Abusi su minori: di 25 casi certi solo uno è stato diagnosticato

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IL CONVEGNO. Il dott. Andrea Galassi ha promosso un maxi-confronto tra esperti del settore  I medici: va fissata una procedura per poter poi dare responsi chiari Abusi su minori: di 25 casi certi solo uno è stato diagnosticato

La valutazione psicologico-forense nei casi di abuso sessuale sui minori pone di fronte al difficile compito di discriminare le vere dalle false denunce, le genuine ritrattazioni dai falsi dinieghi.E c'è poi l'aspetto delle prove, come anche la necessità di sapere in che modo procedere per portare sul piano medico dati incontestabili nel momento in cui c'è da accertare un reato.La premessa è che non siamo di fronte a una scienza matematica. È una sfera in cui le zone d'ombra continuano a restare molte e diffuse. Il convegno organizzato sabato nella sede Federfarma di Bolzano vicentino da Andrea Galassi, responsabile dell'unità semplice di medicina necroscopica del S. Bortolo, sul tema dell'epidemiologia e della diagnosi di abusi e maltrattamenti sui minori, ha cercato perciò di mettere allo scoperto quelli che sono i buchi neri di una materia in cui le basi di osservazioni e, dunque, anche le possibili sinergie, sono diverse.E, infatti, numerosi sono stati gli esperti che hanno dato voce alle angolazioni di un problema di carattere sanitario, legale e giudiziario, ma soprattutto di giustizia, ancora alla ricerca di criteri tecnici-scientifici precisi per sciogliere i dubbi, dimostrare le responsabilità, venire a capo di rovelli giudiziari.Galassi intende colmare un gap che viene da lontano con un progetto senza precedenti a livello di regioni italiane. Si tratta di un sistema di conservazione delle prove e di certificazione della catena di custodia in grado di introdurre elementi oggettivi nel dibattimento giuridico tramite un protocollo unico e originale che consentirebbe una serie di regole operative, fra cui, ad esempio, i prelievi biologici fatti in modo mirato. Costa 200 mila euro. E Galassi, che con gli esami autoptici relativi a tre infanticidi, ha potuto toccare per mano i lati oscuri della questione, ha chiesto come Ulss di poterlo avere all'assessore Isi Coppola come responsabile anche del referato ai diritti umani e alle pari opportunità. Le testimonianze sono venute da un folto gruppo di relatori: Domenico Di Leo, Elisabetta Zaglia e Stefania Turrina e della sezione di medicina legale dell'università di Verona, Paola Facchin del Centro per la diagnostica del bambino maltrattato e Anna Aprile dell'istituto di medicina legale dell'università di Padova, Roberta Gallego della procura della repubblica di Belluno, Barbara Mancini della medicina necroscopica del S. Bortolo. Le difficoltà sono obiettive.Su 25 casi sicuri di abusi sui minori - ha spiegato la Facchin dinanzi a una platea composta da medici, rappresentanti delle forze dell'ordine, magistrati e avvocati - solo uno è stato diagnosticato.E alla diagnosi non si arriva per una serie di ragioni. Le principali ? Carenze culturali e errori tecnici. Prezioso, quindi, si preannuncia un sistema con cui stabilire un percorso procedurale certo, come quello per il quale Galassi ha coinvolto anche la commissione regionale pari opportunità presieduta da Simonetta Tregnago, e di cui fa parte Francesca Ruta, intervenuta ai lavori del convegno di Bolzano. 

Il Giornale di Vicenza Franco Pepe 9 novembre 2009