SMS a luci rosse: Allenatore giovanili condannato a 3 anni e 7 mesi

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Messina.L'accusa aveva richiesto 8 anni di reclusione. La difesa aveva sottolineato che la vicenda era stata tutta circoscritta all'invio e alla ricezione di sms a luci rosse con i suoi ragazzini. E ieri il gup Antonino Genovese, che è rimasto in camera di consiglio per alcune ore, lo ha condannato a 3 anni e 7 mesi di reclusione con le forme del rito abbreviato, la strada processuale che aveva scelto l'imputato per usufruire dello "sconto" di pena. Al centro di questa vicenda l'allenatore di una squadra di calcio giovanile della nostra città che nel 2008 inviò decine di messaggi sui telefonini di alcuni suoi allievi, inducendoli a compiere atti di autoerotismo. Si tratta di Pasquale F., 43 anni, (non pubblichiamo il cognome per esteso per evitare la riconoscibilità delle sue vittime), che fu arrestato dopo una indagine della speciale sezione dedicata ai reati su minori della Squadra mobile.

 

Questa brutta storia emerse a seguito della denuncia della madre di un ragazzino che aveva trovato sul telefonino del figlio un sms dell'allenatore, nel quale l'uomo chiedeva il perché lo avesse tradito. Una frase piuttosto equivoca, che lasciva presagire attenzioni che andavano ben al di là della semplice passione comune per il calcio, e che insospettì parecchio la donna. Quella mamma così ricostruendo tutto insieme al figlio seppe che il ragazzino riceveva numerosi messaggi, fino a circa 60, dal suo allenatore, e che in qualche caso l'uomo si era fatto anche abbracciare negli spogliatoi. Scattarono le indagini condotte dalla Squadra mobile, che permisero di scoprire che l'allenatore non solo inviava continui messaggi, ma cercava anche di convincere alcuni allievi a compiere atti di autoerotismo e ad abbracciarlo, giustificando la richiesta con la scusa che in questo modo i ragazzini avrebbero potuto migliorare le loro prestazioni sportive. Ieri il pubblico ministero d'udienza Fabrizio Monaco aveva chiesto la condanna ad otto anni dell'allenatore, spiegando che la Procura dopo le accurate indagini della Squadra mobile lo riteneva responsabile di tutti e quattro i capi d'imputazione, due di abusi sessuali sui ragazzini e due di violenza privata, commessi in un arco di tempo che andava dal giugno al dicembre del 2008. Erano poi intervenuti i suoi difensori, gli avvocati Ettore Cappuccio e Antonio Lo Presti, i quale avevano depositato una corposa memoria in cui ricostruivano i fatti dal punto di vista della difesa. L'avvocato Cappuccio aveva sottolineato tra l'altro che per quel che riguarda i due casi di abusi sessuali «la contestazione si riferisce ad un delitto rimasto allo stadio del tentativo, in quanto non è stato posto in essere, da parte dell'imputato, alcun atto sessuale. Tale qualificazione è stata riconosciuta anche dal Tribunale per il Riesame. L'abbraccio descritto dal... nel corso della sua testimonianza è evidentemente, per le sue modalità di svolgimento, un gesto privo di qualsiasi implicazione di natura erotica o sessuale», escludendo quindi «che siano mai stati effettivamente attuati palpeggiamenti, anomali strofinamenti di corpi o contatti con zone erogene», ed ancora che «la maggior parte dei messaggi citati nell'ordinanza custodiale è di contenuto generico e non fa riferimento, neppure in maniera allusiva, al sesso». E per altro verso sempre secondo il legale «... in concreto, non ci sono mai state né violenze né minacce, non ci sono stati né atti invasivi né contatti corporei idonei a determinare l'appagamento degli istinti sessuali e non c'è stato neppure un danno psichico per i minori». Prima di decidere e dopo aver sentito le tesi di accusa e difesa ieri il gup Antonino Genovese è rimasto a lungo in camera di consiglio. Ecco cosa ha deciso. Per i due casi di abusi sessuali e per un caso di violenza privata ha ritenuto sussistenti le accuse, ed ha concesso all'uomo l'equivalenza tra le attenuanti e le aggravanti, ed ha applicato alle fattispecie degli abusi sessuali – semplificando –, la cosiddetta rilevanza del "caso di lieve entità". Quindi ha rapportato la pena a queste sue decisioni, infliggendogli 3 anni e 7 mesi di reclusione rispetto agli 8 anni richiesti dall'accusa. Da un caso di violenza privata, il capo "D", che temporalmente si riferiva ad una serie di sms inviati sul cellulare di un ragazzino della squadra dal giugno al novembre del 2008, con la minaccia che se non avesse avuto risposta non lo avrebbe fatto giocare, il gup lo ha assolto con la formula «perché il fatto non sussiste». Inoltre il gup Genovese ieri ha tramutato la custodia in carcere con la misura degli arresti domiciliari, poiché i suoi difensori avevano chiesto una attenuazione della custodia in carcere.(n.a.)

Gazzetta del Sud 17 dicembre 2009