CAVANA', MALTRATTAMENTI SU MINORI : ARRESTATO IL DIRETTORE, DUE INDAGATI

"Vivevano nel terrore è la fine di un incubo"

DI Roberta Lerici

Il caso giudiziario della comunità di recupero per malati psichiatrici (minorenni)  convenzionata con le Asl, arrestato due giorni fa,pone in evidenza un problema di cui praticemente nessuno si occupa: le comunità e le case famiglia private convenzionate da chi sono controllate ? Quando un bambino viene allontanato dalla sua famiglia per le ragioni più diverse, chi controlla l'operato di queste strutture?Se nella maggior parte dei casi si tratta di persone che agiscono per il bene dei minori che magari sono vittime di incuria , abusi o altro, dall'altra talune comunità fanno uso spregiudicato di psicofarmaci, esercitano un vero e proprio potere su questi bambini o ragazzini già molto provati e certamente non fanno il loro bene. Emblematico è il caso di Carmela , una ragazzina di 13 anni che due anni fa volò giù dalla finestra della sua casa. Era stata violentata da alcuni coetanei, ma invece di aiutarla con una terapia psicologica a superare il trauma, le istituzioni la allontanarono dalla famiglia. Nella comunità assegnatale la riempirono di psicofarmaci, finchè non peggiorò al punto che i genitori la fecero spostare in un altro centro. Troppo tardi. Chi ha sulla coscienza Carmela e i bambini maltattati nelle strutture che dovrebbero salvarli? Queste strutture vengono controllate da qualcuno?

 

O bisognerà continuare ad affidarsi alla coscienza dei singoli operatori che hanno il coraggio di denunciare questi gravissimi fatti? Il papà di Carmela ha fondato un'associazione che si occupa di questo ed è stato anche al fianco delle vittime della comunità di Cavanà al centro di un'indagine. Nonostante questo, le istituzioni hanno consentito  al dottor Shmueli arrestato due giorni fa, di aprire un'altra comunità quando già era scoppiato il caso. E allora, la domanda che si pone il papà di Carmela, è sacrosanta: "Chi controlla i controllori"?

 

Un educatore,Lorenzo Vecchi ha denunciato i metodi della struttura e alcune  associazioni come Elleboro e Io sò Carmela, hanno contribuito a far emergere quanto accadeva nella comunità per minori. Dice Vecchi:"Considero indegno il comportamento delle istituzioni, che in piena indagine hanno consentito l'apertura di un'altra struttura psichiatrica a Bedonia, controllata da Shmueli.

 Maltrattamenti ai malati, si allarga l´inchiesta in Liguria
Centro psichiatrico, altri due indagati
Giuseppe Filetto

Tutto è partito dalle denunce alla comunità Cavanà di Pellegrino Parmense
 
Altri due liguri nell´inchiesta sulla comunità Cavanà di Pellegrino Parmense, che ha portato agli arresti domiciliari il direttore Ron Shmueli, di origine israeliana ma genovese di adozione. Luca Vetricelli, di Genova, coordinatore della struttura, e Matteo Ferradini, psicologo di Sestri Levante, devono rispondere di maltrattamenti aggravati e continuati, in concorso. Come gli altri 5 indagati emiliani: stessa accusa mossa dai carabinieri del Nas di Parma nei confronti di Shmueli, psichiatra molto conosciuto dalle Asl liguri, che in passato ha gestito diverse strutture private di Imperia e del Chiavarese.
La vicenda con il passare delle ore assume sempre più i connotati genovesi. Non tanto perché territorialmente la comunità di recupero si trovi dopo Bardi, zona di confine nel Parmense, frequentata dai liguri, ma perché parte dei ricoverati a Cavanà e in quelle del Tigullio è ligure: tanti ragazzi affidati ai Servizi Sociali e in carico al Tribunale dei Minori di Genova finiscono per essere ospitati nelle strutture gestite da Shmueli. «Dei nostri, da Genova, in questo momento ce ne sono 5 a Cavanà, tre minorenni, due poco più diciottenni - conferma Luigi Ferranini, direttore del Dipartimento di Psichiatria della Asl Tre - sono tutti soggetti problematici, che hanno compiuto reati anche gravi e messo in difficoltà le loro famiglie. Le storie di ciascuno sono complesse e conosciamo bene il lavoro di queste strutture».
Ron Shmueli, 55 anni, direttore delle 3 comunità terapeutiche nel Parmense, ma anche di altre a Velva (sopra Sestri Levante) ed a San Lorenzo della Costa (Rapallo) in queste ore si trova nella sua casa di Zoagli. Agli arresti domiciliari, da dove respinge le accuse: «Non sono mai stato interrogato da alcun magistrato - sottolinea Shmueli, iscritto all´Ordine dei Medici di Genova - e martedì prossimo sarò sentito per la prima volta dal gip». Maltrattamenti e somministrazione forzata di medicinali ad adolescenti con disturbi psichiatrici, anche a scopo punitivo. Questo è scritto dalla Procura di Parma.
Gli accertamenti dei carabinieri del Ministero della Salute sono iniziati la scorsa estate, quando un ex educatore, Lorenzo Vecchi, aveva denunciato sul sito di Repubblica Parma.it la sedazione forzata degli ospiti. "Si ricorre alla fiala contro il consenso, anche quando il ragazzo si rifiuta di obbedire agli ordini impartiti", si legge nell´esposto.
«Le mie sono strutture psichiatriche per minori - spiega al telefono il direttore sanitario - lui, Vecchi, fa parte di una corrente anti-psichiatrica; sostiene l´inesistenza della malattia mentale; che si devono chiudere i reparti psichiatrici, poiché luoghi di violenza, e non devono essere utilizzati psicofarmaci. Noi tutti, operatori della psichiatria, per questa corrente siamo criminali».
Le denunce di Vecchi, secondo i Nas ed il pm, troverebbero riscontro nelle parole di altri ex collaboratori della struttura. Non solo: "Shmueli - scrive il gip - copre ruoli direttivi anche in altre comunità residenziali, non può essere escluso che anche in tali strutture abbia posto in essere analoghe condotte delittuose". L´indagine, infatti, si allarga. Tre le comunità terapeutiche in Emilia: oltre Pellegrino Parmense, quelle di Bedonia e di Fabbrico (nel Reggiano). Altrettante in Liguria: una a Velva, l´altra aperta da circa due mesi a Sestri Levante, in una ex struttura della Asl Quattro Chiavarese e funzionante con una gestione pubblico-privato; tre alloggi protetti a Rapallo.
A mandare avanti le strutture (comunità terapeutiche e di recupero psichiatrico, case di accoglienza per anziani, quasi tutte convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale) il cui coordinatore è Vetricelli (laureato in Lettere ad indirizzo Psico-Sociale), sono quasi tutti i dipendenti della CoopSelios, una cooperativa messa in piedi da Shmueli e che oggi conta 2200 dipendenti.
(L'Espresso 19 aprile 2009)

 "Vivevano nel terrore è la fine di un incubo"

Lella Fulgoni, presidente del Comitato per la difesa dei malati psichici, racconta l'impegno dell'associazione nel caso Cavanà: "I famigliari dei ragazzi mi hanno chiamato appena saputo dell'arresto del direttore: si sentono liberati". Racconta di aver visto un caso di maltrattamento con i propri occhi di Maria Chiara Perri "Mi hanno chiamato i famigliari dei ragazzi questa mattina alle 5, appena saputa la notizia. Siamo liberi da un incubo, mi hanno detto. Finalmente è finita. Piangevano". Sono le parole di Lella Fulgoni, presidente del Comitato per la difesa dei malati psichici. Un'associazione che ha partecipato attivamente alle indagini che hanno portato all'arresto del direttore della struttura psichiatrica Cavanà, Ron Shmueli. La stessa Fulgoni ha testimoniato davanti agli uomini del Nas e l'associazione si è adoperata per far venire alla luce quanto avveniva dietro le mura della residenza di Pellegrino Parmense, recando testimonianze di giovani ospiti e dei loro famigliari e documantazioni.

"Alcuni pazienti o famiglie erano succubi di Shmueli, lo vedevano come un dio in terra e facevano qualsiasi cosa lui avesse consigliato - spiega Lella Fulgoni - altri invece ne erano terrorizzati, ma non sapevano come muoversi perché lui aveva in mano i loro ragazzi. Alcuni, non appena diventati maggiorenni se ne sono andati. Shmueli però faceva di tutto per convincerli a tornare. Adesso si sentono liberi. Tanto è dovuto a Lorenzo Vecchi, che per primo ha fatto la denuncia e da quel momento ne ha passate di ogni".

I quindici giovanissimi ospiti della struttura convenzionata con l'Ausl venivano nella maggior parte dei casi da Genova. Originario di Parma è solo un diciassettenne. Molti di questi minorenni erano stati tolti alla famiglia dai Servizi sociali perché i genitori erano stati ritenuti incapaci di svolgere i compiti educativi: "Ho sentito nella voce di questi genitori tutta l'impotenza per non poter difendere i propri figli" dice Fulgoni. In seguito alla denuncia dell'educatore Lorenzo Vecchi, diverse associazioni che difendono i diritti dei malati psichiatrici si sono interessate al caso: oltre al comitato presieduto da Lella Fulgoni, il gruppo Elleboro e l'associazione nazionale Io sò Carmela. "Ci siamo riuniti per far emergere particolari su una realtà che all'apparenza era perfetta"

Chi entrava nel Cavanà trovava tutto pulito, in ordine, arredamenti moderni. Nessun segno di disagio. Ma questa asetticità nascondeva una realtà di disciplina impressionante.

I ragazzi non potevano parlare con nessuno senza il permesso degli educatori. C'è stata persino la lettera pubblicata su un quotidiano locale di una residente di Pellegrino che, magnificando i metodi di Shmueli, raccontava che i ragazzi prima di rispondere guardavano l'educatore per avere l'assenso. Non solo: una volta siamo andati al centro per parlare con gli ospiti e alcuni operatori ci scattavano foto dalle finestre. quasi un comportamento intimidatorio".

La stessa Fulgoni ha visto con i propri occhi un caso di maltrattamenti da parte del direttore sanitario verso un giovane ospite della struttura, poi riportato nella testimonianza resa al Nas: "Quest'estate avevano allestito una mostra nel giardino del Cavanà, con i lavori dei ragazzi. Io ero andata a vederla e un giovane ospite era sceso per salutarmi. Gli ho fatto una domanda, gli ho chiesto se aveva fatto lui alcuni quadri. Quando stava per rispondermi, Shmueli lo ha preso per il retro del collo all'improvviso, lo ha fatto chinare, urlava isterico 'Taci, taci! Lo ha consegnato a un operatore perché lo riportasse dentro'". Quasi come un prigioniero. Come deve sentirsi Shmueli adesso.

(16 aprile 2009)

La cooperativa Fantasia Onlus: "Stimiamo la professionalità di Shmueli"

Dopo l'arresto di Ron Shmueli, direttore della comunità terapeutica per ragazzi con problemi psichiatrici "Cavanà", interviene con una nota Giovanni Capece, presidente della Cooperativa Fantasia Onlus: molti dei loro educatori lavorano nel centro di Pellegrino Parmense “Sebbene potremmo chiamarci fuori in quanto nessuno dei nostri dipendenti risulta coinvolto nell’inchiesta, i rapporti che abbiamo in corso con la struttura che ha la proprietà della comunità terapeutica 'Cavanà' sono di tale portata, e il clamore con il quale si è presentata una vicenda che risale al 2007 talmente evidente che si rende necessaria una presa di posizione”, afferma Giovanni Capece, presidente della Cooperativa Fantasia Onlus. E’ di oggi la notizia dell’arresto di Ron Shmueli, direttore sanitario della comunità di Pellegrino Parmense. “Non ci permettiamo di entrare nel merito di una vicenda che, a garanzia di tutti, dovrà essere chiarita dai deputati organi di magistratura, ma ci preme sottolineare che se abbiamo continuato ad associare il nostro nome e la nostra attività a quella di 'Cavanà' e al Dr. Ron Shmueli, è perché ne stimiamo la professionalità e conosciamo la sua opera, che ha consentito a più di un giovane di riprendere un dignitoso reinserimento nella società. A tutt’oggi il nostro personale ci conferma in tal senso”, continua Capece. Una questione delicata da portare avanti con cautela: “Relazionarsi con il disagio è difficoltoso, in particolare con il disagio giovanile: ci sono scuole di pensiero che si confrontano anche aspramente su diversi argomenti ad esso connessi – sottolinea - Riteniamo che in questo caso sia necessario attendere serenamente che la magistratura giudicante faccia chiarezza su quanto avvenuto e sgombri il campo da strumentalizzazioni di ogni sorta. Bisogna avere infatti l’accortezza di capire in quale contesto ci si sta muovendo – conclude - Il mondo della psichiatria è un settore particolare, poiché non sempre il giovane o la sua famiglia accetta la scelta dei servizi sociali o del giudice minorile di entrare in comunità.” (16 aprile 2009)

"Il ragazzo fuggito dal Cavanà è a casa dai famigliari"

Lella Fulgoni, del Comitato per la difesa dei malati psichiatrici, replica alle dichiarazioni del direttore Ron Shmueli, agli arresti domiciliari per maltrattamenti, su un ex paziente scappato dal centro: "Non sta vagando per l’Emilia: si trova a casa di famigliaridi Maria Chiara Perri"E' vero che il ragazzo fuggito dal Cavanà in seguito è scappato anche di casa, ma l'ha fatto per paura di tornare in un centro psichiatrico". Lella Fulgoni, presidente del Comitato per la difesa dei malati psichiatrici, precisa così le dichiarazioni su un ex paziente scappato dalla comunità terapeutica "Cavanà" ) rese a Repubblica Parma dal direttore della struttura Ron Shmueli, ora agli arresti domiciliari con l'accusa di maltrattamenti .

Il dottore aveva affermato che il ragazzo aveva "compiuto dei furti e ora sta vagando da qualche parte per l'Emilia" e che "una persona lo ha trovato e portato in un Centro di sanità mentale, a Parma". "Aveva bisogno di aiuto - replica la Fulgoni - e l'ha ricevuto da professionisti competenti e adesso non sta assolutamente vagando per l'Emilia o per il mondo: si trova a casa di famigliari, fuori Parma. Questo ragazzo ha avuto un'infanzia difficile ed è indubbio che abbia dei problemi per i quali deve essere aiutato, ma non mi risulta che abbia commesso furti quando è scappato da Genova è venuto a Parma, io l'ho incontrato personalmente e insieme ad altre associazioni abbiamo pensato a come dargli assistenza. Don Scaccaglia gli aveva offerto ospitalità, poi lui ha deciso di dormire in ostello. In seguito gli abbiamo fatto incontrare uno stimato psichiatra di Parma, Simone Bertacca, che ha avuto con lui vari colloqui terapeutici. Adesso è a casa di famigliari". Lella Fulgoni aggiunge: "Non mi è parso corretto che Shmueli per difendersi abbia tirato in ballo fatti personali di una persona maggiorenne e incensurata, che è libera di andare dove vuole. Volevo solo precisare che questo ragazzo non è stato abbandonato a se stesso".(19 aprile 2009)

Cavanà, il direttore arrestato: "Mi sento tranquillo"

Arrestato ieri mattina Ron Shmueli, 54 anni, direttore sanitario della comunità terapeutica per ragazzi con problemi psichiatrici Cavanà, a Pellegrino Parmense. L’accusa è di maltrattamenti ai giovani ospiti cui sarebbero stati somministrati psicofarmaci in modo forzato e anche a scopo punitivo. Il direttore è agli arresti domiciliari, altri sette collaboratori del centro sono indagati. Il caso anticipato da Repubblica Parma lo scorso lugli.

 Ron Shmueli, il direttore sanitario della struttura per ragazzi con problemi psichiatrici "Cavanà" al centro di un'indagine dei Nas, risponde tranquillamente al telefono nonostante gli arresti domiciliari, notificati questa mattina dai carabinieri presso la sua abitazione di Genova. L’accusa è di maltrattamenti ai giovani ospiti (dai 14 ai 19 anni), cui sarebbero stati somministrati psicofarmaci in modo forzato e anche a scopo punitivo. "Io non sapevo di essere indagato e nemmeno ho ricevuto un avviso di garanzia" spiega lo psichiatra. "A completezza delle informazioni che voi puntualmente avete riportato voglio parlare di un nuovo fatto. Il ragazzo che è scappato dalla struttura Cavanà ora è fuggito anche dalla sua casa in Liguria. Ha compiuto dei furti e ora sta vagando da qualche parte per l'Emilia. Sono a conoscenza del fatto che una persona lo ha trovato e portato in un Centro di sanità mentale, a Parma . A mio avviso questo sviluppo della storia è molto importante, per dire che ci sono molte spiegazioni su tutte le accuse che mi vengono rivolte. L'unica cosa, anche se sono sereno, è che questo provvedimento cautelare mi appare esagerato ed eclatante”. Shmueli afferma poi di avere a sua disposizione carte e certificati per dimostrare come la sua attività sia sempre stata corretta. La denuncia di un ex operatore: psicofarmaci per punizione e violenze Il caso venne reso noto da Repubblica Parma l’estate scorsa. L’i ndagine condotta dal Nas di Parma è partita in seguito a un esposto alla Procura da parte di un ex educatore della residenza, Lorenzo Vecchi. 

LEGGI: LE ACCUSE La denuncia di Vecchi evoca scenari di violenze e sopraffazioni sui malati psichiatrici che sembravano un incubo finito con la chiusura dei manicomi: l’operatore parla della pratica della “ fialatura”, un mix di psicofarmaci che "nello spazio di pochi minuti causano una profonda debolezza e sonnolenza, con un senso di impotenza che nel ragazzo si esprime in tristezza e sonno". La fialatura sarebbe stata utilizzata per punizione verso ragazzi che avevano avuto discussioni con gli addetti della struttura. In seguito alla pubblicazione di queste accuse, il direttore Ron Shmueli fece pervenire dichiarazioni in cui metteva in dubbio la serietà professionale dell’ex educatore Lorenzo Vecchi, poi difeso dalla cooperativa in cui prestava servizio.

  LA DIFESA DELL'EDUCATORE Il direttore del Cavanà in un comunicato dello scorso luglio aveva sottolineato che “la terapia farmacologica viene concordata e prescritta dai medici dei servizi di Neuropsichiatria infantile e della Asl invianti prima dell’ingresso di ciascun ragazzo. Le famiglie degli ospiti e i servizi invianti esprimono il proprio consenso informato al momento dell’ingresso, dopo aver preso visione della nostra carta dei servizi e le nostre procedure”. La Procura invece contesta a Shmueli proprio il fatto che la filatura non è una pratica medica ammessa nella residenza psichiatrica. L'indagine del Nas L’attività investigativa dei militari dell’Arma ha avuto inizio a seguito di un ispezione igienico sanitaria, eseguita nello scorso mese di giugno, che non aveva evidenziato carenze strutturali ma delle irregolarità riferite alla mancanza dei requisiti professionali in capo ad alcuni operatori della struttura che erano stati, pertanto, segnalati alla competente Procura della Repubblica di Parma per esercizio abusivo della professione. Successivamente gli uomini del Nas sono stati delegati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma all’e secuzione di accertamenti volti a verificare le procedure delle terapie eseguite nei riguardi degli ospiti nonchè la validità dell’a ssistenza prestata. Gli accertamenti svolti hanno consentito ai militari di accertare che in talune circostanze, anche in assenza del medico responsabile della struttura che veniva contattato telefonicamente, venivano eseguite delle terapie contro la volontà degli ospiti. I militari del Nas hanno sentito numerose persone in grado di riferire circostanze ed episodi utili alla prosecuzione delle indagini e in più circostanze è emerso che venivano posti in essere dei veri e propri “abusi terapeutici” in danno dei minori ospiti. (17 aprile 2009) L'educatore che denunciò tutto: "Indegno il comportamento delle istituzioni"di Maria Chiara PerriHa fatto il suo dovere, professionale oltre che etico. E per questo ha perso il posto di lavoro. Lorenzo Vecchi è l'educatore che, dopo aver prestato servizio al Cavanà, ha avuto il coraggio di presentare alla Procura di Parma un esposto (accollandosi le spese legali) su quello che aveva visto: ragazzi maltrattati, trattamenti sanitari forzati su minorenni, somministrazione di sedativi per punizione. "Lavoravo per la cooperativa Fantasia – dichiara Vecchi – che era contenta del mio operato. Ma dopo la denuncia, non mi è stato rinnovato il contratto. Adesso ho dovuto cambiare lavoro, sono impiegato all'Oasi del Wwf. E questo, ci tengo a sottolinearlo, per aver fatto quello che è il dovere primario di un educatore: tutelare le persone che educa". Un educatore silurato per non perdere un appalto? Il dubbio è legittimo. Ma Vecchi punta il dito anche contro le istituzioni: "Considero indegno il comportamento delle istituzioni, che in piena indagine hanno consentito l'apertura di un'altra struttura psichiatrica a Bedonia, controllata da Shmueli. Il caso era già esploso sulla stampa, il Nas stava indagando. Bisogna ringraziare la Procura e le forze dell'ordine perché si sono mosse al di fuori da qualsiasi interesse, per il bene dei ragazzi" 16 aprile

tutti gli articoli sono tratti da La Repubblica  16-19 aprile 2009