ABRUZZO: QUANDO BERTOLASO DEFINI' "BARACCHE" LE CASETTE DEL TRENTINO

 (un messaggio lasciato sulla scalinata vicina a una tendopoli:"Deportati alla caserma della guardia di finanza.Non c'è mai c'è fine al peggio.Speriamo bene")

Di Roberta Lerici

Pubblico uno stralcio del bellissimo reportage del Corriere della Sera sulla situazione attuale che si sta vivendo in Abruzzo sei mesi dopo il terremoto.Ho scelto questa testimonianza sulla travagliata storia delle case donate dal Trentino, perchè avendo seguito la vicenda sin dall'inizio,mi sono trovata spesso a dover difendere le testimonianze che mi pervenivano da L'Aquila, da chi le considerava false e dettate da mere divergenze politiche.Quello che ritengo giusto sottolineare, invece, è che sull'Abruzzo le informazioni diffuse dai media e dai maggiori quotidiani sono sempre state parziali.Si è voluto dipingere un quadro illusorio, farcito di retorica e trionfalismo.Oggi appare chiaro che nel post-terremoto non si sono cercate soluzioni vantaggiose dal punto di vista economico, ma soprattutto non si è cercata la condivisione delle scelte con la popolazione.

Tutto è stato imposto talvolta con la mistificazione e il pugno di ferro, agendo su persone psicologicamente deboli e impaurite.Dispiace che in pochi si siano accorti di quanto stava accadendo, dispiace che in pochi abbiano riportato le notizie che pure c'erano anche mesi fa.Non credo che le tragedie possano essere usate come palcoscenico,non credo che le tragedie debbano diventare terreno di scontro politico; non credo che le tragedie debbano arricchire pochi.Eppure tutto questo è successo dopo la tragedia dell'Aquila.

da "L'ABRUZZO SEI MESI DOPO" DI CESARE FIUMI:

L'albergatore: «Altro che dicembre», sorride invece Contini «Mi hanno detto che avrò terremotati in albergo ancora per un anno».

«È COME SE AVESSERO CERCATO IN TUTTI I MODI DI DISINCENTIVARE L’INIZIATIVA PRIVATA»

Facciamo un po’ di conti: 55 euro a persona, per un nucleo medio di quattro persone, fa 6mila e 600 euro al mese. Tanto costa il loro mantenimento: dieci volte quello che riceve una famiglia che si arrangia da sola, in affitto o acquistando un prefabbricato. «Sì, uno spreco. Ed è come se avessero cercato in tutti i modi di sponsorizzare queste nuove case, disincentivando il fai-da -te», spiega Vincenzo Vivio, architetto nato a Paganica e residente all’Aquila con la sua famiglia, la moglie e sei figli, prima che il terremoto gli stravolgesse la vita. «Purtroppo nelle nuove case non sono previsti appartamenti per le famiglie numerose. Come ci siamo arrangiati? Una figlia vive a Londra. Altri tre stanno con me qui, ad Assergi, nell’albergo Fiordigigli che ci è stato assegnato. Mia moglie invece ha trovato lavoro a Pescara ed è lì con Cesare e Pietro, che frequenteranno sulla costa la quinta e la prima elementare. Con la morte nel cuore sono andato dalla preside a chiedere il nullaosta per il trasferimento e purtroppo non ero il solo: ma come facevo a far vivere due bambini quassù in albergo?» Sicché il signor Vivio farà il pendolare, da un pezzo di famiglia all’altra, senza trascurare il coro che dirige e che ha già cantato alla Rai e nelle tendopoli: «Un modo per stare assieme, per restare comunità. Anche se quello che m’ha fatto più male è stata la storia delle case di Paganica. Ah, non lo sa? Il Trentino, ancora mesi fa, ci aveva offerto le stesse casette che sono state consegnate a Onna. Erano un’ottima soluzione per passare subito dalle tende a un tetto, restando assieme. E l’assemblea dei cittadini era orientata su questa scelta e anch’io mi sono battuto per dire “sì”. Fino a quando ha preso la parola Bertolaso, il capo della Protezione Civile, criticando pesantemente il progetto, sponsorizzando le sue C.a.s.e. e arringando la gente ormai disorientata: “Ma voi a Paganica, cosa volete: case o baracche?”. Figurarsi, tutti a gridare: “Le case, le case”. Così io ho rimediato una figuraccia e le cosidette baracche le ha prese, ben contento, il comune di San Demetrio de’ Vestini, dove sono già state montate. Pensi che amarezza quando due settimane fa il presidente del consiglio ha inaugurato quelle di Onna, dicendo: “Sono vere ville”. Prima erano baracche, adesso sono diventate ville e intanto le nuove case di Paganica chissà quando saranno pronte». Il clima è cambiato, nell’ultimo mese, sotto il cielo d’Abruzzo sempre più spesso grigio. E nonostante le assegnazioni delle prime case, non proprio in
positivo. È il momento più difficile nei rapporti tra Protezione Civile, in uscita, e cittadinanze che tornano sotto la tutela dei loro municipi, perché c’è paura di non veder riconosciuti i propri diritti, di essere scavalcati da amicizie e clientele e soprattutto di non vedere la ricostruzione. Ecco, se c’è una parola che non ritorna è: ricostruzione. «Non è mai cominciata e i soldi che servivano per rifare le nostre case sono finiti per costruire, notte e giorno, quelle provvisorie, mentre il centro storico dell’Aquila resta in un silenzio spettrale, perché?», chiede la lettera inviata, da tre comitati, al presidente Napolitano.

autore r.lerici-www.bambinicoraggiosi.com 1 ottobre 2009