L'AQUILA, TROPPO POCHE LE CASE PROMESSE: NASCE LA "CLASSIFICA DEI TERREMOTATI"

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 I COMITATI DEI CITTADINI: «Il fallimento del piano c.a.s.e.», si legge nella pagina ufficiale del gruppo 3.32, «è stato ratificato oggi con l’ammissione della necessità di soluzioni abitative temporanee per settembre».Il "piano casa" per il capoluogo abruzzese è una farsa ai limiti della decenza.Le abitazioni non bastano per tutte le tredicimila famiglie sfollate, delle quali troveranno una sistemazione solo quattromila. L'amministrazione comunale, per evitare spargimenti di sangue, ha dovuto quindi stilare una graduatoria d'ingresso.

Una sorta di "CLASSIFICA DEI TERREMOTATI". Per ogni parente vittima del sisma guadagni 5 punti, se hai un figlio minorenne ne pigli 4, due se hai in famiglia un over 85, 1.5 per ogni componente lavoratore e/o iscritto all'Università.Perchè a questo punto non fare un reality con tanto di televoto?! C'è da dire che almeno l'Aquila ha beneficiato di passerelle mediatiche (come il G8) che, più o meno, hanno aiutato almeno in parte a "sistemare" il centro città. La stessa cosa non si può certo dire per paesi come Castelnuovo (articolo completo), dove il 95% delle abitazioni sono da abbattere e la città è ancora totalmente invasa dalle macerie come fosse ancora il 6 Aprile. E la vergogna ancora più grande è che chi (l'opposizione, ndr) dovrebbe denunciare queste cose fino allo sfinimento, senza perdere una sola occasione, invece non dice nulla. Nulla. fonte: http://fabiopari.blogspot.com/ Il compleanno tra le lacrime L'AQUILA - Cristina è una psicologa iscritta all'albo e sa bene che cosa sia la "resilienza". "E' la capacità - spiega - di fare fronte in maniera positiva agli eventi traumatici. E' la forza di riorganizzare la propria vita di fronte alla difficoltà. Ma la "resilienza"non è eterna, per continuare ha bisogno di essere alimentata, di trovare risorse". E adesso queste risorse non ci sono più. "Non è necessario - dice Cristina - usare parole difficili. Basta guardarsi intorno per capire che la gente - si tratta di persone che hanno vissuto come te la notte del terremoto e che come te da quasi quattro mesi cercano di trovare un futuro - è diventata cattiva. L'invidia ha preso il posto della solidarietà. Faccio un esempio. Ti guardano, osservano le mie figlie, Crystal e Asia, e dicono: beata te che hai due figli. Ringrazi e chiedi perché. La risposta ti gela. "Tu con due figlie avrai la casa, noi invece no". Tu ti sei sistemata la vita". Ecco, i figli non sono più i figli. Sono diventati punti in una graduatoria che ancora non si sa come sarà fatta. Diventano un gradino sul quale salire per arrivare più in alto degli altri". Non è facile cacciare la depressione dalle tende e dalle hall degli alberghi dei terremotati. "L'altro giorno siamo partiti da Tortoreto, dove siamo in un appartamento in attesa che si torni a liberare una stanza di albergo, per andare alla tendopoli di piazza d'Armi. C'era da festeggiare il compleanno di Asia e una festa così non si può fare senza i nonni, mia sorella, la cugina Maila... Mia mamma Rita ha comprato una torta per i 5 anni della piccola. E' stata lei a organizzare festa e regalini. Metteva sul tavolo pop corn e aranciata e poi usciva. Portava un braccialettino per Asia e tornava a uscire. L'ho seguita, ho visto che piangeva. Mi ha detto che pensava alle feste di compleanno degli anni scorsi, quando c'erano tanti bambini e tanti regali, nella sala della sua grande casa e prima della festa c'era un pranzo per tutti. Mi ha detto che pensava ai compleanni che arriveranno, non si sa ancora dove, perché la casa di mamma e papà è fra le più danneggiate".

La depressione arriva anche quando si prende un momento di respiro. "Ho accompagnato un'amica nel suo paese e per arrivarci ho fatto il giro attorno all'Aquila. Erano le 19,30 - di solito è l'ora del grande traffico - e in strada non ho trovato nessuno. Giri attorno al centro e vedi che l'Aquila è morta. Ho visto i cantieri delle nuove case antisismiche. Cantieri enormi dove andranno a vivere migliaia di persone. Passi un giorno e vedi un piano, il giorno dopo c'è già il secondo piano. Ma quante persone ci staranno, in quelle case? E quanti resteranno fuori? Ieri è venuto un tecnico a vedere il mio appartamento, categoria B perché ha bisogno solo di qualche intervento. Mi ha detto che a settembre potranno iniziare i lavori, e che ci vorranno almeno due mesi. In albergo ci dicono che il 20 settembre finisce la convenzione con la Protezione civile. Dove andremo ad aspettare il ritorno a casa? Passi il tuo tempo a farti domande alle quali non sai rispondere. Nel mio quartiere, ad esempio, c'erano e ci sono ancora tante case sfitte: perché non le hanno requisite, invece di costruire tutti quei gruppi di palazzi che cambieranno il volto dell'Aquila? Io ho provato a cercare una casa in affitto, almeno per questi mesi. La Protezione, essendo noi in quattro, ci aiuterebbe con 400 euro al mese. Ma i proprietari te ne chiedono, in nero, altri 400. La solidarietà, anche fra noi aquilani, è davvero un ricordo". In hotel si sta in pena per il futuro, nelle tendopoli ogni giorno è emergenza. "Ormai - racconta Rita, la mamma di Cristina e Fabiana - fai fatica a ottenere un rotolo di carta igienica. I volontari cambiano ogni settimana, tanti ti guardano come se loro fossero i salvatori del mondo e tu uno che deve solo stare zitto e ringraziare. L'altro giorno mio marito Claudio aveva bisogno di un'iniezione, l'infermiere non c'era e il medico, una donna, si è rifiutata di farla. "Io sono qui solo per le emergenze", ha detto. Noi sappiamo che dovremo restare qui ancora a lungo e chiediamo un servizio decoroso. Anche in mensa, ormai, patate e fagioli sono i contorni fissi".

Per la prima volta alla tendopoli è arrivato il sindaco Massimo Cialente. "Ci ha spiegato come e quando si avvierà la smobilitazione delle tendopoli ma ci ha anche detto che un sindaco senza città, come lui si definisce, non ha molti poteri". Per fortuna fra i volontari che resistono ci sono i frati minori cappuccini. "Fra Giuseppe - dice Rita - è la nostra salvezza. Non è solo un frate: è uno psicologo, un animatore, un fratello, un amico... Se non ci fosse lui le tensioni avrebbero già prodotto guai molto seri. L'altro giorno è uscito dalla chiesetta con un megafono e dietro di lui c'era un uomo con l'organetto. Sono passati fra le tende e hanno "obbligato" tutti a ballare. "Ho visto che eravate troppo tristi", ci ha detto. "E allora ho provato a farvi cambiare pensieri con la musica"". (la repubblica 29 luglio 2009)

COMITATI CITTADINI:REQUISIRE APPARTAMENTI SFITTI E BLOCCARE CANTIERI DELLE C.A.S.E. NON ANCORA PARTITI

L’AQUILA. Sono sorti spontaneamente dopo il sisma e vanno avanti senza tregua: sono i comitati aquilani che si battono per una ricostruzione trasparente e rapida. Ieri anche a causa del loro malumore il presidente Chiodi è stato costretto ad abbandonare l’aula dove era in corso il consiglio comunale straordinario.La folla ha cominciato a rumoreggiare quando il governatore ha toccato l’argomento C.A.S.E: è quello infatti uno dei temi più osteggiati dai rappresentanti dei comitati.«Il fallimento di quel piano», si legge nella pagina ufficiale del gruppo 3.32, «è stato ratificato oggi (ieri per chi legge, ndr) con l’ammissione della necessità di soluzioni abitative temporanee per settembre».La proposta è quella di «agire subito» partendo dalla requisizione del patrimonio immobiliare sfitto per bloccare i cantieri del Piano C.A.S.E. non ancora partiti.«Chiediamo che il Comune», continua il comitato, «renda pubblica la lista degli appartamenti sfitti ed agibili. Abbiamo richiesto anche l’assoluta trasparenza da parte del Comune e della Protezione Civile nella gestione dei fondi; il sito web del comune deve contenere un rendiconto dettagliato, fino all’ultimo centesimo».«Da quattro mesi», continuano, «viviamo siamo nelle tende e sfollati, una scelta scellerata. Infatti sarebbe sufficiente rendere pubblici i dati sull’incremento dei decessi dopo il sisma, a causa nella permanenza nelle tendopoli, per comprendere l’effetto disastroso di questa scelta».I comitati pretendono nient’altro di essere considerati come altre popolazioni che hanno vissuto lo stesso dramma, come gli umbri o i friulani.

«Ricostruire una città devastata da un terremoto ai tempi di Berlusconi non è cosa facile», scrive Marco Sebastiani, del 3e32, «come non è facile far capire agli italiani cosa stia realmente accadendo in questo territorio terremotato».Il quadro che tutti fuori dall’Aquila si sono fatti, secondo Sebastiani, di questo evento e della ricostruzione avviata è tanto chiaro quanto sconcertante: «“c’è stata tanta solidarietà da parte di tutti, non potete lamentarvi” – si sente dire da chi non conosce la realtà».«Urlare le ingiustizie che tutti gli aquilani stanno subendo», continua Sebastiani, «è l’unica via che hai per sperare di avere un futuro in un territorio che rischia di avere per sempre solo un passato.La battaglia che i comitati cittadini hanno deciso di combattere non è una battaglia politica tesa a screditare il Governo e magari gettare fango sul suo operato, ma è una lotta per difendere il territorio da una speculazione già iniziata, un tentativo di evitare quell’invivibile sensazione di non sentirti più figlio della tua terra e delle sue montagne; è una battaglia di diritti». 28/07/2009 12.41 PRIMADINOI.IT