LERICI, ( IDV): LA TUTELA DEGLI ADULTI NEI PROCESSI PER ABUSI SUI MINORI FALSO PROBLEMA


La Commissione Europea stima che il 10-20% dei bambini europei abbia subito abusi sessuali e che il fenomeno sia in crescita.   E sempre più spesso,  in Italia,  si parla di emergenza-infanzia. Nonostante ciò, l'Unione Camere Penali, a sorpresa, si è riunita per discutere di "tutela degli adulti" nei processi per abuso sui minori. L'11 marzo 2009, infatti, è stata resa nota una delibera  in cui, in pratica, si chiede che il processo penale con minori vittime di reato, tuteli gli imputati  accusati dai bambini. In quali casi gli adulti non sarebbero tutelati nei processi per pedofilia? In quelli in cui "i bambini vengono suggestionati dagli adulti", oppure "confondono la realtà con la fantasia", oppure vengono "sottoposti a perizia da psicologi e consulenti inesperti". La peculiarità di questi timori, risiede proprio nel fatto che la tesi della "suggestione", della "confusione" e della "incapacità dei professionisti" sono i cavalli di battaglia di gran parte degli avvocati che difendono persone accusate di abusi sessuali sui minori.
Queste teorie sono state utilizzate nei processi per abusi negli asili di Brescia, Sorelli e Abba, nel processo agli insegnanti dell'asilo di Ponton (Verona), nel processo di appello alle due suore dell'asilo di Cazzano sant'Andrea, vicino a Bergamo, nella sentenza di cassazione sulla scarcerazione degli indagati di Rignano Flaminio, nel processo per abusi all'asilo Bovetti di La Loggia (Torino) nel processo al critico d'arte Alessandro Riva, nel processo all'educatore di Reggio Emilia Pino La Monica, nel caso di abusi all'asilo di Mombercelli (Asti), nel caso di abusi all'asilo di Vallo della Lucania in cui una suora è imputata di abusi su 27 bambini. La tesi difensiva in tutti questi casi è sempre stata la stessa: "Suggestione collettiva", "Domande inducenti", "Confusione fra realtà e fantasia", "Inattendibilità dei bambini".
Facendo un rapido calcolo, nel complesso ben 160 bambini, avrebbero mentito confondendo la realtà con la fantasia, 320 genitori sarebbero stati colti da psicosi,e almeno 200 fra consulenti e psicologi, (considerando solo quelli dell'accusa),vrebbero valutato in modo errato l'attendibilità dei minori e formulato una errata diagnosi di "sindrome post traumatica da stress".

Alcuni di questi 10 processi presi ad esempio sono ancora in corso. In quelli di cui si è concluso almeno il primo grado, abbiamo avuto: 5 sentenze favorevoli alla difesa e  2 avverse (condanna caso A.Riva e Torino La Loggia). Siamo sicuri che la preoccupazione dell'UCPI riguardo un giusto processo per l'adulto sia fondata?
Una conoscenza approfondita dei casi giudiziari, dovrebbe portare a domandarsi, piuttosto, come mai invece che difendersi dalle accuse, si cerchi sempre di screditare la presunta vittima, considerando che ai bambini mancano l'esperienza di vita e il movente per architettare menzogne così complesse. La Cassazione, infatti,  si è già espressa in tal senso con le sentenze n.
35224/2008 e 42984/2007 :"....non è agevole pensare a quei piccoli come a persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie, perché la regola è che a quell'età sono strutturalmente incapaci di occultare o riprodurre falsamente i fatti di quelle prime esperienze". E se anche dovessero scappare delle bugie, queste "sono senza malizia, grossolane, trasparenti, ma soprattutto fuggevoli e agevolmente smascherabili".
Per concludere, segnalo una tipologia di processo a cui, se potessi, cercherei di porre rimedio con appositi interventi legislativi.
E' il caso giudiziario che riguarda  tre sorelline di Amandola, le quali hanno subito abusi da una dozzina di persone fra parenti ed estranei, per un lungo periodo di tempo. Il processo è stato diviso in tre tronconi e le tre sorelline hanno dovuto sostenere 3 incidenti probatori a testa, uno per ogni troncone, essere periziate da un numero impressionante di consulenti, e sopportare un iter giudiziario lunghissimo. I diversi tronconi si sono conclusi con la condanna di gran parte degli imputati, ma all'ultimo minuto dell'ultimo processo, la difesa di uno degli imputati ha presentato una perizia in cui si definivano le minori inattendibili, in quanto suggestionate e incapaci di distinguere la realtà dalla fantasia. Visto che c'erano già state diverse condanne e decine di psicologi e consulenti avevano ritenuto le bambine, oltre che vittime, assolutamente attendibili, quell'ultima perizia non è stata  presa in considerazione dai giudici e l'imputato è stato condannato.
Mi piacerebbe sapere se una tortura come quella sopportata da quelle tre bambine, non dovrebbe essere oggetto di verifica da parte delle istituzioni preposte ad occuparsi di questi temi. Spesso, a mio avviso, sollevando falsi problemi si trascurano i problemi veri.
25 marzo 2009