MINORI. ABUSI, CAMERE MINORILI: GARANZIE E ALBO TUTORI-DIFENSORI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI, LE PROPOSTE DELL'UNIONE NAZIONALE.

(DIRE) Roma, 25 mar. - Vere ed efficaci 'garanzie difensive' per
il minore vittima di reato; 'albi di curatori, tutori e difensori
dei minori', in cui figurino professionisti davvero preparati, e
un sistema 'garantito' di audizione del bambino o
dell'adolescente nell'ambito del procedimento penale. L'Unione
nazionale delle camere minorili (Uncm)
interviene sul tema della
tutela dei minori abusati e coinvolti per questo in procedimenti
giudiziari, dopo che l'Unione nazionale delle camere penali
(Uncp) ha promulgato un documento nel quale si
sottolinea come spesso non vengano garantiti i diritti della difesa degli adulti, accusati dai minori.
   L'Unione nazionale camere minorili auspica 'una
regolamentazione normativa dei molteplici aspetti che possano
interessare il minore quale vittima di reati, non necessariamente
o non esclusivamente a sfondo sessuale', e ha provveduto
'all'elaborazione di una proposta di modifica legislativa dal
titolo 'Le garanzie difensive del minore vittima di reato', gia'
oggetto di audizione nel corso della precedente legislatura
innanzi alla Commissione Bicamerale per l'Infanzia e
l'Adolescenza e alla Commissione di riforma del Codice di
Procedura penale'.

   In ogni caso, va favorita 'la piu' ampia applicazione,
nell'ordinamento giuridico italiano, delle disposizioni dettate a
tutela dei minori dalla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia del
1989, ratificata dall'Italia con Legge n.176 del 27.05.1991 e
dalla
Convenzione di Strasburgo del 1996, ratificata dall'Italia
con Legge n.77 del 20.03.2003, in relazione a tutti i giudizi che
influiscano sui diritti ed interessi dei minorenni'.(SEGUE)
  (Wel/ Dire)
12:48 25-03-09

MINORI. ABUSI, CAMERE MINORILI: GARANZIE E ALBO TUTORI... -2-

(DIRE) Roma, 25 mar. - Nel suo documento, l'Uncm fissa dunque
alcuni punti fermi sull'argomento. Eccoli:
-SPECIALIZZAZIONE DEI SOGGETTI CHE INTERAGISCONO COI MINORI -
L'Uncm sottolinea 'l'opportunita' che sia richiesta una specifica
ed adeguata specializzazione da parte di tutti i soggetti (organi
inquirenti; polizia giudiziaria; periti di ufficio; consulenti di
parte; magistrati ed avvocati) che si trovino ad interagire con
il minore, vittima di abuso e/o di violenza, affinche'
l'approccio con vicende particolarmente delicate e traumatizzanti
avvenga nei modi e con le forme meno invasive
possibili,
prevedendo, in particolare, la creazione ed istituzione di
appositi Albi di curatori, tutori e difensori dei minori, nei
quali possano essere iscritti professionisti, titolari di
requisiti e qualifiche specialistiche, in virtu' della
partecipazione ad idonei e multidisciplinari percorsi formativi,
e dai quali possano essere attinti i nominativi di coloro che
possono assumere le relative funzioni di curatela, tutela e
difesa del minore'.
RAPPRESENTANZA DEL MINORE - 'Essenziale ed imprescindibile che si
curi con particolare attenzione l'adeguata rappresentanza del
minore sin dall'inizio del procedimento penale che lo interessi
quale persona offesa dal reato, in special modo nelle ipotesi,
affatto infrequenti, in cui sussistano situazioni di conflitto di
interessi con i legali rappresentanti del minore medesimo;
sicche' e' necessario intervenire con coerenza sistematica sulle
modalita' di nomina
e/o di intervento del curatore speciale del
minore prevedendo taluni correttivi quali: 1) la nomina del
curatore speciale anche per i minori ultraquattordicenni, ai fini
dell'esercizio del diritto di querela, allorche' il minore sia
privo di rappresentanza legale ovvero sia ravvisabile un
conflitto di interessi con chi lo rappresenti legalmente,
potendosi verificare l'ipotesi che il minore ultraquattordicenne
si trovi nelle condizioni di non poter adeguatamente valutare
l'entita' del reato commesso a suo danno, pur rimanendo titolare
dell'autonomo diritto di querela gia' attualmente disciplinato;
2) la facolta' per il curatore speciale del minore di intervenire
in favore del proprio rappresentato nella fase delle indagini
preliminari, a prescindere dall'esercizio del diritto di querela
e/o dell'eventuale costituzione di parte civile, mediante la
nomina di un difensore per il minore che agisca sin
dall'avvio del procedimento penale per l'esercizio di tutti i diritti e le
facolta' riconosciute al minore quale persona offesa, in
considerazione della circostanza che non risulta essere stato
ancora istituito il difensore di ufficio del minore persona
offesa (cosi' come, in piu' occasioni, auspicato dalla normativa
comunitaria ed internazionale); 3) l'obbligo di comunicazione al
curatore speciale del minore di qualsivoglia assunzione di
informazioni da parte del minore, tanto che sia operata dal P.M.,
dalla polizia giudiziaria o dal difensore dell'indagato (in sede
di eventuali investigazioni difensive)'.
(DIRE) Roma, 25 mar. - Prosegue l'elenco delle proposte
dell'Unione nazionale camere minorili:
SISTEMA GARANTITO DI AUDIZIONE DEL MINORE - 'Fondamentale, altresi', che venga regolamentato un sistema 'garantito' di audizione, idoneo a disciplinare tutti i casi in cui il minore venga a contatto con
l'apparato giudiziario, fin dalla fase delle indagini preliminari,
sulla base dei seguenti riferimenti normativi comunitari ed internazionali: a) Decisione Quadro 2001/220/GAI (datata 15.03.2001) del Consiglio dell'Unione Europea su 'La posizione delle vittime nel processo penale',
contenente diverse disposizioni sulla posizione dei bambini
vittime e/o testimoni nei procedimenti penali, tra le quali
spiccano l'art.2 -'Ciascuno Stato membro assicura che le vittime
particolarmente vulnerabili beneficino di un trattamento
specifico che risponda in modo ottimale alla loro situazione';
l'art.3 - 'Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie
affinche' le autorita' competenti interroghino la vittima
soltanto per quanto e' necessario al procedimento penale'- e
l'art.8 -'Ove sia necessario proteggere le vittime, in
particolare le piu' vulnerabili, dalle conseguenze della loro
deposizione in udienza pubblica, ciascuno Stato membro garantisce
alla vittima la facolta', in base ad una decisione del giudice,
di rendere testimonianza in condizioni che consentano di
conseguire tale obiettivo e che siano compatibili con i principi
fondamentali del proprio ordinamento'. C'e' poi la risoluzione
2005/20, adottata dal Consiglio Economico e Sociale dell'ONU il
22.07.2005, contenente le Linee Guida a favore dei minorenni
coinvolti nei reati in qualita' di vittime o di testimoni, 'con
le quali si e' intesa evidenziare la necessita' di proteggere i
minori, vittime o testimoni di reato, e di consentire la loro
partecipazione ai procedimenti penali per una maggior efficacia
degli interventi persecutori contro i colpevoli, specialmente nei
casi in cui il minore-vittima e' anche l'unico testimone del
reato, sottolineando che i minori vittime e testimoni di reati e
di violenze sono particolarmente vulnerabili e necessitano di
un supporto e di una protezione adeguata in relazione al trauma
subito, alla loro eta', al livello di maturita' ed agli specifici
bisogni del caso, al fine di prevenire ulteriori traumi o
l'aggravarsi di quelli gia' subiti'

DIRITTO DEL MINORE A ESSERE INFORMATO -

Ineludibile, poi, 'che, accanto al diritto per il minore vittima del reato di fruire di un sistema 'garantito' di audizione, venga contestualmente
tutelato il diritto del minore ad essere informato, e che,
nell'esame del minore in ipotesi di abusi sessuali, si faccia
riferimento al protocollo metodologico della Carta di Noto del
09.06.1996 (aggiornata, da ultimo, in data 07.07.2002) ed alle
Linee Guida del CISMAI in tema di abuso sessuale all'infanzia del
2001'.

In merito alle garanzie per i minori abusati coinvolti in procedimenti giudiziari, l'Uncm prosegue nelle sue proposte:
IMPATTO MEDIATICO - Nei procedimenti aventi ad oggetto reati
commessi a danno di minori, 'se, da un lato, occorre garantire il
diritto di difesa dell'indagato, evitando che l'impatto mediatico
ne vanifichi l'effettivita', risulta assolutamente necessario,
dall'altro, assicurare una tutela specifica alle vittime
particolarmente vulnerabili (come sollecitato dalle
raccomandazioni internazionali) e vigilare affinche' anche nei
confronti delle persone offese minorenni siano predisposte
adeguate garanzie difensive e rispettati i principi del giusto
processo'.
INCIDENTE PROBATORIO - Alla luce delle indicazioni comunitarie ed
internazionali richiamate, e' 'ulteriormente disciplinata la
facolta' di richiedere l'incidente probatorio, allo scopo di
scongiurare la ripetizione (talora strumentale) delle audizioni
processuali, allorche' si debba procedere all'assunzione della
testimonianza di un minore, nei casi in cui le esigenze dello
stesso lo rendano necessario od opportuno, a prescindere dal tipo
di reato e dall'eta'. E', invero, molto forte il rischio di un
consistente ed ingiustificato 'vuoto' di tutela verso i minori
vittime di reati diversi da quelli particolarmente gravi (reati
sessuali, riduzione in schiavitu', etc.) ovvero verso i minori
ultrasedicenni, spesso vittime di reati, anche gravi, commessi in
loro danno da altri minori. I limiti all'applicabilita'
dell'istituto andranno valutati caso per caso, analizzando lo
stato di vulnerabilita' del minore (testimone o vittima di
reato), il rischio di modificazione psicologica nella successiva
fase di crescita e l'eventuale innesco del 'processo di
rimozione''.
INTERROGATORIO MINORE PERSONA OFFESA - E' 'assolutamente
necessaria l'estensione all'interrogatorio del minore
persona offesa, effettuato dal P.M., dal P.G. o dal difensore
dell'indagato (in ipotesi di investigazioni difensive) durante la
fase delle indagini preliminari, delle stesse cautele e garanzie
gia' previste per l'esame testimoniale in ipotesi di incidente
probatorio o in dibattimento, con riferimento alla possibilita'
di avvalersi di strutture specializzate o dell'ausilio di un
esperto di psicologia infantile, con documentazione integrale
delle dichiarazioni rese dal minore'.
AUDIO E VIDEO: NO A INTERVENTI TRAUMATICI - 'Motivo di totale
garanzia, per tutte le parti processuali, la documentazione con
mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva delle
dichiarazioni, in qualunque fase ed innanzi a chiunque, rese dal
minore, vittima e/o testimone del reato'. E' inoltre 'essenziale
intervenire affinche', in ipotesi di reati commessi in concorso
da maggiorenni e minorenni a danno di persona minore di eta',
si scongiuri il rischio che la vittima minorenne sia sottoposta, per
il medesimo titolo di reato, ad una pluralita' di ascolti, da
parte dell'Autorita' Giudiziaria ordinaria e minorile,
inutilmente defatiganti e potenzialmente lesivi del diritto di
tutela riconosciuto a soggetti particolarmente vulnerabili'.
Il rafforzamento della tutela del minore vittima del reato, sin
dalla fase delle indagini preliminari, 'mediante idonee modalita'
di ascolto, assunzione delle informazioni in luogo adeguato,
documentazione integrale delle dichiarazioni rese e utilizzo di
risorse umane professionalmente qualificate, soddisfa
contestualmente l'esigenza di scongiurare che il minore venga
sottoposto ad 'interventi' altamente traumatici ed il bisogno che
venga preservata la genuinita' delle dichiarazioni nel periodo
che precede l'espletamento dell'eventuale incidente probatorio'.
CONFRONTO CON ASSOCIAZIONI - E' infine
'auspicabile un costruttivo ed aperto confronto con altre realta' associative forensi, che si occupino di vicende connesse ai minori vittime di
reato, oltre che con associazioni ed enti di ambito non
strettamente forense, che possano fornire apporti di conoscenze
diverse e multidisciplinari, non trascurando la collaborazione
con quanti abbiano gia' positivamente sperimentato percorsi di
mediazione in campo penale'. Lo scopo ultimo, 'perseguito dalla
previsione di apposite tutele per il minore vittima di reato, non
e' altro che quello di difendere il minore 'nel processo' e 'dal
processo', senza che, tuttavia, cio' pregiudichi in alcun modo i
diritti e le garanzie dell'indagato', chiude l'Unione nazionale
della camere minorili.
  (Wel/ Dire)
12:48 25-03-09

DI SEGUITO, LA DELIBERA DELL'UCPI DELL'11 MARZO 2009, ALLA QUALE UNIONE CAMERE MINORILI FA RIFERIMENTO

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GIUNTA DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE
Delibera dell’11 marzo 2009

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
premesso
-che fatti di cronaca anche recenti hanno concentrato l’attenzione della stampa, della pubblica opinione e di studiosi del diritto su procedimenti penali che concernono casi di abusi e molestie sessuali su minori e sulle correlative modalità di acquisizione della prova e di conduzione delle indagini;
-che l’esperienza giudiziaria, stigmatizzata in qualche caso anche dalla Corte di Cassazione, ha dimostrato come la conduzione delle indagini in questi processi sia frequentemente improntata ad improvvisazione o, peggio, a metodi inquisitori che, se inaccettabili nell’ambito di tutti i procedimenti giudiziari, sono ancor più gravi nei processi di questo genere nei quali, come è noto (anche da indagini statistiche), intervengono con una certa frequenza episodi di false accuse da parte dei minori;
-che queste ultime –originarie od etero indotte- si manifestano tramite condizionamenti o manipolazioni sulle dichiarazioni dei bambini; condizionamenti spesso involontari, ma sempre estremamente gravi, da parte di familiari, o psicologi inesperti o addirittura da parte degli inquirenti. Tali situazioni determinano conseguenze spesso irreversibili poiché, come insegna la comunità scientifica, una volta che il minore sia acquiescente a prospettazioni etero indotte, è pronto a reiterare all’infinito la versione dei fatti appresa ab externo;
-che tale situazione si fonda spesso sia sulla non riconosciuta necessità di rispettare, specie nella fase iniziale delle indagini, canoni scientifici, linee guida e protocolli elaborati in sede nazionale e internazionale da qualificati esponenti e studiosi dei settori del diritto, della psicologia giuridica e della psichiatria, sia sulla opzione ideologica, sommamente criticabile, secondo cui l’unico parametro da rispettare sarebbe quello di evitare un trauma psicologico alla vittime, vere o presunte, delle molestie, sacrificando integralmente il diritto di difesa degli indagati e degli imputati. E ciò, sulla base dell’apodittico presupposto, magari implicito ma spesso evidente nella conduzione delle inchieste, che tale bilanciamento dei due valori (quello della tutela dell’equilibrio psicologico del minore e quello della tutela delle garanzie nella acquisizione della prova) non possa avvenire, grazie ad un corretto modo di procedere, salvaguardando entrambi i valori;;
-che, viceversa, la predetta opzione ha determinato e determina comportamenti investigativi e prese di posizione pubbliche manifestamente in contrasto con gli insegnamenti scientifici di studiosi eminenti, quasi a ribadire anche all’esterno il disinteresse assoluto per il diritto di difesa. Così, accade che molti magistrati affidino incarichi peritali a psicologi privi dei necessari requisiti di capacità ed esperienza; che esponenti dei “pool” investigativi sugli abusi esprimano pubblicamente posizioni circa la non necessità di videoregistrare le audizioni dei minori fin dalle prime fasi del procedimento; che i minori siano ancor oggi interrogati da personale di polizia completamente impreparato, talvolta alla presenza di non meglio qualificabili “esperti”, prescelti spesso casualmente sulla base di “reperibilità” da parte delle Aziende Sanitarie Locali. Accade, ancora, che addirittura l’Ordine degli Psicologi del Lazio (che non ha neppure istituito, tra le aree tematiche interne di riflessione, un’area riservata alla psicologia giuridica) renda pubblico un documento in base al quale “la videoregistrazione delle dichiarazioni del minore sarebbe attivabile solo in caso di consenso del minore stesso” (!), documento che viene recepito da esponenti della più grande Procura della Repubblica nazionale assumendo che “nessuna norma impone la videoregistrazione dei colloqui dei minori”;
-che tali situazioni richiedono che l’avvocatura penale assuma una pubblica posizione su questi temi
Tanto premesso, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali
rileva
- i principi del giusto processo (contraddittorio nella formazione della prova; necessità della videoregistrazione integrale delle dichiarazioni del minore fin dalle fasi iniziali dell’indagine; esclusione di prassi degenerative del giudice nella direzione dell’esame e del controesame del minore) devono essere rispettati in tutti i processi, quale che sia l’imputazione. Nei processi per abuso su minori deve certamente tenersi conto della necessità di non sottoporre il minore ad inutili traumi e sofferenze, ma è altrettanto indispensabile – come ricordato dalla Carta di Noto e dalla Convenzione internazionale sui diritti del Fanciullo- che non sia pregiudicato il diritto dell’accusato ad un processo equo ed imparziale;
-che la parte più attenta e sensibile della giurisprudenza ha posto particolare attenzione a tali situazioni, segnalando la necessità di fare capo a linee guida ed a protocolli riconosciuti, anche in tema di videoregistrazione dei colloqui, come la carta di Noto
-che, pertanto, in presenza di prassi devianti ed interpretazioni scientificamente non corrette circa le modalità di ascolto dei minori, sono necessari una pubblica riflessione ed una iniziativa dirette a sollecitare una maggior attenzione sui temi in premessa indicati, nonché un intervento anche normativo per scongiurare le gravi distorsioni che si manifestano in tali processi, ed in particolare:
-il recepimento di protocolli metodologici quali la “Carta di Noto”;
-la creazione di elenchi di psicologi che abbiano seguito appositi corsi di specializzazione, a cui possa farsi riferimento in sede giudiziaria;
-l’intervento su alcune disposizioni del codice di rito penale per assicurare i canoni del giusto processo anche nei procedimenti penali in cui la persona offesa dal reato sia un minore.
dispone
-di promuovere quanto prima un convegno nazionale su questi temi e un’opportuna analisi delle disposizioni di legge, in collaborazione con la Società di Psicologia Giuridica (S.P.G) che da anni è impegnata su questi temi;
-che il presente documento sia trasmesso ai Presidenti delle Camere, ai Presidenti e componenti delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato; ai Responsabili giustizia dei partiti, alle camere penali territoriali, agli Ordini degli Psicologi nazionale e locali, agli Ordini dei Medici nazionale e locali.
Roma, 11 marzo 2009

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane

Il Presidente
Avv. Prof. Oreste Dominioni    Il Segretario
Avv. Lodovica Giorgi