Pedofilia, don Roberto Berti: otto anni per "guarire"

 

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"In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati».

di Roberta Lerici

Sono contenta che l'arcivescovo di Firenze abbia affisso in parrocchia la sentenza di condanna di Don Roberto Berti per abusi sui minori, in altri casi la chiesa si è comportata in modo assai diverso (vedi il vescovo di Verona con gli abusi all'Istituto Provolo , o la Diocesi di Brescia con don Marco Baresi).La cosa che mi lascia perplessa è la condanna ad otto anni di ritiro, durante i quali don Roberto dovrà affrontare un percorso spirituale e una psicoterapia.Solo alla fine la posizione del sacerdote verrà riesaminata dalla chiesa.Purtroppo, lo psicologo Alessandro Calderoni, che ha avuto in cura diversi preti pedofilia, ha affermato in un articolo che ha fatto molto scalpore, che "i pedofili non guariscono" .

Vi invito a leggere l'articolo linkato, perchè è molto interessante. Di seguito un articolo sul perdono di monsignor Betori nei confronti del prete pedofilo.Quello che mi auguro, è che la curia di Firenze, faccia davvero pulizia al suo interno, perchè negli ultimi anni, i casi di pedofilia  emersi, sono stati davvero troppi.note: non condivido il tono dell'articolo di seguito, ma è l'unico che raccontasse il "perdono" di monsignor Betori:

Parroco condannato per molestie. E Betori fa affiggere la sentenza «Perdono per il prete pedofilo».
 
L'arcivescovo e il coraggio della verità La scorsa domenica, andando a messa, i fedeli di Ginestra Fiorentina hanno trovato un foglio affisso nella bacheca della loro parrocchia. Una lettera dell’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, indirizzata al nuovo parroco, che così recitava: «Essendosi concluso il procedimento nei suoi riguardi, ritengo doveroso rendere noto alla comunità parrocchiale interessata che don Roberto Berti, a seguito di processo canonico penale amministrativo, è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e, in ottemperanza a indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede, ho emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico.
 
L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati». Un messaggio importante e doloroso, una manifestazione di vicinanza, una richiesta di perdono profonda e sentita. Perché l’ex parroco di quella chiesa di provincia – condannato per molestie sessuali nei confronti di minori, per pedofilia insomma – ha turbato le vite di quella comunità che avrebbe dovuto invece guidare, illuminare, confortare.
 
E allora l’arcivescovo ha deciso di non stendere sulla triste vicenda un comodo velo di silenzio, non si è trincerato dietro un “riserbo” ipocrita, non si è servito di una logica omertosa e difensiva. No. Si è rivolto direttamente a loro, ai suoi fedeli, con tono misurato ma partecipe. «Nel ripensare – ha scritto Betori – alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole, chiedendo a tutti sensibilità, vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono, cristiano perdono e preghiera per tutti». La Chiesa non nasconde più le mele marce.
 
Lo stesso pontefice, in viaggio negli Stati Uniti (forse il paese al mondo in cui la ferita è più profonda) compì un gesto netto: incontrò, a Washington, le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Fu – specificò il Vaticano – un incontro di “spiritualità” e di “vicinanza”. Arrivato forse dopo troppo tempo, dopo troppi scandali, dopo troppi silenzi. Comunque, un segnale forte e sincero. Come quello dell’arcivescovo di Firenze. Che la via percorribile, soprattutto per un’istituzione cristiana e soprattutto quando vanno riannodati i fili di una fiducia spezzata, quando dall’altra parte ci sono vite rovinate, diffidenza e dolore, è una soltanto. Ed è quella del coraggio della verità. farefuturo 11 novembre 2009