LAMEZIA, ABUSI IN OSPEDALE: ALTRE DUE CONDANNE PER IL "REPARTO DEGLI ORRORI"

 

Processo Elettroshock, Abusi sessuali ripetuti nel reparto di psichiatria - Sms erotici alle giovani ricoverate salgono a 7 le condanne

Abusi sessuali, 2 condanne. Uno è di Amantea

Scritto da PASQUALINO RETTURA - Il Quotidiano della Calabria 23/05/2009

LAMEZIA TERME - Era stato definito il reparto degli orrori. Pazienti che andavano per curarsi al reparto di psichiatria dell’ospedale di Lamezia e, sotto l’effetto di psicofarmaci, avrebbero subito violenze sessuali da chi, invece, doveva pensare solo a curarli. L’ inchiesta della procura della Republica di Lamezia, coordinata dal pm Alessadra Ruberto e partita grazie alle denunce delle vittime degli abusi, non aveva risparmiato nessuno: medici, infermieri e il primario del reparto (accusato solo di non aver vigilato su ciò che sarebbe accaduto). Ad agosto del 2007 scattavano le manette per due infermieri e un medico. In tutto erano nove gli indagati. Due dei quali, a febbraio scorso (insieme ad altri cinque imputati) con il rito abbreviato, erano stati condannati. Ieri la dichiarazione di colpevolezza è arrivata anche per altri due imputati che avevano scelto il rito ordinario. Così, dopo circa due ore di camera di consiglio, il presidente del collegio giudicante del Tribunale di Lamezia, Giuseppe Spadaro, ha condannato a 7 anni di carcere l’infermiere Franco Pino di Amantea e il collega Franceso Scarfò di Lamezia. Per Franco Pino (difeso dall’avvocato Gregorio Barba del foro di Cosenza) il pm ne aveva chiesti 9 di anni.

 

Per Scarfò (difeso dall’av - vocato Antonio Torcasio del foro di Lamezia) la richiesta era stata di 6. Pino doveva rispondere di un episodio di violenza carnale completo nei confronti di una paziente del reparto di psichiatria dell'ospedale di Lamezia (C.M.) costituitasi parte civile e rappresentata dall'avvocato Leopoldo Marchese le cui richieste di risarcimento sono state accolte in pieno dal collegio giudicante e da stabilire in altra sede. Scarfò era invece accusato di favoreggiamento in un episodio di violenza sessuale commesso da un altro infermiere imputato, già condannato, e di aver palpeggiato il seno ad una paziente mentre era ricoverata. Nel rito abbreviato del febbraio scorso erano stati inflitti 22 anni e mezzo complessivi di carcere ad altri sette imputati dell'operazione “Elettroshock” condotta dalla polizia di Stato e scattata nell'agosto del 2007 per episodi di violenze sessuali che sarebbero accaduti nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Lamezia. I sette imputati erano stati giudicati con il rito abbreviato condizionato all'espletamento di perizie sulle presunte vittime degli abusi: le pazienti del reparto. Gravissime le denunce delle 14 presunte vittime nei confronti di infermieri e medici che fecero scattare le indagini che alla fine avrebbero fatto luce su episodi partendo dal 2004 fino a qualche giorno prima del blitz di agosto del 2007. Una donna di 24 anni, in particolare, (che era giunta all'ospedale dopo un tentativo di suicidio del 16 marzo 2007 tagliandosi le vene con un rasoio), il 12 aprile del 2007 denunciò al commissariato di Polizia di Lamezia gravissimi abusi di natura sessuale che avrebbe subito da un infermiere. Pazienti che sarebbero state violentate nel momento in cui erano in trattamento farmacologico. Una paziente - secondo le accuse - avrebbe avuto un rapporto sessuale nel momento in cui versava in uno stato di torpore per l'effetto dei farmaci.

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LAMEZIA TERME - «Ti morderei le labbra, ti morderei i capezzoli». Queste le parole che ha letto sul display una giovane paziente dello psichiatrico. A inviare il messaggino dal suo cellulare è stato Domenico Casalinuovo, 56 anni, un infermiere che conosceva bene la paziente, le aveva fatto molte avance, e con le buone o con le cattive l’aveva baciata e toccata dapertutto. Pure lo psichiatra Giuseppe Masi, 47 anni, inviava sms a sfondo "amoroso" alle sue giovani pazienti anche dopo che venivano dimesse.
Casalinuovo faceva anche telefonate erotiche alle ragazze che conosceva in quello che sembrava un lupanare più che un reparto per malati di mente. Per avere un’idea basta scorrere gli atti processuali con le accuse pesanti del pubblico ministero Maria Alessandra Ruberto che ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone.
C’è stata una stessa paziente così sfortunata e vessata che avrebbe subito violenze sessuali da due infermieri e un medico. Sulla vicenda che dal ‘94 al 2007 ha coinvolto 19 giovani vittime, tutte donne, ha indagato la polizia di Stato. Gli infermieri di turno agivano soprattutto di notte.
Secondo l’accusa Domenico Casalinuovo e Pasquale De Vito avrebbero immobilizzato una giovane paziente che dormiva su un lettino del reparto e l’avrebbero violentata a turno, approfittando della «loro condizione di autorità derivante dall’esercitato ruolo di infermieri».
Altre ricoverate, tutte con problemi mentali, venivano sedate con iniezioni di benzodiazepina e poi costrette a sottostare a violenze di vario genere. Uno degli imputati costringeva le pazienti a consegnargli le mutandine.
Altri si sedevano sul letto delle ricoverate e pretendevano prestazioni sessuali dalle giovani intontite dai farmaci e praticamente sottomesse. E quando non riuscivano nel loro intento, gli scontenti reagivano sganciando calci e pugni sulle pazienti, che spesso avevano lividi che si sarebbero provocate da solo. Come povere matte.
Ad una di loro che s’era ribellata e gridava, un infermiere avrebbe detto: «Tanto non ti crede nessuno, sei solo una pazza, ti sistemo io». Il processo continua. Quasi tutti gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato, e soltanto tre quello ordinario.
Ieri lo psichiatra Roberto Tatarelli, cattedra all’Università "La Sapienza" di Roma e un suo assistente, Gabriele Sani, sono stati nominati periti dal Gup del tribunale lametino Barbara Borelli per accertare le condizioni mentali delle sette ex pazienti dell’ospedale cittadino che hanno denunciato medici e infermieri del reparto psichiatria per avere subito abusi sessuali ripetuti.
Gli imputati sono il medico Giuseppe Masi di 47 anni per violenza sessuale e il primario Maria Antonietta Massimo, 55 anni, per omessa vigilanza. Sotto processo anche sette infermieri in servizio al reparto psichiatrico dell’ospedale: Domenico Casalinuovo, Pasquale De Vito, Franco Pino, Antonio Torcasio e Francesco Scarfò per violenza carnale, Vincenzo Roperto per violenza privata e Mirella Trunzo per favoreggiamento personale.

21 MAGGIO 2008 Gazzetta del sud