ha provocato, finora, centinaia di paradossi: come quello di un padre indagato per aver picchiato la moglie davanti ai figli, che ha avuto la sospensione delle visite dal tribunale dei minori e l’affidamento congiunto dal tribunale civile. Giustizia che non dialoga: un problema che ora potrebbe essere risolto da un protocollo d’intesa, il primo in Italia. Lo hanno siglato l’associazione Differenza donna, i tribunali ordinario e dei minori, le corrispondenti procure, la questura, il comando provinciale dei carabinieri e gli ospedali Umberto I, policlinico Tor Vergata, San Gallicano e Bambin Gesù.

Manca il Campidoglio, ma secondo il consigliere del Pdl Lavinia Mennuni l’intenzione c’è. L’iniziativa, promossa da Differenza donna, è diventata realtà grazie a una risoluzione del Csm voluta dal consigliere Fabio Roia. Alla base del progetto, una ricerca svolta dall’associazione guidata da Emanuela Moroli in 30 uffici giudiziari. «I bambini che assistono alle violenze - sottolinea l’avvocato Teresa Manente, capo dell’ufficio legale - subiscono danni psicofisici gravissimi. Perciò meritano la stessa tutela dei bambini picchiati». Differenza donna ha analizzato un campione di 78 piccoli testimoni di angherie familiari e ne ha tratto conclusioni allarmanti. Su 28 maschi tra i 5 e i 13 anni, il 42% dà prova di comportamenti aggressivi; il 53% di iperattività. Nel 25% dei casi i bambini hanno difficoltà a scuola, 65 volte su cento sono in conflitto con la madre. La loro capacità di socializzare è alterata, mentre la possibilità di scivolare nella violenza appare di estrema facilità. Disturbi del sonno, del linguaggio e della salute sono i modi in cui si manifesta il disagio. Per le bambine (22) sono in agguato la depressione (30%) e la tendenza a isolarsi (30%). Anche loro hanno un sonno frammentato, tormentato dagli incubi, e spesso si ammalano. I bimbi più piccoli, da zero a quattro anni, hanno reazioni anche più evidenti. Su 14 maschietti, il 57% dimostra aggressività, il 71% fa a pezzi con rabbia i giocattoli, il 78,5% è iperattivo, oltre il 70% non ha un rapporto sereno con la mamma. Le bambine (14) sono depresse nel 28% dei casi. L'ospedale Umberto I di Roma ha siglato il protocollo d'intesa (Foto Ansa) L'ospedale Umberto I di Roma ha siglato il protocollo d'intesa (Foto Ansa) L’obiettivo del protocollo è sottrarre al più presto i piccoli alle scene da incubo a cui sono costretti ad assistere. Perciò la procura ordinaria informerà «tempestivamente» quella dei minori «di ogni notizia di violenza o maltrattamenti o atti persecutori su donne e figli minorenni», anche se sono «soltanto testimoni». Il dialogo sarà reciproco e coinvolgerà le forze dell’ordine. Se sarà il caso, i bimbi, con le loro mamme, saranno affidati a una struttura protetta. Le aggressioni in casa, spiega il presidente del tribunale dei minori, Melita Cavallo, sono in crescita. In parte per «il fenomeno dell’immigrazione», con le diverse culture che porta con sé. In parte «per la perdita del lavoro: l’uomo che resta disoccupato non si accetta più». L’accordo prevede anche di accelerare i tempi delle cause di separazione e divorzio. Tribunale ordinario e dei minori, fisseranno «con urgenza e con termini abbreviati» le udienze relative ai ricorsi che contengono notizie di violenze e atti persecutori su madri e figli. Si controllerà l’esistenza di altri procedimenti pendenti e di provvedimenti adottati da diverse autorità giudiziarie, in modo da evitare che un marito risulti violento per un magistrato e senza macchia per un altro. Verranno pure istituite sezioni specializzate: la prima l’ha già creata il presidente Paolo De Fiore per i reati collegiali. Gli ospedali, infine, introdurranno un codice rosa come «strumento di classificazione delle situazioni di violenza intrafamiliare, fisica, psicologica, sessuale e di sfruttamento di donne e minori». All’Umberto I, annuncia Massimiliano Mazzotto, il servizio funzionerà 24 ore su 24.

Corriere della Sera- Lavinia Di Gianvito 13 gennaio 2010