Padova. Tredicenne in comunità tenta il suicidio dopo un diverbio con assistente

Note di R.Lerici

Un diverbio con un assistente della struttura in cui era ospite il ragazzino, sarebbe stata la causa del tentato suicidio.I carabinieri sono riusciti a dissuadere il tredicenne dal terribile proposito, ma come si arriva a tentare il suicidio in una comunità? Chi controlla cosa accade davvero in questi centri per ragazzi difficili, o tolti alle famiglie? Chi controlla se per caso non vengano somministrati psicofarmaci che possano alterare l'equilibrio dei minori? Chi controlla che ragazzi più grandi non usino violenza nei confronti di quelli più piccoli? Da 0 a 17 anni sono tutti minorenni, ma è possibile la convivenza, per esempio, di un bambino di 7 anni con tanti ragazzi oltre i 15 anni? A Roma, in una comunità, un unico bambino, in mezzo a tanti ragazzi, ha vissuto nel terrore per giorni: subiva di tutto.Chi consente che avvengano fatti del genere senza fare nulla? Non so se la comunità Amicizia, sia quella che ho  trovato su internet, ma se così fosse, si occupa di Attività di recupero socio-sanitario, educativo, sociale e culturale di soggetti svantaggiati: accoglienza residenziale di minori in difficoltà, tossicodipendenti, carcerati e immigrati.

Tredicenne tenta il suicidio, salvato dai carabinieri

PADOVA (1 novembre) - Un tredicenne ha tentato di gettarsi da un palazzo della comunità di cui è ospite, ma è stato convinto a desistere nell'azione e salvato dai carabinieri. È accaduto questa sera a Padova alla comunità «Amicizia» che ospita ragazzi con problemi tolti dalla famiglia. Da una prima ricostruzione pare che il ragazzo, di origine marocchina, abbia avuto un diverbio con uno degli assistenti della struttura: è uscito dalla finestra della palazzina, al secondo piano, e dopo essersi messo a torso nudo si è messo in piedi sul cornicione, minacciando di gettarsi sotto. Ha, tra l'atro, urlato di voler compiere l'insano gesto anche se fossero arrivati vigili del fuoco o un'ambulanza. Sul posto,chiamata dai responsabili della comunità è arrivata una pattuglia dell'Arma. Un sottufficiale ha iniziato una trattativa durata più di mezz'ora con il giovane, riuscendo ad instaurare un dialogo, convincendolo infine ad rientrare nell'alloggio. Una volta dentro il ragazzo è stato accompagnato all'ospedale di Padova per accertamenti sanitari. Conclusi gli accertamenti medici in ospedale, il ragazzo è dimesso ed è stato condotto in un'altra struttura di accoglienza.

il gazzettino 2 novembre 2009