Pedofilia, condannato don Turturro:""Così il prete del Borgo abusò di me"

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Parla la vittima di don Turturro. La madre: dal rione isolamento e minacce
di Romina Marceca
«Non auguro auguro a nessuno quello che è capitato a me. La mia vita di bambino è stata spazzata via in modo drastico e nulla tornerà come prima. Lui mi ha violentato e poi mi ha detto di stare zitto, di non parlare con nessuno. Così è cominciato un incubo che ancora non finisce. Voglio vederlo in carcere, è il mio unico desiderio».

Parla Andrea (nome di fantasia), uno dei ragazzini che sarebbe stato violentato da «lui», don Paolo Turturro. L´ex parroco di Santa Lucia al Borgo Vecchio venerdì è stato condannato a 6 anni e mezzo in primo grado per pedofilia. Nel 2000 avrebbe abusato di due piccoli parrocchiani. Solo baci e carezze intime per un ragazzino, una violenza carnale invece per Andrea: una sola volta, a Baucina, durante la colonia estiva a «Dipingi la pace».

«Quando mio figlio è tornato da lì ho notato, lavando mio figlio, che aveva delle escoriazioni sul sedere. Lui mi disse che era caduto. Se solo avessi capito subito», ricorda con amarezza la mamma di Andrea. «Non potevo scappare, mi ha incastrato in quella stanza. Avevo paura e ho sperato che tutto finisse al più presto», aggiunge lui. Quando Andrea ritorna da Baucina non dice nulla ai genitori, ma non va più in chiesa. «Un giorno - racconta - mentre giocavo con i miei amici in strada, lui mi ha avvicinato e mi ha minacciato di non dire nulla. Ho fatto come diceva, poi qualcuno ha parlato».

Quel ragazzino oggi ha 19 anni, ha scelto di lavorare, lasciare gli studi, ma non il quartiere dove è cresciuto. Andrea racconta quasi dieci anni di vergogne, paure e minacce. Che sarebbero arrivate non solo dal prete ma anche dal Borgo che «voleva mettere tutto a tacere». Anche Andrea, ai tempi della violenza aveva 9 anni, avrebbe voluto non dire nulla, celare quel terribile segreto. «Poi un ragazzo, che era davanti alla porta della stanza dove è successo tutto, ha fatto il mio nome alla polizia e dopo tre anni di silenzio ho dovuto rivelare tutto ai miei genitori».

Una strada in salita per Andrea e per la sua famiglia, assistiti anche nella difficile gestione della loro vita nel quartiere dall´avvocato Paola Rubino. In giudizio hanno ottenuto una provvisionale da dividere con l´altra vittima di 50 mila euro.

«Non cerchiamo soldi, ma giustizia - dice il papà di Andrea - Spero che la sentenza definitiva arrivi al più presto. Siamo stati dipinti come una famiglia disagiata. Tutte bugie. Abitare al Borgo non è sinonimo di degrado. Lavoro all´Amia da oltre 16 anni, viviamo di stipendio e di sacrifici, ma siamo una famiglia unita e senza macchia. Dovrebbero vergognarsi tutti quelli che hanno ritrattato le accuse. Alcuni hanno anche inventato che un altro mio figlio era stato violentato da un uomo e che il piccolo stava emulando quella vicenda mettendo in mezzo il prete».

La denuncia dell´amico, la convocazione alla polizia, sei anni di processo. Dice la madre: «Quel signore ha rovinato la serenità della nostra casa. Darei la vita per i miei figli. Da piccoli erano molto vivaci e quando la polizia ci ha convocati la prima volta pensavo ad un problema con la scuola. Siamo rimasti scioccati quando ci hanno raccontato di cosa si trattava. Quante lacrime abbiamo versato notte e giorno».

Andrea per anni ha sofferto di disturbi al sonno. È stato aiutato da diversi psicologi per superare il peggio. «Gridava e si svegliava all´improvviso, era sempre inquieto». Adesso la sua vita sembra essere ritornata sul binario della normalità. «I miei amici non sono più quelli della parrocchia, ho dovuto cambiare anche quelli. Fidanzato? «C´è una ragazzina che mi piace tanto, speriamo». Sorride Andrea, nei suoi profondi occhi blu la voglia di ricominciare.
(la repubblica 21 luglio 2009)