PEDOFILIA, PARABITA: "NELLA CASA DEL SARTO SONO STATO PALPEGGIATO PIÙ VOLTE"

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 S’è svolta oggi la seconda udienza nel processo in cui è imputato Luigi Compagnone, l’anziano sarto di 80 anni di Parabita, accusato di violenza sessuale. Al vaglio della Procura presunti abusi, toccatine e palpeggiamenti nei confronti di un bambino di sette anni che sarebbero stati consumati all’interno dell’ormai famigerata “casa degli orrori” in via dei Mille. Quelle attenzioni così morbose, però, non rimasero sottaciute. Il bambino confessò quegli incontri a tinte fosche all’interno delle mura domestiche e la madre, una donna 35enne di Casarano, decise di farsi giustizia da sola, ferendo a morte con un coltello la maestra del dopo-scuola, Iolanda Provenzano e colpendo con dieci coltellate all’addome il presunto “orco”.

Per quella triste vicenda che proiettò la piccola comunità di Parabita alla ribalta della cronaca nazionale, la “madre giustiziera” è stata condannata in primo grado a sette anni di reclusione. Parallelamente sotto processo è finito anche il presunto pedofilo e ora s’è celebrato il secondo confronto in aula. Davanti ai giudici della seconda sezione penale, presidente Piccinno, a latere Biondi e Toriello, sono comparsi tre testi del Tribunale e della pubblica accusa, due donne e un uomo, ora ultracinquantenni, residenti in zona. In gioventù avrebbero frequentato la casa di via dei Mille dove sarebbero stati avvicinati in più circostanze da Compagnone.

L’uomo, un maresciallo dell’Esercito, ha rispolverato le presunte violenze subite quando, all’età di dieci anni, raggiungeva via dei Mille per frequentare la scuola di sartoria. Gli approcci si sarebbero succeduti grazie alle giustificazioni più disparate: mentre il sarto cuciva il vestito, o quando il ragazzino indossava l’indumento. Il teste, a distanza di anni, ha rispolverato anche la circostanza in cui sarebbe stato chiuso in uno stanzino per fare delle prove e nel buio Compagnone avrebbe allungato le mani. Toccatine e palpeggiamenti riservati anche alle due donne che davanti ai giudici hanno confermato gli abusi subiti, riaffiorati alla mente a distanza di circa 30 anni.

Come quarto testimone è stata anche ascoltata una maestra della scuola frequentata dal ragazzino e nel corso della sua deposizione, ha raccontato di non aver mai notato forme di disagio dell’alunno che ha mantenuto nel tempo un comportamento apparentemente normale e un rendimento scolastico sempre costante. Solo in alcune circostanze, il bambino, ha riferito la maestra, rimaneva taciturno, ma era indecifrabile comprendere che quei passaggi a vuoto scaturissero da turbamenti di natura sessuale. Il calendario delle udienze è stato aggiornato al prossimo 10 luglio, quando verranno ascoltati atri testi nominati dalla parte civile e dalla difesa.

www.lecceprima.it 10 maggio 2009

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