Tendopoli:Gli sfollati di Piazza D'Armi smistati ovunque tranne che nelle "casette" (video e lettera)

Le Casette in Legno non sono pronte, ma gli ospiti del principale campo aquilano hanno ricevuto da poche ore la notizia dell'imminente chiusura della Tendopoli in Piazza d'Armi. Protezione civile, carabinieri e psicologi stanno comunicando agli sfollati le loro prossime sistemazioni.Molti di loro dovranno lasciare L'Aquila, molti di loro sono disperati.

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Lettere a Contropiano: EPORTATI ALL'AQUILA

Non ci sono C.A.S.E. per tutti e non ci saranno, neanche in primavera E francamente, dopo aver fatto un giro nella periferia di Coppito ci auguriamo che non ce ne siano!

Non una new town ma 20 new town stanno spuntando come funghi. Intorno a un centro storico che sarà svenduto a immobiliaristi senza scrupoli, un pullulare selvaggio di gru, ruspe, megacantieri, colate di cemento armato...e soldi, soldi, soldi inafferrabili. E sfruttamento di tutto e tutti (sembra che gli operai dei cantieri lavorino a tre turni).

Non ci sono C.A.S.E. per tutti. I senza tetto sono 70.000, mentre i posti previsti nel piano C.A.S.E. a primavera saranno al massimo 16.000. 27.886 gli sfollati censiti dal Comune e dalla protezione civile con le case completamente inagibili (E o F), di cui circa 5.300 affittuari.
Gli affittuari dovranno lasciare le C.A.S.E. dopo i primi 2 anni. Quelli con le case temporaneamente o parzialmente inagibili (B o C) non possono anticipare i soldi per la sistemazione.
Nessuna ricostruzione, ma realizzare questo piano C.A.S.E. metterà uno spesso strato di cipria e fondotinta alle crepe di questo regime e un robusto ingresso di denaro pubblico nelle tasche dello stesso e delle imprese che lo sostengono.
Un altro terremoto all'Aquila
Inizia a Piazza d'Armi la deportazione in massa degli sfollati La voce nel campo si era sparsa da un paio di giorni ma niente di ufficiale.
Il tempo "congruo" annunciato da Bertolaso in TV per mettere al corrente i terremotati di Piazza d'Armi che sarebbero stati cacciati dalle tende e mandati chissà dove, senza dare loro la possibilità di scegliere, si è tradotto di fatto per molti in un giorno di preavviso. All'assegnazione delle località di destinazione (alcuni sfollati stanno ancora aspettando di sapere dove saranno mandati) la guerra tra poveri si è subito materializzata: gli "italiani" contro gli immigrati, chi ha trovato un lavoro contro i disoccupati, i single contro i nuclei con più di 2 o 3 persone, chi ha le protesi o è comunque disabile contro chi ha ancora la salute per camminare e fare le scale a piedi, gli incensurati e i collaboratori contro i pregiudicati, chi viene mandato sulla costa o ad Avezzano o a Sulmona, comunque lontano dalla città, contro chi ha avuto la "fortuna" di essere ristretto nella scuola della caserma della guardia di finanza, vicino L'Aquila (dove si è svolto il G8) ecc.
Dopo aver discriminato tra gli sfollati sulla costa e quelli dei campi, l'operazione dividi et impera, va avanti.
Pochi annunciano di incatenarsi o di "occupare" le proprie case inagibili, ma spesso queste dichiarazioni non ottengono il risultato sperato, ossia rimanere ai margini più prossimi della città, della propria casa, del proprio lavoro dei propri affetti. Intere famiglie ulteriormente separate... tutti dispersi. Il campo è militarizzato oltre misura, sembra di essere ad esercitazioni militari e antisommossa.
Durante il G8 i militari, pur con una presenza robusta dentro il campo (più del doppio degli sfollati), incombevano soprattutto fuori del campo, a sorvegliare che nessuno intralciasse le grandi manovre fuori, dove scorrazzavano i potenti.
Ora si sono concentrati soprattutto all'interno del campo (gli sfollati ora saranno quasi un decimo di militari e forze dell'ordine), ad evitare che scoppi una scintilla di protesta, pronti a toglierti via la tenda dietro le spalle appena ti allontani di un paio di metri. Ai 1200 sfollati, presenti ancora 2 giorni fa, hanno tolto tutti i cessi chimici tranne 1, hanno cominciato a servire cibo particolarmente disgustoso e a smontare una delle 2 sale mensa.
La polizia locale (che conosce le sue pecore) fa da paciere e intercede con la protezione civile per i sottoproletari che hanno avuto dei precedenti penali e sono disposti a non piantare grane e a
"collaborare" purché li si lasci vicino all'Aquila. Il ricatto è: o te la prendi così o torni in galera e non ti piangerà nessuno.
Dopo i bei propositi dell'assemblea cittadina di ieri, indetta dai comitati, dopo la promessa di quei rappresentanti di vigilare affinché in nessun campo ci fosse stata una "deportazione non consensuale" (ma una deportazione non può esserlo, è ovvio!), nessuno di loro ho visto stamattina.
Davanti al campo c'era però uno striscione che recitava: "Dall'impegno e dal cuore dell'Emilia Romagna alla prevaricazione del Dipartimento" firmato "i Ri-sfollati di piazza d'armi"

Luigia, per una rete di soccorso popolare

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