MALTRATTAMENTI ALL'ASILO: IL CASO DEL NIDO DI VIA CISALPINA A MILANO

LA SENTENZA PER I FATTI AL «NIDO» DI VIA CISALPINA. LE VIOLENZE VENNERO FILMATE CON IL TELEFONINO DALLA DONNA DELLE PULIZIE

I bambini maltrattati nell' asilo lager Condannate le maestre e il Comune Due anni e sei mesi alle educatrici, Palazzo Marino dovrà risarcire le famiglie Tocca anche al Comune di Milano a risarcire i danni arrecati ai bambini di un nido da due educatrici della cooperativa alla quale il Comune aveva dato l' appalto: è l' aspetto più saliente della sentenza di primo grado con la quale ieri il giudice monocratico Ilaria Simi de Burgis ha condannato a 2 anni e mezzo due educatrici della cooperativa Nuova Assistenza per maltrattamenti di dieci bambini fra i 18 mesi e i 2 anni nell' asilo nido di via Cisalpina, consistiti per il pm Marco Ghezzi in sculacciate, parolacce, chiusure in uno sgabuzzino, forzature a mangiare. Le due donne, una psicologa e l' altra diplomata in scienze dell' educazione, hanno respinto ogni accusa, ma ad accusarle sono stati, più ancora delle parole di una donna delle pulizie, i due episodi che questa signora (alla cui sensibilità il pm ha voluto dare pubblicamente atto) aveva filmato con il proprio telefonino: bimbi chiusi in sgabuzzino, e maniere brusche nel far mangiare i piccoli.

È una falsa suggestione, hanno ribattuto le due imputate, secondo le quali nel primo caso era solo stata accostata la porta per consentire il passaggio di un carrello, mentre l' altra scena era in realtà frutto di una premura e cioè volta a scongiurare che il bambino si soffocasse da solo. Inoltre, a detta delle due imputate, l' ausiliare che le aveva denunciate sarebbe stata mossa da attrito personale contro le due donne che avevano espresso riserve sul suo modo di lavorare. Ma anche un' altra ausiliare ha riferito in aula che il clima nel nido risentiva di tensioni e volgarità.

 

E una terza educatrice ha confermato i fatti oggetto dell' accusa, asserendo di non aver avuto (a differenza della donna delle pulizie) il coraggio di denunciarli, anche perché era alla prima esperienza. All' esito dell' istruttoria, il Tribunale ha dunque condannato le imputate a una pena in teoria molto severa (2 anni e mezzo) benché di fatto interamente coperta dall' indulto; nonché a risarcire i 10 bambini (per il tramite dei loro genitori, ai quali invece non è stato riconosciuto in proprio alcun danno) cominciando da una provvisionale immediatamente esecutiva di 8 mila euro a bambino. A questo adempimento dovranno far fronte in solido anche la cooperativa delle due educatrici e il Comune come responsabile civile. I suoi legali assumevano che, trattandosi di appalto, non potessero ricadere sul committente le responsabilità di chi aveva preso l' appalto. Ma l' avvocato di parte civile dele famiglie, Nadia Germanà, insieme al civilista Fabio Schilirò ha invece valorizzato non solo il fatto che il Comune avesse fissato specifici termini del servizio (come il prezzo o le modalità), ma soprattutto che non avesse svolto effettiva vigilanza, pur a dispetto di una ridda di teorici controlli affidati in realtà a burocratici questionari poco più che prestampati. Nello stesso tempo il Comune dovrà anche essere risarcito (qui come parte civile) dalle due imputate per due terzi di quanto dovrà pagare ai bambini. lferrarella@corriere.it * * *

La vicenda

LA DENUNCIA Una bidella che ha ripreso le violenze subite dai bambini con il telefonino. Di lì è partita l' indagine LA CONDANNA Le insegnanti sono state condannate a 2 anni e mezzo. La sentenza stabilisce anche che i dieci bambini maltrattati avranno diritto a 8 mila euro a testa come risarcimento Ferrarella Luigi Pagina 6 (29 settembre 2007) - Corriere della Sera

BOTTE AI BIMBI, DUE EDUCATRICI NEI GUAI (IL GIORNALE 11 GENNAIO 2006)

Urlacci, scapaccioni, pasti fatti ingoiare con la forza e, nei casi più«gravi», persino segregazioni nello stanzino buio. Sarebbero stati questii metodi «didattici» di due educatriciin un asilo nido che accoglieva bambini tra i 18 mesi e i 3 anni. Maltrattamenti denunciati da un’addetta alle pulizie e poi confermate da una terza educatrice. La magistratura haora denunciato le due donne e disposto per loro il «divieto di dimora» nella struttura. L’indagine nasce il mese scorso quando si presenta alla polizia una inserviente raccontando cosa succe-deva nell’asilo dove lavorava. La struttura, ricavata in uno stabile invia Andrea Cisalpino, zona Gorla, travia Padova e viale Monza, accoglie18 bambini e appartiene al Comune,ma è gestita da una cooperativa che mette a disposizione il personale. Si tratta tra l’altro di una società piutto-sto importante che gestisce altri 30istituti cittadini. E appunto in quellodiventato poi oggetto di indagine, sarebbero successe cose dell’altromondo. Insulti e rimproveri al limite del terrorismo psicologico, sculaccio-ni, cibo rifiutato, o rigettato, fatto ingerire con la forza. E per i più disob-bedienti il «carcere», vale a dire unostanzino buio.La donna delle pulizie non si limitaa raccontare fatti, ma esibisce delleprove inconfutabili: foto scattate conil suo videotelefono che dimostrano l’atteggiamento militaresco delle due educatrici, due giovani donne tra i 25 e i 30 anni, una sembra persino laureata in psicologia. La polizia sviluppa le indagini, sente una terza vigilatrice che conferma le accuse ealla fine redige una relazione che fini-sce sul tavolo del sostituto procuratore Marco Ghezzi. Che definisce giuridicamente il comportamento delle due donne: maltrattamenti, aggrava-ti dalla giovanissima età delle vittime e dalla posizione delle indagate,incaricate di un pubblico servizio.«Un reato particolarmente odioso perché commesso ai danni di bambini assolutamente indifesi e che non sarebbero stati in grado di parlare» commenta Ghezzi, che definisce le due indagate «evidentemente inadeguate a fare il loro lavoro. Anche se qualcuno ha avuto il coraggio e il rigore professionale di denunciarequanto accadeva». Per Ghezzi quello dell’asilo è stato un episodio «isolato e sporadico» e certamente non si tratta di un fenomeno. La giusta indignazione del magistrato si traduce in una richiesta di arresti domiciliari rivolta al gip Giovanna Verga. Del resto la pena prevista per un simile reato è già abbastanza pesante, da 1 a 5anni, ma le due aggravanti possono aumentare la sanzione anche di due terzi. Il giudice delle indagini preliminari ritiene invece sufficiente un provvedimento che tenga le educatrici lontane dai bimbi e dispone perloro il «divieto di dimora» nella struttura. «Evitiamo criminalizzazioni generalizzate - dice ora l’assessore comunale all’Educazione e all’Infanzia Bruno Simini -. Innanzitutto anchequesta vicenda dimostra che i controlli e la vigilanza esistono. Per questo mi sento di affermare che le famiglie milanesi sono garantite: qualsiasi comportamento spiacevole accada all’interno dei nostri istituti, le isti-tuzioni intervengono. Chiedo solo -conclude l’assessore - che un episo-dio del genere non metta in discussione tutto il sistema e non screditi tutto un universo di persone che lavora nel mondo della scuola scrupolosamente