TERREMOTO: LA RICOSTRUZIONE NON E' MAI PARTITA E LE CASE DONATE SONO STATE BLOCCATE

 

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di Roberta Lerici

Ieri ha suscitato scalpore l'articolo sulle tendopoli de l'Aquila, " TERREMOTO/HO VISTO L'AQUILA, LETTERA A MIA MOGLIE" .Sempre ieri, però, è stato pubblicato un articolo di Pietro Orsatti che conferma alcune affermazioni contenute nella lettera e ne aggiunge di nuove. E allora, siccome le notizie sui paesi terremotati dell'Abruzzo e la situazione degli sfollati, appaiono confuse e fin troppo carenti, vi consiglio la lettura di questo articolo, in modo da avere una visione più completa della situazione.Mi ha colpito la storia delle 170 unità abitative donate a Paganica dalla Provincia di Trento: sono state bloccate, perchè la Protezione Civile aveva individuate un'area senza interpellare il comune.Ma queste case avevano una particolarità:quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. E allora, come mai non si sono ordinate quelle di case e, anzi, si sono bloccate? E perchè preferire case, sempre di legno, ma che saranno pronte fra molti mesi? La stessa cosa si chiede una ragazza che lancia un appello sul web, leggetelo.

ECCO L'ARTICOLO TRATTO DAL SITO DI PIETRO ORSATTI

Fondi scarsi e ancora scontri tra Protezione civile e amministrazioni locali.
Le nuove costruzioni, pronte in 7 giorni, vengono bloccate. A farne le
spese gli sfollati

Terremoto - Ricostruzione, una farsa

di Pietro Orsatti da L’Aquila per la rivista Terra

L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera
sembra congelata
. Si gestisce, forzatamente, la vita nei campi. I
lavori,
in particolare nel centro storico, sono più o meno fermi. Di
ricostruzione o meglio di pre ricostruzione, nemmeno l’ombra. Ma la
militarizzazione del territorio rimane comunque invariata
.

«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia
a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra
Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di
controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze
dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un
locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente
esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».

Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando
in casa? «Ma dove?». Già, dove?

Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di
riaccedere alla propria abitazione
. E sarebbe davvero interessante
capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di
servizio al rientro “nel centro storico”
di un comune praticamente non
colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni
danni a case già abbandonate e diroccate. Chi stava in tenda in questo
paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo
Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che
chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia.

Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza. E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata.

E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio. La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila.

Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura. Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna
consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco.
Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in
mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area.

Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime
170 famiglie di Paganica. Perché questo tipo di case ha una
particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo
7 giorni.

Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby. A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8 . Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.