Napoli, bimbo nato clandestino, vinta la battaglia della Rete: Cittadinanza onoraria al Piccolo Abou

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 di Roberta Lerici

E' soprattutto una vittoria della ragione, della solidarietà e della rete che si è mobilitata per chiedere che il piccolo strappato dalle braccia della mamma, denunciata in un ospedale di Napoli subito dopo il parto perchè clandestina, diventasse italiano. E' STATO Raffaele Lello Mastroianni ad aprire il gruppo su Face Book a sostegno della cittadinanza onoraria al neonato.E sono state le 5000 persone che vi si sono iscritte ad aiutare la giunta del comune di NAPOLI a decidere. Ma bisogna anche dare atto al sindaco Jervolino, di aver voluto dare un segnale preciso rispetto all'accoglienza, in questi tempi così bui per la solidarietà nei confornoti degli immigrati. Nella giornata del terremoto e della tragedia. Nella giornata della morte e della distruzione, questo ci appare un segnale di speranza per il nostro paese, e per le persone che credono ancora di vivere in una democrazia.

  Comunicato Stampa della Giunta del 06/04/2009
Cittadinanza Onoraria al piccolo Abou

La Giunta Municipale di Napoli, riunitasi questa mattina, ha deciso un gesto di forte rilevanza simbolica in una logica di accoglienza e solidarietà stabilendo di dare la cittadinanza onoraria al piccolo Abou nato nei giorni scorsi nella nostra città.

 “Non vogliamo assolutamente entrare nella dinamica della vicenda che ha riguardato la permanenza di Abou e della sua mamma Kante Kadiatou in ospedale – ha dichiarato il Sindaco Iervolino - ma vogliamo sottolineare che il bimbo, pur non avendo, per l’arretratrezza della nostra legislazione, la cittadinanza italiana, appartiene alla comunità di Napoli, città nella quale è nato e che lo accoglie con affetto e rispetto. Il gesto della Giunta Comunale vuole ancora sottolineare – ha proseguito il Sindaco – il sentimento della stragrande maggioranza dei nostri concittadini i quali ritengono – in armonia con la Costituzione - che la tutela della salute è un diritto che va garantito a tutti, indipendentemente dalla condizione giuridica e da ogni logica discriminante. La storia delle istituzioni ospedaliere di Napoli è una storia di solidarietà e di accoglienza, e tale deve rimanere. Ai genitori di Abou, e soprattutto alla sua mamma Kante, così come a quanti si trovano nelle loro stesse condizioni, va la solidarietà affettuosa della Città”