"Eccellenza, mi permetta". Lettera al vescovo di Pescia sul caso di don Alessandro Pasquinelli

di Vania dal sito Bispensiero 14 gennaio 2008

Eccellenza reverendissima,
scrivo a lei, vescovo di Pescia, per chiederle delucidazioni riguardo alcune  strane vicende che da qualche anno si sono verificate nella sua diocesi. Tali vicende, ben lontane dall'essere oggetto di informazione da parte dei media, sono state invece convenientemente taciute. Tuttavia, "quello che è nascosto nel segreto sarà rivelato", come recita il Vangelo di Luca.


I media, per esempio, non hanno mai parlato di un ex sacerdote della sua diocesi, Alessandro Pasquinelli. Don Alessandro era il parroco di Monsummano Terme. Ricorda, Eccellenza? Un parroco che aveva rilevato, insieme alla parrocchia, un immobile in costruzione. Era un prete giovane, don Alessandro, pieno di voglia di fare, pieno di energia e di fede. E, una volta completata la costruzione, volle farne una casa-famiglia per minori in difficoltà. Lei sarebbe stato dell'opinione di darla in gestione ai servizi sociali, quella casa-famiglia, lo scrisse anche ad Alessandro, ma lui decise di occuparsene in prima persona. La struttura funzionava bene, il Tribunale dei minori e i Servizi Sociali ne avevano una buona opinione, i bambini venivano ben accolti e ben presto sorse anche un centro per le mamme in difficoltà. Sembrava andasse tutto a meraviglia.
Finché qualcuno non decise che il ruolo ricoperto dal sacerdote era piuttosto appetibile. Perchè non provare a prendere il suo posto? Ma finché Alessandro continuava a fare così bene, non c'era modo di liberarsene. Come fare? In realtà, un modo esisteva. Bastava cucirgli addosso un'etichetta infamante, sollevare sospetti, insinuare dubbi. Don Alessandro fu accusato di essere un pedofilo, di aver abusato di uno dei bambini ospiti della casa-famiglia. Un bambino, tra l'altro, con gravi turbe psicologiche.

I Servizi Sociali convocarono subito don Alessandro. Non gli vollero neppure dire chi avesse fatto la denuncia e cosa avesse denunciato, gli comunicarono solo che c'era una lettera che denunciava alcuni suoi comportamenti "sospetti": che lasciasse subito la casa-famiglia, altrimenti avrebbero provveduto a chiudere la struttura. Anomalo come comportamento, non è vero? Ma non quanto il suo, Eccellenza. E sì, perchè quando lei lo venne a sapere, chiamò don Alessandro al cellulare, e così, al cellulare, gli chiese se per caso avesse violentato un bambino. Una telefonata che durò pochi minuti: don Alessandro negò, chiese spiegazioni, ma lei non ne diede alcuna. Il sacerdote avrebbe anche voluto chiamare un avvocato, denunciare i calunniatori, ma lei glielo proibì. Recisamente, in più di un'occasione. Arrivò perfino a scrivergli lunghe e verbose lettere in cui ribadiva la proibizione.
E poi lo trasferì. Come è previsto in questi casi, vero, Eccellenza?
Lo trasferì a Marginone, neanche a cinque chilometri di distanza. Alessandro era preoccupato, non riusciva a trovar pace, non mangiava, non dormiva, ma la sua proibizione a consultare un avvocato rimaneva ferma. Finché non arrivò un avviso di garanzia. Lo portò un maresciallo dei carabinieri una domenica mattina, il sacerdote doveva dir messa, aveva già i paramenti indosso. Gliela consegnò in sacrestia. Se lo immagina, lei, Eccellenza, come disse messa quella domenica mattina il suo sacerdote? Tornò a consultarla, a pregarla di permettergli di difendersi. Lei, invece, era terrorizzato dalla possibilità di uno scandalo.
E non solo ribadì il divieto, ma ventilò l'idea di un patteggiamento. Sarebbe stato un ottimo modo per sedare subito la questione, prima che troppa gente venisse a saperlo, prima di sollevare l'interesse dei media. Don Alessandro si oppose. Era innocente e non chiedeva altro che il diritto di difendersi. Ma gli fu negato.
Se lo immagina, Eccellenza, cosa doveva essere la vita del suo sacerdote, in quel periodo? Non solo subiva l'onta di un'accusa infamante, per quanto gli era proibito perfino di dimostrare la sua innocenza. Cominciò a star male, l'ansia e l'angoscia lo divoravano. Arrivò a pesare poco più di cinquanta chili. Andò da una psichiatra. Lei gli proibì perfino di raccontarle tutto, ricorda? Allora la psichiatra gli prescrisse degli psicofarmaci. Medicine talmente potenti che Alessandro diventò un vegetale, incapace perfino di vestirsi da solo o di mangiare senza l'aiuto di qualcuno.
Fu in queste circostanze che due parrocchiane molto vicine a lei, Eccellenza, avvicinarono il sacerdote e gli proposero di accompagnarlo da un avvocato che lo avrebbe difeso. L'avvocato gli fece firmare un foglio in bianco, dicendogli che era il mandato per agire in sua difesa.
Alessandro si fidò, firmò il foglio. Era inebetito dal dolore, ubriaco di farmaci, la vita gli sembrava talmente priva di luce che ad un certo punto aveva anche tentato un gesto estremo.
L'avvocato pigliò il foglio firmato e ci scrisse sopra una richiesta di patteggiamento. Chi lo autorizzò, Eccellenza? Non certo don Alessandro, che il patteggiamento lo aveva sempre rifiutato. Per un po' di tempo non si fece vivo nessuno, non arrivò nessuna notizia, nessuna comunicazione. Solo in seguito il sacerdote scoprì che perfino la posta gli veniva dirottata. Una delle due parrocchiane che lo avevano accompagnato dall'avvocato si occupava di ritirarla e non la consegnava al destinatario.
Poi, un giorno, lei telefonò. E con sollievo comunicò che era andato tutto a posto, c'era stato un patteggiamento e Alessandro era stato condannato a tre anni. Ma sarebbe stato affidato ai servizi sociali. Se lo ricorda, questo, Eccellenza? Alessandro venne da lei, voleva capire come fosse stato possibile patteggiare se lui non aveva mai autorizzato nessuno a chiedere il patteggiamento. Lei era tranquillo, sereno: aveva scongiurato lo scandalo, si sentiva tranquillo. E alle proteste del giovane prete, rispose che ormai le acque si erano chetate, che tutto si era risolto per il meglio, sarebbe stato affidato ai servizi sociali, lo avrebbe seguito uno psicologo, delle cure di uno psicologo si ha tutti bisogno, si fingesse pedofilo per quei tre anni e pensasse a non dar scandalo.
Quello che lei non previde fu la reazione di Alessandro: si strappò la tonaca e gliela tirò in faccia. E se ne andò.
Non previde, inoltre, che il sacerdote chiedesse di ricevere copia dell'incartamento del tribunale. Fece fare una perizia sulla richiesta di patteggiamento, e la perizia stabilì che il foglio era stato firmato prima che vi si scrivesse la richiesta. Fece fare una perizia sulla propria persona, e la perizia stabilì che gli psicofarmaci assunti annullavano la volontà: quando il patteggiamento era stato firmato, Alessandro non era in grado di intendere e di volere. Il Tribunale di sorveglianza fece fare una perizia psichiatrica, e Alessandro risultò un uomo normale, senza devianze sessuali di alcun genere. Gli atti furono inviati alla Procura di Pistoia chiedendo un supplemento di indagini. E poi partirono le denunce. Alla fine, Alessandro aveva trovato davvero qualcuno in grado di difenderlo.
Ma lei, Eccellenza, perchè non lo difese? Possibile che la paura dello scandalo fosse così grande? Oppure c'era qualche altra cosa che desiderava tenere nell'ombra e temeva venisse alla luce se si cominciava ad indagare troppo? C'era dunque qualcosa che non voleva si risapesse? Forse sì.
Non voleva che si risapesse, per esempio, che aveva preso un seminarista, Mirko Bertolini, buttato fuori da altri conventi e seminari, senza alcuna lettera di presentazione. La Congregazione per l’Educazione Cattolica fa espresso divieto ai vescovi di pigliare in diocesi candidati al sacerdozio provenienti da altri ordini religiosi o da altri seminari sprovvisti di lettera di presentazione di un superiore, ma lei, Eccellenza, lo prese ugualmente, e le conseguenze non si fecero aspettare: ci furono trafugamenti di opere d’arte, furti, ruberie, e trecento milioni di lire di refurtiva furono trovati in un appartamento a Bologna in cui Mirko abitava con un altro ex-seminarista, col quale aveva una relazione.
Non voleva che si risapesse, poi, di Enrico Marinoni, un sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, con alle spalle storie di adescamento di minori. Lei non solo lo prese in diocesi, ma lo fece anche parroco e lo nominò responsabile dell’Azione Cattolica Ragazzi. Era come affidare le pecore al lupo, don Enrico si scatenò: alla fine ci furono le denunce e il sacerdote patteggiò due anni e sei mesi. E continua a fare il sacerdote, con lo stipendio pagato coi fondi dell’otto per mille.
E poi lei, Eccellenza, non voleva si risapesse di don Francesco, anche lui venuto via da due o tre seminari, che lei stesso aveva ordinato sacerdote nonostante il parere contrario della Commissione Ordinandi. Francesco aveva avuto rapporti omosessuali con un ragazzo con difficoltà psicologiche. Il ragazzo aveva riferito l’episodio al suo terapeuta. Il terapeuta aveva chiamato lei, Eccellenza, gli aveva riferito tutto, e questo prete, in tre giorni, era sparito. Dissolto. L’aveva spostato a Roma, in una parrocchia, a fare il viceparroco, senza denunciare nulla e senza fargli fare neanche un processo canonico.
Senza contare altre faccende minori: il prete che frequentava piazzole note come ritrovi di omosessuali e che andava a cercar compagnia con la tonaca indosso, e quando capitava di trovar compagnia si tirava su la tonaca e si faceva tutto lì, all’aperto, sotto gli occhi di tutti; oppure un altro prete, suo pupillo, Eccellenza, che aveva fatto i lavori di restauro in canonica senza autorizzazione della sovrintendenza alle belle arti e aveva buttato giù un muro medievale, aveva segato via un altare quattrocentesco, aveva venduto il pavimento del ‘500 un tanto al metro come si fa con la stoffa.
Erano queste le cose che non voleva si risapessero, probabilmente. Perchè tutti quei sacerdoti li aveva voluti lei, ordinati lei, sebbene espulsi dai seminari, sebbene non ritenuti idonei al sacerdozio. Ad una persona malfidata come me, disposta sempre a pensare il peggio, sembra quasi che lei abbia sacrificato don Alessandro pur di non avere i riflettori puntati su di sé, pur di non dover correre il rischio che le venissero chieste spiegazioni sul suo operato in diocesi.
Mi smentisca, Eccellenza. Mi dica chi fu a suggerire a quell'avvocato fraudolento di raggirare la buona fede del suo ex parroco. Dimostri, se le è possibile, la sua estraneità a questa vicenda. Quello che è accaduto è scandaloso, vergognoso, peggiore di quanto accaduto negli Stati Uniti. Lì i vescovi si limitavano a coprire i preti pedofili, qui invece si è sacrificato un uomo, un sacerdote innocente pur di coprire altre abominevoli vergogne.

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