Terremoto/Montecitorio, il grido degli sfollati:"Vergogna! Buffoni!"

di Roberta Lerici

Almeno 40 gradi, non un filo d'ombra.I sindaci vestiti di blu sembrava quasi che si squagliassero dopo due ore passate al sole davanti a Montecitorio. Dodici i pullman che dall'Abruzzo hanno portato a Roma"sfollati" di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. Tanti gli slogan contro il governo."Io li anche votati", grida una signora, che aggiunge, "Mi fidavo, sono sempre stata di destra". Qualcuno urla, "Voglio andare in crociera, dove sono i biglietti?" Incredibilmente, in questa torrida giornata,  fa capolino anche l'ironia. Ma sono tante le  persone che si sono sentite prese in giro da un governo che ha promesso "mari e monti", questa volta nel senso letterale del termine. Ai monti ci sono già, e al mare li hanno portati perchè non avevano più la casa. Ma cosa chiedono i sindaci e i cittadini terremotati?

1) I soldi per ricostruire le proprie case.Infatti, allo stato attuale, per cominciare a ricostruire, dovrebbero accendere un mutuo per  pagare i lavori, e poi attendere il rimborso dello stato. Loro, invece, vogliono che si proceda come per l'Umbria, ovvero: apertura di conti correnti speciali dove lo stato accredita ratealmente il contributo, con cui poi i proprietari delle case pagano le imprese.
2) Modifiche al DL39, con gli emendamenti presentati e già tutti bocciati .
3) Sapere con esattezza quando potranno lasciare le tende
4) Come mai i contributi di 100 euro a persona che il governo aveva stabilito non è stato erogato.
5) Gli sfollati non sopportano che Bertolaso e il governo si siano appropriati dell'Abruzzo, tagliando fuori le popolazioni e le istituzioni locali da ogni decisione. Non sopportano la loro arroganza.
6) Si teme che la scelta di lasciare così a lungo nelle tende un numero così alto di persone, nasconda qualcosa che ancora non è chiara. Potrebbe essere una speculazione edilizia, come qualsiasi altra cosa. Certo, ritengono che manchi la chiarezza.

Il deputato del Pdl Giorgio Clelio Stracquadanio, uscito per parlare con i manifestanti,  ha affermato che una prima stima preliminare della ricostruzione stabilisce nel fondo assegnatario 9 miliardi di euro. A questo punto, viene sommerso dai fischi. Secondo i manifestanti, infatti, non è vero che esistano questi fondi. Cori si sono levati contro la Protezione civile, protestano contro l'ipotesi che i ragazzi delle famiglie terremotate da settembre prendano l'autobus dalle coste per tornare a studiare all'Aquila.

Finalmente, alle due del pomeriggio, ad una delegazione viene dato il permesso di assistere alla votazione degli emendamenti del "DL Salva Abruzzo".

Oltre ai sindaci dei paesi più piccoli, sono presenti in piazza Montecitorio la presidente della Provincia Pezzopane e il sindaco de l'Aquila, Cialiente. Io, dopo aver parlato con diversi manifestanti,  vado a cercare dell'acqua perchè mi sento svenire. In una stradina laterale vedo Gasparri che si affretta da qualche parte...ho la tentazione di dirgli, "Ma come, non va a salutare gli sfollati?", poi lascio perdere, ha l'aria di uno che è già in ritardo...

Alle 18 apprendiamo che tutti gli emendamenti sono stati stati bocciati, incluso quello sulla tassa di scopo. Delusi, i manifestanti lasciano la piazza, ma la battaglia, promettono, non è finita.

A Roma va in piazza la protesta dei terremotati
Centinaia di sfollati manifestano davanti alla Camera contro il decreto "Salva Abruzzo"
ROMA
Al grido «buffoni» e «vergogna»
alcune centinaia di terremotati abruzzesi stanno manifestando in Piazza
Montecitorio contro le politiche del governo per la ricostruzione dei
territori colpiti dal sisma. I manifestanti se la prendono, in
particolare, con il cosiddetto decreto legge "Salva Abruzzo" in
discussione in questi giorni alla Camera. Per manifestare le difficoltà
dei terremotati, i manifestanti hanno anche portato, oltre a diversi
striscioni, delle tende da campeggio. La richiesta dei manifestanti che
dall’Aquila e dalle tante località dove sono ospitati in situazioni di
emergenza, si sono riversati a Roma è chiara: 100% ricostruzione, 100%
trasparenza, 100% partecipazione.

In piazza ci sono diversi precari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con dei vistosi caschetti gialli di sicurezza in testa e diversi sindaci della provincia aquilana con la fascia tricolore a tracolla .

«Siamo qui permanifestare contro un decreto nel quale non ci sono sicurezze per i finanziamenti delle seconde case terremotate - ha detto Donato Santilli, sindaco di Castel di Ieri - il 70/80% delle abitazioni dei
centri storici nei piccoli comuni è infatti costituito da seconde case:
senza soldi per ricostruirle per noi sarebbe la morte». Anche il
sindaco di Lucoli, Luciano Gianmarco, spiega come i piccoli paesi
abbiano avuto «l’80% di case inagibili e di queste il 70% è costituito
da seconde case: se dal Governo non arriveranno contribuiti i nostri
rimarranno paesi fantasma utili solo per visite turistiche. Noi - ha
continuato il primo cittadino - vogliamo per le seconde case un
finanziamento al 100% altrimenti il destino dei nostri territori è
segnato».

In piazza sono scesi anche gli attivisti di Legambiente e centinaia
di persone che si sono unite alla protesta in segno di solidarietà. «Il
governo rispetti gli impegni presi nel rispetto degli enti locali»,
dichiara Legambiente in una nota: «Quante promesse disattese. Quante
delusioni e preoccupazioni per gli sfollati, vittime del sisma in
Abruzzo». Centinaia di persone - riferisce l’associazione - sono scese
in piazza oggi a Roma per testimoniare la solidarietà agli abruzzesi e
ricordare al Governo gli impegni presi in periodo pre-elettorale sulla
ricostruzione.

«Non ci sfugge la difficoltà che la Protezione
Civile ha dovuto affrontare portando soccorso ad una popolazione di una
grande città e a tanti piccoli comuni sparsi sul territorio, come mai
era avvenuto negli ultimi decenni in Italia, ma i cittadini abruzzesi
gravemente colpiti dal sisma - ha dichiarato il presidente nazionale di
Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - stanno pagando un prezzo troppo
alto all’emergenza».

«Non è possibile - prosegue Dezza - che
abbiano meno risorse, meno diritti e meno certezze di quelle
popolazioni che in altre catastrofi sono state aiutate dalla
solidarietà degli italiani e dal denaro pubblico. I cittadini colpiti
dal sisma devono ricevere garanzie sugli sviluppi futuri della gestione
della ricostruzione». Il presidente nazionale di Legambiente si auspica
infine «che le attività per la realizzazione del G8 a l’Aquila non
gravino ancora di più sugli sfollati e che gli interventi necessari
all’organizzazione del summit non distolgano energie e risorse
destinate alle necessità primarie dei cittadini nelle tendopoli».

La Stampa 16 giugno 2009