Pino La Monica, udienza flash: Tensione in aula e testimoni da risentire

 


                                 (Pino La Monica)

La «ripresa» del processo a Pino La Monica - accusato di abusi su minori e detenzione di materiale pedopornografico - è durata ieri solo venti minuti, ma presto il dibattimento marcerà ben più spedito con tre udienze già fissate e il «progetto» di una veloce sentenza.

                             (il sociologo Stefano Zanetti)

L’aula era affollatissima perché la «rimodulazione» della Corte ha riportato in udienza i 24 testimoni già sentiti, ma una buona fetta di queste persone dovrà ritornare perché il nuovo avvocato dell’imputato (Tullio Virgili) ha ottenuto - come previsto - lo slittamento del processo di una ventina di giorni per poter prendere visione degli atti.
 Il difensore, dopo aver studiato gli interrogatori, dovrebbe stilare un elenco di testimoni a cui porre nuove domande. Già escluse dal ritorno in udienza le due ragazze entrate in contatto su Facebook con la Monica quando era agli arresti domiciliari: sono state considerate esaustive, dalle parti, le loro testimonianze già «cristallizzate» agli atti. Presenti in udienza i componenti dello staff difensivo che si è modificato con l’ingresso del professor Marco Casonato, mentre è rimasto al suo posto il sociologo Stefano Zanetti .Per il sociologo bolognese anche momenti di tensione ieri, in aula, per un battibecco (a causa di uno sguardo mal interpretato) con il padre di una delle ragazzine che accusano La Monica. 

 

Nel «pienone» al primo piano del tribunale anche alcuni componenti del Comitato Insieme per Pino, stavolta però senza slogan e cartelli come avvenne nell’ottobre 2008. «Il Comitato rimane molto presente - rimarca la portavoce Francesca Montecchi - ma con un sostegno a Pino più silenzioso. Abbiamo fiducia, il tempo sarà galantuomo». Nessuna dichiarazione ai cronisti al termine dell’ennesima «puntata» di questo delicato processo da parte del pm Maria Rita Pantani, affiancata come sempre in aula dal maresciallo Roberto Cesi, comandante dei carabinieri di Correggio che hanno svolto le indagini. A voce alta, invece, il commento di alcuni familiari delle ragazzine accusatrici a fine-udienza: «Speriamo che questo calvario giudiziario finisca presto!».

Gazzetta di Reggio 7 novembre 2009