ARTISTI IN PIAZZA CONTRO I TAGLI:COSI' UCCIDETE LA CULTURA"

MANIFESTAZIONE BIPARTISAN TRA CINEMA, TEATRO E LIRICA UN MIGLIAIO A MONTECITORIO.

Al sit-in contro i tagli del governo Moretti e Verdone ma anche Barbareschi

ROMA
— Palloncini neri e cartelli listati a lutto per celebrare «la morte
dello spettacolo »: così un migliaio di protagonisti del mondo del
cinema, del teatro, della danza, della musica, ha protestato ieri in
piazza Montecitorio, di fronte alla Camera dei deputati, contro i tagli
del governo Berlusconi al Fus, Fondo unico per lo Spettacolo, con cui
lo Stato finanzia il settore. Meno 130 milioni di euro quest’anno,
passando dai 511 milioni previsti dal governo Prodi nel 2008, ai 380
attuali.

 

A protestare attori e registi, ma anche molte maestranze,
musicisti, ballerini, coreografi, costumisti. Tra i tanti volti noti,
Carlo Verdone e Nanni Moretti, Mario Monicelli ed Ettore Scola, Luca
Zingaretti e Mariangela Melato, Ricky Tognazzi ed Enrico Lucherini,
Paolo Virzì e Giuliano Montaldo, Valerio Mastandrea e Ascanio Celestini.

Verdone, tra i primi ad arrivare, è anche uno dei più duri nel commento: «Un
omicidio, stanno uccidendo la cultura. E se sono qui, lo faccio
soprattutto per le nuove generazioni». «Delitto» è invece il termine
che utilizzano entrambi gli esponenti del Pd giunti al sit-in per
solidarizzare con i manifestanti: l’attuale e l’ex segretario del Pd,
Dario Franceschini e Walter Veltroni.

In
una piazza che ha ripetutamente invocato le dimissioni del ministro per
i Beni culturali Sandro Bondi (e contro i tagli ieri si sono espressi i
due ex ministri della Cultura Francesco Rutelli e Giovanna Melandri) i
fischi sono stati indirizzati soprattutto agli interventi dei due
parlamentari del Pdl Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci, che dal
palco hanno comunque provato ad argomentare le loro ragioni, spiegando
oltretutto di condividere in larga parte le proteste (contraria ai
tagli del governo anche un’altra parlamentare del Pdl, Fiorella
Ceccacci Rubino, che ha parlato di un settore «che contribuisce con
imposte dirette e indirette a un gettito per l’erario di diversi
miliardi di euro l’anno»). Barbareschi si è rivolto alla platea
parlando di «atteggiamento fascista», poi, sommerso da cori di buuu, ha
proposto «uno sciopero vero e a oltranza, per quattro mesi e non una
manifestazione piccola come questa e fatta di lunedì» raccogliendo
anche applausi.

Sui tagli al Fus ieri è intervenuto il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ai giornalisti,
durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, ha spiegato di «non
poter far nulla» per rispondere agli appelli che gli sono stati
rivolti: «Perché siamo alla vigilia, anzi sull’orlo di una approvazione
in Parlamento». Tuttavia, ha spiegato Napolitano, la questione tornerà
presto alla ribalta, in autunno, con la legge finanziaria, quando si
dovranno stabilire le priorità nell’erogazione delle risorse
disponibili di fronte all’esigenza di ridimensionare la spesa pubblica.
«Occorre fare uno sforzo — ha concluso il capo dello Stato — per
selezionare le vere priorità, perché se si dice che tutte le spese sono
prioritarie si dice che nessuna lo è».

Margini per un
cambiamento di rotta del governo non se ne vedono, stando almeno alle
parole pronunciate ieri sul palco da Andrea Purgatori, che a nome
dell’associazione «100 Autori» ha fatto parte di una delegazione che
subito prima della protesta ha incontrato a palazzo Chigi il
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, in veste di
mediatore tra le parti. «L’aria che tira — ha detto Purgatori — non è
buona, nonostante Letta comprenda molte delle nostre ragioni ».

Coorirere della sera Edoardo Sassi
21 luglio 2009