CAVANA', ABUSI IN COMUINITA': DOPO L'ARRESTO DEL DIRETTORE,IL SINDACO LA CHIUDE

 

http://www.nopsichiatria.com/img/torture001.jpg

 (il volantino di denuncia)

Dopo l'arresto del direttore e l'iscrizionenel registro degli indagati di Luca Vetricelli (coordinatore generale della struttura) e Matteo Ferradini (coordinatore, educatore e psicologo)

Ecco cosa troviamo sulla homepage del sito:

"Residenza sanitaria psichiatrica per minori e giovani adulti.

Una risposta ai bisogni dei minori adolescenti e giovani adulti esclusivamente dedicata.

La residenza Sanitaria Psichiatrica per minori e giovani adulti 'CAVANA’, comunità terapeutica nell’Appennino Parmense.
La comunità offre la disponibilità di 15 posti letto.
“Cavanà” in ebraico “intenzione”, ad indicare un modo di essere in cui ogni gesto, parola o pensiero sottende un senso ed una direzione definiti. Cavana è membro del Comitato "AILAS" (Associazione Italiana Lotta Allo Stigma).
La Comunità è in possesso di autorizzazione definitiva al funzionamento
.
"

 

 «Abusi terapeutici»: chiusa dal sindaco la comunità Cavanà

26 aprile 2009| Simone Schiaffino

IL SINDACO di Pellegrino Parmense, Roberto Ventura, ha disposto la chiusura della comunità terapeutica Cavanà, dove sono ospitati diversi ragazzi con problemi psichici, alcuni dei quali provenienti dal levante ligure.

L’inchiesta dei Nas di Parma aveva messo in luce presunti abusi terapeutici, nei confronti degli ospiti del centro, e somministrazione di fiale di calmanti per punirli. Con queste accuse è finito agli arresti domiciliari, il 17 aprile, il direttore sanitario della struttura, lo psichiatra Ron Shmueli, di origine iraniana ma residente da anni a Zoagli, dove attualmente sta scontando la misura cautelare.

Per lui e per altre sette persone, suoi collaboratori, l’accusa è di maltrattamenti, continuati e aggravati. A finire nei guai, denunciati a piede libero, sono stati Matteo Ferradini di Sestri Levante (che al “Cavanà” ricopriva il ruolo di coordinatore, educatore e psicologo) e Luca Vetricelli, genovese, coordinatore generale della struttura. Oltre a quattro educatori e un’infermiera.

Nei giorni successivi al suo arresto, su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip parmense Paola Artusi, Ron Shmueli si è dimesso dall’incarico di direttore sanitario del Cavanà. Una delle sei comunità terapeutiche che il professionista di origine straniera dirige. Oltre a quella di Pellegrino Parmense, infatti, Shmueli gestisce altre cinque strutture: due in Emilia Romagna, a Fabbrico e Bedonia, e altre tre in Liguria: una a Velva, l´altra aperta da circa due mesi a Sestri Levante, in una ex struttura della Asl 4 Chiavarese e funzionante con una gestione pubblico-privato; tre alloggi protetti a Rapallo.

A mandare avanti le strutture, quasi tutte convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, sono i sanitari e gli educatori di una cooperativa, messa in piedi dallo stesso professionista indagato, che conta centinaia di dipendenti. Martedì mattina Ron Shmeli, difeso dagli avvocati Gianluca Paglia, di Parma, e Giulio Cesare Bonazzi, di Reggio Emilia, si è recato in tribunale a Chiavari, per l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Mauro Amisano, su delega del collega parmense. Ha accettato di parlare, il professionista della psichiatria, senza avvalersi della facoltà di non rispondere. Anzi, respingendo puntualmente ogni singolo capo d’accusa. «Nei miei confronti c’è una specie di accanimento - ha detto Shmueli al magistrato -. Le terapie sono state sempre somministrate con la volontà dei pazienti e non si è mai verificato alcun maltrattamento».

I primi giorni della prossima settimana i due legali presenteranno un’istanza di scarcerazione al tribunale del Riesame, contro il provvedimento dei domiciliari nel confronti di Shmueli.

«La riteniamo una misura sproporzionata rispetto alle accuse contestate al nostro cliente - dicono gli avvocati - soprattutto nei confronti di uno stimato professionista, con 30 anni di esperienza alle spalle. Nel frattempo il dottor Shmueli si è reso disponibile a qualsiasi ulteriore atto di indagine». Vista la chiusura del Cavanà («Si dispone l’immediata decadenza delle autorizzazioni al funzionamento e la conseguente sospensione dell’attività della residenza sanitaria psichiatrica») è stato disposto il trasferimento, entro 30 giorni, degli ospiti in altri centri situati nei Comuni vicini.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore parmense Francesco Gigliotti, iniziò il 15 maggio 2008 con l’esposto alla Procura di Lorenzo Vecchi, ex educatore del centro Cavanà.
IL SECOLO XIX 26 APRILE 2009