Cazzano, Assolte le due suore accusate di abusi all'asilo: La giustizia e i Racconti dei bambini

Reportage Cazzano: l'asilo degli orrori
 

"QUESTO SIGNOR GIORNO SI PRESENTAVA ALL’ASILO E SI FACEVA TOCCARE IL P... CHE USCIVA DA UNA MUTANDA NERA CON UNA SPECIE DI BUCO"

 Assolte le due suore accusate di abusi all'asilo
La Corte d'Appello di Brescia, presieduta dal dottor Mario Sannite, ha assolto due suore Orsoline accusate di abusi sessuali in un asilo di Cazzano Sant'Andrea. La difesa, rappresentata dal prof. Guglielmo Gulotta e dall'avv. Mauro Angarano, ha sostenuto che tutto nasceva da alcune madri preoccupate che avevano interrogato i loro bambini, ottenendo risposte equivoche, e da alcuni genitori dell'asilo che si erano "reciprocamente suggestionati fino a credere ciò che temevano essere accaduto". Le suore - ripercorre la difesa - erano state condannate in primo grado dal Tribunale di Bergamo, assolte dalla Corte d'Appello di Brescia, ma la sentenza era stata annullata con rinvio a questa sezione della Corte d'Appello che mercoledì 27 maggio ha deciso sul caso.
Giovedi 28 Maggio 2009

"IL PISELLO…OGNI TANTO STAVA GIU’ MA QUANDO VENIVA TOCCATO CON LE MANI O CON LA BOCCA SI RADDRIZZAVA E QUESTO PISELLO, INSOMMA, AVEVA LA BOCCA E OGNI TANTO, SE NON SI STAVA ATTENTI, SPUTAVA IN FACCIA"


…I MIEI AMICI DOVEVANO ANDARCI CON LE MANI E POI ANCHE LE MANI PUZZAVANO E LORO AVEVANO SCHIFO.

LORO SI METTEVANO SU DI UNO SGABELLO APRIVANO LE GAMBE E NOI ANDAVAMO SOTTO IL GONNELLONE E DOVEVAMO TOCCARE E BACIARE LA PATATINA CHE PERò ERA SENZA PELI, PUZZAVA E AVEVA UN BUCO.
POI A VOLTE SI VOMITAVA.

DOMANDA:
QUANDO HAI PARLATO DI PATATINA PARLAVI DI UNA SUORA SPECIFICA O DI TUTTE E DUE?
DI TUTTE E DUE.

CASSAZIONE PENALE, Sezione III, Sentenza n. 35224 del 21/09/2007
I bimbi che in tenera eta’, dichiarano di aver subito abusi sessuali possono essere una valida fonte di prova e le dichiarazioni dei genitori sui fatti loro riferiti dai figli hanno il peso di una testimonianza. Lo afferma la Terza sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza 35224/2007 accogliendo il ricorso della Procura Generale di Brescia presentato contro l'assoluzione disposta dalla Corte di Appello territoriale nei confronti di due suore accusate di aver abusato sessualmente di alcuni alunni nella scuola materna dove insegnavano. Condannate in primo grado dal Tribunale di Bergamo a 9 anni e sei mesi di reclusione, le religiose erano state assolte poi assolte sul presupposto che tutta la vicenda era da attribuirsi alla suggestione di cui i piccoli e i loro genitori erano stati vittima. Di diverso avviso e’ stata pero’ la Cassazione che ha dapprima rimarcato come una certa politica televisiva mediocre, irresponsabile e deliberatamente erotizzante per motivi commerciali ingenera in"molti genitori la convinzione dell’esistenza di pericoli anche dove non ci sono. Ma in ogni caso, e’ perfettamente configurabile e ammissibile la possibilita’ che il giudice consideri il bambino una fonte di prova. E’ ormai un dato indiscutibile nel panorama della giurisprudenza una piu’ rigorosa circospezione nell'acquisizione della prova riguardante le dichiarazioni di minori e di bambini: anche perche’ e’ lo stesso legislatore a prescrivere certe cautele nelle audizioni protette. Nella letteratura di un certo peso dottrinario non e’ agevole pensare a quei piccoli come a piccole persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie, perche’ la regola e’ che un bambino di quell'eta’ e’ strutturalmente incapace di occultare o di riprodurre falsamente i fatti di quelle sue prime esperienze".
Anche le testimonianze dei genitori sono poi legittime ove questi non si sono riferiti alla conoscenza che essi avevano avuto dei fatti di causa tramite altre persone, ma ad una loro cognizione diretta per essere stati diretti e immediati depositari delle confidenze dei figli.

 

Nove anni e mezzo di carcere per gli abusi sessuali sugli alunni di una materna della Val Seriana
Bergamo, due suore condannate per pedofilia

BERGAMO - Dopo cinque ore di Camera di consiglio il tribunale di Bergamo, presieduto da Vittorio Masia, ha condannato a nove anni e mezzo per atti sessuali su minori due suore di 64 e 78 anni, Carolina Guerini e Maria Caterina Conti, all' epoca insegnanti nella scuola materna di Cazzano Sant' Andrea, in Val Seriana. L' accusa è pesantissima: abusi commessi su otto bambini tra i 4 e i 5 anni che le suore portavano, secondo l' accusa, in una stanza buia per sottoporli a giochi erotici e atti di libidine. Episodi dell' autunno 1999, quando i bambini cominciarono a rifiutarsi di andare a scuola. I genitori, raccolti i loro racconti, presentarono una serie di esposti in Procura. Le due suore vennero rinviate a giudizio e rifiutando i riti alternativi per poter meglio dimostrare la loro innocenza. Ma ieri sera non erano presenti in aula. Un processo portato avanti per cinque mesi con un' unica prova, i racconti dei bambini. L' accusa, retta dal pm Carmen Pugliese e dagli avvocati di parte civile Roberto Bruni, Marco De Cobelli e Francesca Longhi, ha sempre sostenuto che fossero veri: troppo concordanti e ricchi di particolari che i bimbi non avrebbero potuto conoscere se non si fossero trovati in intimità con le suore, come la menomazione della più anziana, sottoposta a un intervento chirurgico. La difesa, sostenuta da Emilio Tanfulla e Alessandro Baldassarre, insieme a Guglielmo Gulotta, docente di psicologia giuridica a Torino, anche ieri ha ribadito la tesi delle fantasie inventate dai bambini. Ma in giudici hanno creduto ai piccoli. Katiuscia Manenti

Manenti Katiuscia

Pagina 20
(14 febbraio 2003) - Corriere della Sera

 
Suore condannate per pedofilia: il calvario finisce con l' assoluzione
Bergamo, la corte d' appello cancella la pena di nove anni e mezzo Le due religiose erano accusate di abusi in una scuola materna «Questa storia è talmente grave che è destinata a restare comunque un lutto continuo» Il verdetto ha comunque riaperto la ferita a Cazzano Sant' Andrea, il piccolo paese in Val Gandino

BERGAMO - È una sentenza che squassa l' afosa tranquillità di Cazzano Sant' Andrea, paesino di milleduecento anime adagiato nel verde della Val Gandino. Procura lo stesso sconcerto con cui il 13 febbraio dello scorso anno fu accolta la condanna a 9 anni e 6 mesi. Ma stavolta le due suore dell' asilo infantile accusate di abusi sessuali su otto bambini sono state assolte «perché il fatto non sussiste». Dalla polvere all' altare si potrebbe dire, se non fosse che questa vicenda che nasce nel ' 99 con la prima denuncia ha lasciato un segno indelebile nella piccola comunità bergamasca e invita a lasciare perdere i luoghi comuni. Quel che ieri i giudici della Corte d' appello di Brescia hanno stabilito è la verità processuale, chissà fino a che punto vicina alla realtà dei fatti. Il solco è profondo. Di qua due religiose avanti con gli anni, 65 anni l' una, 80 l' altra, educatrici della scuola materna, accusate di aver oltraggiato, oltre alla veste che portano, la dignità di un gruppo di bambini, costringendoli a spogliarsi, a toccarsi le parti intime, a partecipare a giochi che di educativo avevano ben poco. Di là, una prima denuncia che rimane inascoltata, a cui però ne segue un' altra l' anno successivo e poi via via se ne affiancano altre fino a sfiorare la decina. Racconti angoscianti in un paese che viene travolto dai sentimenti più contrastanti: sconcerto, dolore, rabbia, incredulità. È uno scandalo senza precedenti. Due suore accusate di pedofilia, una storia che finisce in prima pagina, che richiama attenzioni, che divide l' opinione pubblica. Anche a Cazzano, mentre le due religiose vengono cautelativamente sospese dal servizio e mandate fuori provincia, c' è chi dice: «È una vicenda troppo grave per essere vera». Ma il partito opposto ribalta il ragionamento: «È talmente grave che se è emersa è vera». Il pubblico ministero Carmen Pugliese è convinta della veridicità delle testimonianze dei bambini. Si fida dei loro racconti, crede alla storia di quegli strani giochi condotti in una stanza buia. Dall' altra parte, le due suore professano la loro assoluta innocenza. Negano di aver mai deviato dalla retta via. Il 28 settembre 2001 il rinvio a giudizio. Al processo lo scontro è frontale. Le accuse vengono rilanciate, ribadite, sottolineate con la rabbia di cui è capace solo chi si sente vittima di un orribile sopruso. Ci sono le testimonianze dei bambini e dei loro genitori, le arringhe degli avvocati di parte civile Roberto Bruni, Marco De Cobelli e Francesca Longhi, la durissima requisitoria del pm Pugliese. La difesa delle religiose e del loro legale Guglielmo Gulotta è non meno appassionata e vivace. La tesi è quella del «contagio», della suggestione collettiva che si sarebbe propagata di bocca in bocca, pure in presenza di dichiarazioni discordanti quando non contraddittorie. In primo grado il Tribunale di Bergamo dà ragione all' accusa e infligge una condanna di 6 mesi superiore alla stessa richiesta del pm. La vicenda processuale non è conclusa, c' è l' Appello a Brescia. La ferita riprende a sanguinare, Cazzano torna in prima pagina. Accusa e difesa (a questa si è aggiunto l' avvocato Mauro Angarano) ribadiscono le rispettive tesi. Prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio, le religiose fanno una dichiarazione: «Siamo dispiaciute di aver dovuto subire queste accuse dopo aver dedicato la vita ai bambini». La sentenza stavolta è positiva: assolte con formula piena. A Cazzano un solo commento: «Questa storia è un lutto continuo». Perché comunque vada a finire, Cassazione o non Cassazione, il paese non si libererà mai da questa brutta storia. Cesare Zapperi LA VICENDA LE ACCUSE Abusi all' asilo Le due suore dovevano rispondere di accuse pesantissime: abusi sessuali commessi nel 1999 su otto bimbi di 4 e 5 anni compiuti all' asilo dove le due religiose prestavano servizio GLI ESPOSTI I genitori in procura All' epoca dei fatti diversi bambini si rifiutarono di andare ancora all' asilo e i genitori presentarono esposti. Al termine delle indagini le due suore furono rinviate a giudizio IL PROCESSO Le testimonianze in aula Il processo di primo grado durò cinque mesi con un' unica prova: il racconto dei bambini. Tra gli avvocati di parte civile anche Roberto Bruni, neosindaco di Bergamo LA CONDANNA Nove anni e mezzo Dopo cinque ore di camera di consiglio, il 13 febbraio dell' anno scorso le due suore furono riconosciute colpevoli e condannate a nove anni e mezzo

Zapperi Cesare

Pagina 49
(3 luglio 2004) - Corriere della Sera

 
REPORTAGE CAZZANO: L’ASILO DEGLI ORRORI.
 
Cazzano San Andrea. Il giorno dopo la Cassazione il paese riaffronta una vecchia ferita mai sopita.
“Si fa fatica a credere che quelle cose lì esistano” dice una anziana signora mentre va a fare la spesa, “poi basta che uno guarda i giornali e si vede che le stesse cose capitano da tutte le parti, poveri bambini”.
Già. I bambini. Oggi il primo pensiero va a loro. Dopo una condanna pesante in primo grado ed una inaspettata assoluzione in secondo, oggi i bimbi tornano protagonisti. Finalmente creduti. O perlomeno considerati.
“Si sa che i bambini hanno fantasie ma certi racconti non possono mica farli” dice un altro uomo, sulla settantina, a spasso col cane.
“Io non c’ho mai creduto in pieno a questa storia”, lo incalza una giovane donna, “poi dopo quello che è successo a Roma qualche domanda me la sono posta e nel dubbio il mio bambino lo controllo da vicino”.
Quando lo scandalo esplose il paese si chiuse a riccio e le famiglie dei bambini furono messe al bando. Isolate. Additate. Molte dovettero addirittura andare a fare la spesa nei paesi vicini, perchè il messaggio, chiaro, era che qui posto per loro non c’era.
Poi arrivò la sentenza di primo grado ed i racconti dei bimbi vennero resi noti a tutti.
E le cose, almeno in parte, cambiarono.
Come potevano bimbi così piccoli fare racconti così dettagliati? Come potevano descrivere minuziosamente i particolari fisici delle imputate, tra cui una cicatrice disegnata alla perfezione dalle piccole vittime che solo chi aveva visto da vicino poteva descrivere così minuziosamente?
Poi mentre i bimbi continuavano le terapie che lentamente cancellavano dal loro corpo ogni dolore, ogni malvagio ricordo, come un fulmine a ciel sereno la sentenza di secondo grado.
Fatta dal Tribunale di Brescia, dopo una camera di consiglio a tempo record, nemmeno quaranta minuti per annullare più di due anni di lavoro della Procura di Bergamo e stabilire che non solo i bambini non erano credibili ma che non era accaduto nulla.
“Fu un colpo per noi tutti” dice il padre di una delle piccole vittime, “non ci aspettavamo certo una piena assoluzione anche se in quel periodo Brescia era scossa dai casi degli abusi nelle materne ed erano nati dei movimenti che difendevano persone poi condannate. Noi stessi spesso al mattino trovavamo nella cassetta della posta dei volantini diffamatori contro di noi e contro chi ci aiutava. L’idea di farci passare per pazzi, di diffondere l’idea che ci eravamo contagiati, di descrivere i nostri figli come dei piccoli malati e fantasiosi, sono le stesse che oggi vediamo alla tv quando si parla di Rignano Flaminio e che ci riportano, dolosamente, a quei giorni”.
Incontriamo un altro genitore, ed anche in questo caso ne garantiamo la privacy, dietro esplicita richiesta. La sua bambina è stata per molto tempo malissimo. “A volte bastava che per strada vedesse una suora che cominciava ad avere convulsioni ed a farsi la pipì addosso dalla paura”.
Oggi la piccola “incomincia a stare meglio”, anche se “il percorso che ha davanti mi rendo conto essere ancora lungo”.
Lo stesso percorso affrontato dai genitori. “Il dolore dei racconti di nostra figlia, le infamie, l’emarginazione. Uno non è pronto e se non sei forte crolli”.
C’è un fattore che non viene mai considerato ed è proprio quello della mole di dolore a cui la famiglia di un bimbo abusato va incontro. Per questo quando si sente parlare di “genitori che si contagiano autoconvincendosi che i propri figli abbiano subito abusi” non si può che ridere. Amaramente.
Sulla sentenza della Cassazione, anche se la felicità è evidente, meglio non sbilanciarsi: “l’assoluzione di Brescia ha creato un pericoloso precedente e ora abbiamo deciso di concentrarci sui nostri bimbi. Lasciamo agli altri accuse e recriminazioni. Noi comunque vada abbiamo già perso, il primo giorno che abbiamo portato i nostri bimbi in quell’asilo e li abbiamo lasciati lì, abbiamo perso”.
Il discorso passa inequivocabilmente ai casi di Brescia, di Verona e di Rignano.
“Pensiamo spesso a quei genitori e preghiamo per loro”. Pregate? “Sì preghiamo, perché ci hanno tolto la serenità, ma la fede in Dio quella è nostra e non saranno certo questi simili esempi a togliercela”.