DDL INTERCETTAZIONI, MARIA CORDOVA:«Abbiamo arrestato ottanta pedofili. Ora sarà impossibile»

 
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Inchiesta "FIORI NEL FANGO"Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere.

ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».

Quanto tempo sono durati gli «ascolti»?
«Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».

I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?
«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».

Com’è cominciata l’inchiesta «Fiori nel fango»?
«Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera.Poi si è scoperto che maneggiavano un po’ di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate ad adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni».

Non c’è mai stato il rischio di violare la privacy?
«No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile» .

Questo è successo in quell’inchiesta. E in generale?
«È sempre così».

Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più «tradizionali»?
«E quali? Sono in magistratura dal ’67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l’autorizzazione di un giudice».

Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura.
«Vent’anni fa c’era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi.Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?».

Lavinia Di Gianvito
CORRIERE DELLA SERA 12 giugno 2009

dal sito della Polizia di Stato (link)

"Fiori nel fango": oltre 200 bambini in un giro di pedofilia

 "Piccoli fiori" questo il nome in codice dei minori che venivano adescati, violentati e a volte anche filmati durante gli abusi. Più di 200 bambini, tra gli 8 i 16 anni, sono stati salvati da un giro di pedofilia e di sfruttamento scoperto dalla Polizia nel corso dell'operazione "fiori nel fango", condotta dalla 4^ sezione della squadra mobile romana. Nella maggior parte dei casi i bambini violentati erano piccoli rom appartenenti al campo nomadi di Tor Fiscale a Roma ma ci sono anche bambini italiani. Venivano adescati al campo nomadi, ai semafori o nelle piazze con pochi soldi o anche con un semplice panino. I pedofili preferivano vittime tra i 10 e i 12 anni, dopo questa età infatti venivano ritenuti già grandi.

Tra gli arrestati anche l'allenatore di una scuola calcio

La rete dei pedofili, con base a Roma e diramazioni in altre città italiane, era composta da uomini, tra i 40 e i 60 anni, senza lavoro fisso e con precedenti penali ma anche da persone "insospettabili". Tra questi un dipendente di banca, un agente di viaggi e un funzionario di una televisione privata e l'allenatore di una scuola calcio. Quest'ultimo, 38 anni, aveva installato delle telecamere negli spogliati per riprendere i minori mentre si spogliavano. Nell'abitazione dell'uomo sono stati inoltre sequestrati numerosi filmati di abusi sessuali da lui commessi su bimbi che sembra però non appartenessero alla scuola. Gli arrestati sono finora 18 di cui 12 italiani e 6 rumeni con imputazioni che vanno dalla violenza sessuale in danno di minori, allo sfruttamento della prostituzione minorile, all'estorsione aggravata.

Un anno di indagini

Durate più di un anno le indagini che hanno portato al blitz di oggi sono state condotte dalla 4^ sezione della squadra mobile di Roma, diretta da Dania Manti, con la collaborazione dei tecnici della Scientifica. Gli agenti hanno effettuato pedinamenti utilizzando anche apparecchiature per la sorveglianza: il campo nomadi è stato monitorato a lungo con una telecamera nascosta che ha filmato tutti i movimenti sospetti. Numerose le intercettazioni telefoniche che hanno portato all'individuazione di 36 persone, ora indagate, e al sequestro di duecento videocassette nelle quali erano riprese le violenze sui bambini. Dalle indagini è emersa un'allarmante realtà di degrado morale ed economico. Alcuni bambini venivano ripagati per le loro prestazioni con scarpe firmate o ricariche per il telefonino, ma è stata accertata anche la complicità di una coppia di genitori rom che "cedevano" il figlio in cambio di regali o somme di denaro.

19-04-2006