TRAGEDIA DI VIAREGGIO: I FUNERALI, OMELIA MONS. CASTELLANI, NEL DOLORE UNITI A L'AQUILA

07/07/2009 - 11:39 -

Abbiamo ancora negli occhi le immagini della tragedia che una settimana fa ha travolto le esistenze, le storie, le speranze e i progetti, di molti nostri fratelli; una tragedia, Signore, che ha sconvolto la quotidianità di una città ed il suo reticolo di relazioni, amicizie, sentimenti, vivacità e problemi; un’altra tragedia che ha colpito la coscienza del nostro Paese, lasciandola turbata e perplessa, e che ci unisce più intimamente alla comunità de L’Aquila cui rinnoviamo la nostra vicinanza”. Le tragedie e i dolori accomunano e rendono ancora più fratelli gli abitanti di Viareggio e i terremotati de l'Aquila: questa la riflessione offerta in apertura dell'omelia per i funerali delle vittime della strage di Viareggio, da mons. Italo Castellani, arcivescovo di Lucca. Ai funerali di Stato per 15 delle 22 vittime del disastro ferroviario del 29 giugno che si celebra nel palazzetto dello sport è presente il capo dello Stato.
“Due simboli, tra altri, sono fissi nel nostro animo e resteranno per tutti noi come punti di riferimento a guidare e ispirare la nostra vita quotidiana: il piccolo Leonardo, che ha perso i due fratellini e la mamma, mentre il papà lotta con tutte le sue forze per la vita; la giovanissima Ibitzen Ayad ragazza magrebina che ha perso tutti i suoi cari e che nella Città di Viareggio, ove la comunità magrebina si sente a pieno titolo parte viva della città, può essere certa di trovare la sua famiglia”. Lo ha detto mons. Italo Castellani, in conclusione della sua omelia per i funerali di 15 delle 22 vittime della strage di Viareggio. “Il futuro di speranza che emerge dalla nostra tragedia l’ho visto ieri sera – ha aggiunto -, passando nelle strade della nostra città, ben riassunto su uno striscione lasciato sul luogo della tragedia e scritto da una mano e un cuore generosi, e che interpreta bene i sentimenti di tutti noi: 'Viareggio risorgi più bella'”. Durante l'omelia il presule ha anche ringraziato “la città di Viareggio che, animata da un forte spirito di accoglienza, ha espresso sin dai primi attimi della tragedia in tutte le sue componenti una carica di amore senza misura che ha segnato e continuerà a segnare la vita quotidiana della nostra città e del nostro territorio”.
“Chissà per quanto tempo queste immagini rimarranno impresse nel nostro intimo… chissà per quanto tempo 'la tragedia di Viareggio' segnerà il ricordo di un dolore grande, di tanta sofferenza del corpo e dell’anima, di uno smarrimento e di una angosciosa ricerca di tanti 'perché?', del desiderio di volti persi per sempre o sfigurati per sempre…”: lo ha detto mons. Italo Castellani, arcivescovo, ai funerali delle vittime della strage di Viareggio, in corso stamattina. “Quel fuoco mi ha profondamente impressionato – ha ammesso il presule -, quei bagliori nella notte, altrimenti segno di calore e di sicurezza, sono sembrati il visibile di un non-senso, di un negativo assoluto che tutto fagocita e tutto distrugge, alimentato certamente non solo dal caso e dalla fatalità…”. “Oggi noi siamo qui – ha aggiunto - perché quella memoria, ancora incandescente, ci aiuti, anche con durezza e audacia a ricostruire”, con l'aiuto del Signore, “un percorso di senso e di verità, perché sia riconsegnata, in particolare ai nostri fratelli morti e feriti, a tutta la città di Viareggio, a chi ha sofferto, ovunque, per questo evento di morte, una dignità e una libertà inespropriabili”. Per l'arcivescovo, “la profezia bella della Risurrezione del Figlio di Dio” svela “il senso profondo delle drammatiche immagini di morte che sono scorse in questi giorni sotto i nostri occhi”.
“La morte di Gesù – ha chiarito mons. Castellani - non è il venir meno della vita, anzi ne è l’inizio pieno, eterno!, il dilatarsi di una vita nuova che scaturisce” dall'amore di Dio. “Non sempre, Dio amante della Vita, abbiamo compreso con disponibilità – ha osservato l'arcivescovo - che lo scopo e l’effetto della passione del Signore Gesù è di raccogliere insieme gli uomini di tutte le culture, da tutti gli angoli della terra, in un’unica comunità, in un’unica famiglia”. Eppure, “la storia dell’uomo è intrecciata e sostenuta da tanti, ammirevoli atti di amore”, ma “allo stesso tempo la storia dell’uomo ha conosciuto e continua a conoscere violenze, ingiustizie, tragedie umane e disastri ecologici”. Quando l’uomo “conta solamente sulla propria forza, è portato a difendere la propria vita con violenza, sentendosi minacciato. Chi confida nel Signore è libero da tutte queste preoccupazioni perché è al sicuro dentro” la sua “mano divina. È libero; libero di amare e di donare gratuitamente”. Se l’orizzonte è Dio, “l’afflizione certo rimane l’afflizione, ma oltre l’afflizione c’è la consolazione di Dio”. “E per noi fratelli – si è chiesto il presule -, cosa insegna tutto questo? Quale insegnamento essenziale trarre di fronte alla morte e alle morti violente che hanno colpito le nostre famiglie, la nostra città?”.
“Il mistero della morte di Gesù, il Figlio di Dio – è la risposta di mons. Castellani -, si intreccia con il buio della tragedia umana e la illumina della luce della sua Risurrezione”. “Alla luce della proposta evangelica di Gesù che rischiara la totalità della vita dell’uomo – ha osservato monbs. Castellani - c’è tuttavia da interrogarsi sul ‘modo di vivere’, per certi aspetti violenti o ad ogni modo che mettono a rischio la vita stessa, a cui concorriamo tutti, con i nostri stili di vita personali e collettivi”. Insomma, “è da tempo venuto il momento che il nostro territorio, la nostra Terra, con il contributo e la responsabilità di tutti nessuno escluso, diventi come Dio l’ha voluta, ‘Madre sicura’, ‘terra sicura’, proprio convertendo gli stili di vita personali e collettivi”. “Continuiamo a vegliare – ha quindi ricordato l'arcivescovo - nella trepidazione e nella speranza accanto alle famiglie dei feriti gravi, e con le risorse della condivisione e del pane spezzato ci impegniamo nei legami di sostegno e di aiuto fraterno a chi è stato colpito anche nei beni materiali”.